Perché aprire dei fablab in biblioteca

Un altro articolo tratto dal blog francese Biblio Numericus:  questa volta  Thomas Fourmeux ci parla di fablab in biblioteca.

Vista la situazione di gran parte delle biblioteche in Italia può sembrare un argomento di scarsa attualità, l’autore dell’articolo ci presenta alcune ragioni per cui vale la pena occuparsene.

La responsabilità della traduzione è come al solito mia; i link presenti nel testo rimandano tutti a pagine in francese e  in inglese.

fablab

CC BY NC SA di iMAL.org Flickr

La questione della biblioteca di domani viene spesso affrontata nelle giornate di studio o nell’ambito di eventi come BiblioRemix.
Se chiedersi come sarà la biblioteca di domani è ormai all’ordine del giorno, perché non interessarsi alla questione dei fablab in biblioteca?

Il fablab rappresenta una delle vie che le biblioteche possono imboccare. Certo, non tutte le biblioteche sono interessate ai laboratori di creazione digitale, ma una parte lo sono sicuramente! L’idea del fablab diventa più convincente se consideriamo la biblioteca come uno spazio di pratiche condivise. I fablab sono l’occasione di ripensare le biblioteche proponendo al pubblico nuovi spazi e nuovi servizi. Il regno delle collezioni a poco a poco lascia spazio all’utente e ai servizi che la biblioteca può offrire. Senza contare che l’utente è una figura dalle molteplici caratteristiche, dai gusti diversi e dalle attese differenziate.

Viene in biblioteca per leggere, lavorare, navigare in rete, ( preferibilmente non controllata), ascoltare musica, giocare con i videogiochi, partecipare a dei laboratori di robotica, migliorare la propria cultura appropriandosi dei documenti messi a disposizione (Copy Party), informarsi (periodici)…

E’ ormai necessario constatare che l’attività delle biblioteche non si fonda più unicamente sui libri. E ancora di più, il libro non è più l’unica forma di accesso al sapere. Si va in biblioteca per leggere in modi diversi. I differenti servizi offerti fanno ricorso a varie tecnologie più o meno recenti: i cd e la musica dematerializzata, i tablet, la robotica/informatica ecc…

Nessuno (o quasi) osa mettere in discussione queste attività che sono largamente accettate, a volte dopo lunghe ore di discussione.
Sono accettate perché le biblioteche devono essere in grado di accompagnare gli utenti verso queste tecnologie adattandosi all’evoluzione della società.

Consideriamo la biblioteca di domani come uno spazio condiviso dove si incontrano pratiche differenti. Una pratica non deve escludere l’altra, è l’incrociarsi delle pratiche che fa delle biblioteche un luogo aperto alla città, rispondente ai comportamenti culturali degli individui. Oltre alle attività sopra citate, perché le istituzioni di lettura pubblica non potrebbero accompagnare e favorire lo sviluppo dei fablab?

Le biblioteche devono essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e devono diffondere queste pratiche nella la società come hanno fatto con l’informatica:

Le biblioteche sono state all’avanguardia nell’utilizzo dell’informatica. L’introduzione dei computer nelle biblioteche ha permesso d’informatizzare il catalogo delle collezioni (negli anni settanta) e poi di proporne la consultazione diretta al pubblico

Possono diventare un luogo nevralgico della comunità accogliendo dei fablab. Il ventunesimo secolo è profondamente ancorato alla condivisione e allo scambio grazie allo sviluppo delle tecnologie di produzione e di diffusione dell’informazione. I fablab rendono possibile la condivisione del saper fare e l’autonomia degli utenti allo stesso modo delle biblioteche. Le biblioteche che accetteranno la scommessa dei laboratori di fabbricazione digitale potranno aprire i loro spazi a delle associazioni di maker che animeranno questi spazi in fasce orarie dedicate.

Infatti si vedono comparire delle comunità d’interesse attorno alla pratica di riparare e costruire oggetti che si organizzano soprattutto attraverso i Repair Café.

Visto che il prezzo degli spazi al metro quadro sale regolarmente, è talvolta difficile per delle associazioni ottenere dei locali. Di conseguenza potranno prendere in prestito gli spazi della biblioteca. L’appropriazione delle biblioteche da parte dei cittadini passa anche attraverso il mettere a disposizione i locali. Il tema dell’ultimo congresso dell’ABF ( associazione bibliotecari francesi) non era forse “ La biblioteca, fabbrica del cittadino?” Qui il termine “fabbrica” può intendersi in due modi.

I fablab in biblioteca, un’opportunità per coinvolgere un nuovo pubblico

  • Coinvolgere degli studenti degli istituti professionali: costruire dei parternariati con degli istituti professionali destinati in particolare a utilizzare delle macchine utensili (manutenzione di macchine industriali, fabbri-ferrai, sistemi elettronici digitali).
  • Rendere accessibili le tecnologie al maggior numero di persone.
  • Le missioni sono molto vicine: i fablab sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e spesso gratuiti. Le biblioteche sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e sono per la maggior parte del tempo gratuite (per gratuite intendo il fatto di entrare nei locali per utilizzarne gli spazi). Infine le biblioteche devono permettere un accesso libero e gratuito all’informazione, alle idee e alle tecnologie.
  • I fablab permettono agli utenti di passare dalla condizione di consumatori a quella di produttori. Gli strumenti dei fablab favoriscono la creazione ( digitale e fisica) di oggetti o opere finora riservati all’industria.
  • Servire e aiutare le comunità di interesse (lettori, giocatori, maker ecc.) attraverso incontri, dibattiti, laboratori…

Le biblioteche non devono più essere considerate unicamente come uno spazio del libro. Ma come uno spazio di apprendimento in tutte le forme. I fablab in biblioteca sono ancora da costruire. Non aspettare che sia troppo tardi, pensiamoci da ora per preparare il loro sviluppo.
Ripensiamo le biblioteche e costruiamo con i cittadini la fabbrica dei saperi di domani!

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Un pensiero su “Perché aprire dei fablab in biblioteca

  1. La biblioteca fabbrica del cittadino è una bellissima espressione, dovremmo farne uno slogan. Articolo più che mai attuale e, mi verrebbe da dire, finalmente un po’ di entusiasmo!
    La parte piú difficile, ma forse non impossibile, è quella di riuscire a sensibilizzare gli amministratori sull’importanza del ripensamento degli spazi e sulla necessità di rivedere l’erogazione delle risorse (attualmente per difetto, visti i tempi). Ce la si può fare? Forse sì, non senza prima un bel lavoro di educazione alla cultura partecipativa e alla gestione delle reti sociali degli stessi bibliotecari, immagino.
    Un saluto.

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