Primi passi con p5.js

Non è finita con p5.js 🙂
Per festeggiare l’inizio dell’anno scolastico ho tradotto la prima di una serie di note che l’autrice, Allison Parrish, ha utilizzato per i suoi corsi alla New York University sulla programmazione interattiva con JavaScript e in particolare con p5.js. Questo tutorial mi sembra particolarmente utile per chi voglia cominciare a fare coding con p5.js.Un grazie all’autrice che lo ha condiviso.

Il testo originale si trova qui: https://creative-coding.decontextualize.com/first-steps/

Il tutorial è distribuito con  licenza internazionale Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 .

Buona lettura 🙂

 

Uno sketch creato con il web editor di p5.js: tre cerchi e un rettangolo

Uno sketch creato con il web editor di p5.js

Questo tutorial ti guiderà attraverso i passaggi necessari per creare il tuo primo sketch di  p5.js e caricarlo su Internet.

Cos’è p5.js?

p5.js è una libreria e un set di strumenti che rendono facile l’uso del linguaggio di programmazione JavaScript per il coding creativo. Si basa su Processing, un ambiente di coding creativo originariamente sviluppato da Ben Fry e Casey Reas. Uno degli obiettivi principali di Processing (e dei progetti basati su Processing) è quello di rendere il più semplice possibile per i principianti imparare a programmare applicazioni grafiche interattive (fornendo allo stesso tempo potenti strumenti per esperti).

Il vantaggio di utilizzare il linguaggio di programmazione JavaScript è la sua ampia disponibilità e il suo supporto onnipresente: ogni web browser ha un interprete JavaScript integrato, il che significa che i programmi p5.js possono (generalmente) essere eseguiti su qualsiasi browser web. Inoltre, il linguaggio JavaScript è definito da uno standard internazionale e la maggior parte degli interpreti JavaScript (inclusi quelli che vengono eseguiti all’interno dei browser Web), sono open-source e disponibili gratuitamente. Nessuno “possiede” JavaScript e chiunque può usarlo gratuitamente.

Un’altra idea importante di Processing è che dovrebbe essere facile per i programmatori creare prototipi di software molto rapidamente, provare una nuova idea o vedere se qualcosa funziona. Per questo motivo, i programmi Processing (e p5.js) sono generalmente definiti “sketch (schizzi)”. Useremo questa terminologia in questo corso.

Quale software usare

Esistono diversi modi per scrivere gli sketch di p5.js. Poiché p5.js è solo una libreria JavaScript, puoi includerla in qualsiasi normale pagina Web e persino usarla in combinazione con altre librerie JavaScript. Il tutorial ufficiale suggerisce di scaricare un editor di testo separato (come TextWrangler , Brackets o Notepad ++ ) e di lavorare con il tuo codice sorgente p5.js proprio come qualsiasi altro linguaggio di programmazione. E questo va bene!

In questo corso, tuttavia, utilizzeremo l’editor Web p5.js , un ambiente di programmazione basato sul Web, appositamente creato per p5.js. Dovrebbe funzionare in quasi tutti i browser web!

Anatomia dell’editor web

Quando carichi l’editor Web, puoi iniziare subito. Ma ti consiglio di creare un account, che ti consenta di salvare il tuo lavoro e condividerlo con altre persone. Ecco come appare l’editor web con una spiegazione delle parti mobili importanti. (Ci sono altre caratteristiche dell’interfaccia dell’editor web di cui parleremo in seguito. Si noti inoltre che al momento della stesura di questo articolo l’editor Web è in fase di sviluppo e il modo in cui appare quando lo si legge potrebbe essere diverso da come appare nell’immagine qui sotto.)

screenshot dell'editor webppassi1

  1. Il riquadro “code”. È dove si digita il codice p5.js.
  2. Il riquadro “console”. È dove vengono visualizzati i messaggi di errore dal tuo codice. puoi anche usare la funzione console.log() per far apparire il testo qui mentre il tuo programma è in esecuzione. (Questo è utile per il debug, e ne discuteremo più tardi!)
  3. Il riquadro “anteprima”. Il tuo sketch verrà mostrato qui!
  4. Controlli. Premi il pulsante “Play” (▶) per “eseguire” il tuo sketch. Premi “Stop” (⬛︎) per terminare lo sketch.
  5. Il nome del tuo sketch. Fai clic sulla piccola icona a forma di matita a destra del nome per modificarlo. (Quando crei un nuovo sketch, viene generato un nome casuale per te. L’editor web usa questa libreria per generare i nomi , se sei curioso!)

Il tuo primo sketch

Ok, i preliminari sono finiti! Iniziamo a programmare. Copia il codice sorgente dell’esempio qui sotto (sul lato sinistro) e incollalo nell’editor p5.js. Premi il pulsante “Play”; una finestra si aprirà e dovresti vedere qualcosa che assomiglia a quello che vedi sul lato destro in basso.

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  ellipse(50, 50, 60, 60);
}

Congratulazioni! Hai realizzato un semplice programma per computer.

Allora, cosa sta succedendo qui?

Hai fatto un programma per computer, ma cosa è successo esattamente? Ecco una piccola analisi (semplificando un po’):

  • ellipse(50, 50, 60, 60); è un esempio di una chiamata di funzione . p5.js include diverse dozzine di “funzioni” incorporate che eseguono varie attività, come disegnare forme sullo schermo o calcolare valori usando formule matematiche. Imparare a programmare in p5.js riguarda principalmente l’apprendimento di questi comandi e di quello che fanno. La funzione ellipse , nel caso non lo avessi indovinato, disegna un’ellisse sullo schermo.
  • ellipse è il nome della funzione. Le funzioni sono sempre seguite da una coppia di parentesi; all’interno di queste parentesi ci sono un elenco di valori separati da virgole. Questi valori sono chiamati parametri della funzione. Ogni funzione utilizza i suoi parametri in un modo leggermente diverso, e parte dell’apprendimento di una funzione è l’apprendimento dei suoi parametri.
  • Nel caso ellipse , il primo parametro è la coordinata X dell’ellisse, il secondo parametro è la coordinata Y, il terzo parametro è la larghezza dell’ellisse e l’ultimo parametro è l’altezza dell’ellisse.
  • La chiamata alla funzione termina con il punto e virgola ( ; ). Dovresti mettere un punto e virgola alla fine di ogni chiamata di funzione.
  • Puoi mettere quante chiamate di funzioni vuoi tra la riga che legge function draw() { e la } che la segue. (Per ora non parleremo di che cosa significa function draw(), o cosa significano le parentesi graffe. Sappi solo che puoi mettere più cose tra quelle parentesi graffe se vuoi che succedano altre cose.)

Puoi trovare una grande lista di funzioni p5.js nella guida di riferimento di p5.js. Per ora, ci concentreremo solo sulle funzioni più semplici per disegnare forme sullo schermo. Mentre il corso avanza, impareremo altre funzioni che fanno cose più interessanti.

Aggiungi un’altra forma

Questo è abbastanza noioso finora. Diamo alla nostra ellisse un amico con cui giocare.

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

La funzione rect() disegna un rettangolo sullo schermo. I parametri della funzione rettangolo hanno i seguenti significati:

  • parametro 1: la posizione X dell’angolo in alto a sinistra del rettangolo
  • parametro 2: la posizione Y dell’angolo in alto a sinistra del rettangolo
  • parametro 3: la larghezza del rettangolo
  • parametro 4: l’altezza del rettangolo

Si noti che le funzioni vengono richiamate nello stesso ordine in cui vengono disegnate. Ciò significa che il rettangolo viene disegnato sopra all’ellisse. Se hai invertito l’ordine dei comandi, l’ellisse verrebbe invece disegnata sopra:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  rect(40, 40, 35, 45);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
}

Colore di sfondo

La funzione background() imposta il colore di sfondo per l’intero sketch. Chiamalo prima nel blocco draw() , in questo modo:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  background(0);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

La funzione di background accetta un singolo parametro, che è un valore compreso tra 0 e 255. Il valore determina la sfumatura di grigio che apparirà sullo sfondo. 0 significa nero e 255 significa bianco; altri valori si riferiscono a tutte le sfumature di grigio intermedie. Ad esempio, usa 50 per un bel colore ardesia:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  background(50);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

O 240 per un grigio fumo chiaro:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  background(240);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

Se chiami la funzione background con tre valori, puoi impostare lo sfondo su un colore a tua scelta (non solo una sfumatura di grigio). I tre parametri corrispondono alle componenti rossa, verde e blu del colore specificato. (Consulta il tutorial di Processing sul colore per una spiegazione del motivo per cui il colore è specificato con rosso, verde e blu e perché i numeri vanno da zero a 255.)

Un buon posto per cercare i valori dei colori è l’ elenco di colori di Wikipedia. Clicca su qualsiasi colore, come il blu Fiordaliso , e troverai (nelle informazioni a destra) i valori RGB per quel colore. L’infobox dice che il valore RGB per il blu Fiordaliso è (100, 149, 237) ; usiamo questi valori per rendere lo sfondo del nostro schizzo blu Fiordaliso :

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

Coordinate

Ormai ti stai chiedendo: ora che posso impostare lo sfondo dei miei sketch, sembrano tremendamente … piccoli. Posso renderlo più grande? Inoltre, quei numeri in una chiamata a ellipse o rect specificano posizioni e dimensioni. Ma quali sono le unità ? Se 50 è la posizione X di una forma, qual è l’unità? Metri? Furlongs? Lachters? Spats? No! Le distanze in Processing sono misurate in pixel .

Quasi tutti i display digitali sono suddivisi in piccoli quadrati chiamati pixel . Normalmente, ogni pixel è esso stesso un piccolo dispositivo fisico reale in grado di visualizzare un colore. Lo schermo del tuo dispositivo in questo momento probabilmente ha centinaia di migliaia se non milioni di questi piccoli dispositivi. Ognuno ha esattamente le stesse dimensioni e insieme formano una “griglia”.

Ogni sketch p5.js ha una dimensione in pixel: il numero di pixel di larghezza e il numero di pixel di altezza. Per impostazione predefinita, lo sketch è 100 pixel per 100 pixel. (Un tempo questo era un discreto numero di pixel. Lo schermo originale [del Game Boy’s], ad esempio, era 160×144 pixel. Ma nella nostra era di schermi “retina”, non è molto.)

Il pixel nell’angolo in alto a sinistra è designato come il pixel alla coordinata 0, 0 . Mentre ti sposti ulteriormente a destra, la coordinata X aumenta. Mentre ci si sposta più in basso, la coordinata Y aumenta, in modo che la coordinata del centro dello sketch è 50, 50 e la coordinata nell’angolo in basso a destra è 100, 100 . (Se sei abituato alle coordinate cartesiane, questo sembra strano, dato che normalmente il valore Y diminuisce man mano che ti sposti verso il basso. Ma dovrai solo abituarti alla modalità che usa Processing per questo corso.)

Per ulteriori informazioni e diagrammi, consulta Il tutorial su Processing coordinate system .

Cambia la dimensione del tuo sketch

Fino ad ora non abbiamo parlato di quella strana function setup() { nella parte superiore del codice sorgente dello sketch. Bene, parliamone ora! C’è una funzione speciale che puoi inserire all’interno di essa, chiamata createCanvas() . Questa funzione imposta la dimensione (in pixel) dello sketch. Prendiamo l’esempio sopra e diamogli un po’ di spazio per respirare:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  fill(255);
  ellipse(50, 50, 60, 60);
  rect(40, 40, 35, 45);
}

(Ignora la chiamata da fill() , ne discuteremo più avanti.)

Il primo parametro della funzione createCanvas() specifica la larghezza dello sketch e il secondo ne specifica l’altezza (di nuovo, in numero di pixel).

Ora che la nostra tela è più grande, allarghiamo un po ‘le nostre forme!

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  fill(255);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

Riempimento e tratto

p5.js ti consente di controllare non solo le forme che disegna ma anche due aspetti critici dell’aspetto di quelle forme: il loro colore e il colore del loro contorno. È possibile impostare il colore di una forma con la funzione fill() . Proprio come con background() , puoi chiamare fill con uno dei due parametri per impostare il suo colore in scala di grigi, in questo modo:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  fill(50);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

Oppure puoi chiamarlo con tre valori, per impostare il colore usando i valori RGB. Proviamo una bella tonalità di carminio :

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  fill(252, 108, 133);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

Si noti che il colore nel comando fill() si applica a ogni forma che viene disegnata dopo la chiamata. Per cambiare il colore per le forme successive, includi una seconda chiamata da fill() proprio prima di chiamare la funzione per la forma di cui vuoi cambiare il colore:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  fill(252, 108, 133);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  fill(255);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

Puoi cambiare il colore del contorno delle forme usando il comando stroke() . Ancora, come background() e fill() , puoi usare stroke() per impostare il valore di scala di grigi o per impostare un colore RGB. Analogamente a fill() , una chiamata a stroke() imposta il colore del tratto per tutte le forme che seguono, a meno che non si chiami di nuovo la funzione stroke() :

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  stroke(252, 108, 133);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  stroke(240);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

C’è anche una funzione chiamata strokeWeight() che ti permette di impostare la larghezza del tratto. La larghezza è misurata in pixel, e come fill() e stroke() si applica a ogni funzione chiamata dopo di essa:

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(100, 149, 237);
  strokeWeight(20);
  stroke(252, 108, 133);
  ellipse(170, 150, 250, 250);
  stroke(240);
  rect(150, 95, 200, 250);
}

Ecco un esempio che mette tutto insieme!

► run sketch ◼ stop sketch
function setup() {
  createCanvas(400, 400);  
}

function draw() {
  background(105, 109, 125);
  strokeWeight(10);
  stroke(111, 146, 131);
  fill(141, 159, 135);
  rect(50, 50, 100, 100);
  strokeWeight(5);
  stroke(141, 159, 135);
  fill(205, 198, 165);
  ellipse(200, 200, 250, 250);
  strokeWeight(10);
  stroke(205, 198, 165);
  fill(240, 220, 202);
  rect(250, 250, 100, 100);
}

( Combinazione di colori generata automaticamente con Coolors . Non sostengo questo sito, è stato solo il primo risultato quando ho cercato su Google “generatore di schemi colore”)

Altre forme

Ecco alcune altre funzioni che disegnano forme. Ognuno di loro funziona in modo leggermente diverso da quello successivo, quindi consulta la pagina di riferimento per informazioni e istruzioni.

Quando qualcosa va storto

La programmazione è un lavoro meticoloso, ed è facile sbagliare la sintassi. imparato a ragionare su come funziona la sintassi.) Se qualcosa va storto, riceverai un messaggio di errore . Il messaggio di errore verrà visualizzato in quella piccola casella sotto l’area di modifica del codice sorgente, chiamata “console”.

Se non riesci a trovare il problema, non preoccuparti! Il messaggio di errore ti darà alcuni suggerimenti. Il numero all’inizio dell’errore ti dice il numero della linea su cui p5.js pensa che il problema sia presente. (A volte sarà fuori di una linea o due, quindi dovrai andare a cercarlo.) Il messaggio ti dà un’idea di quale sia il problema, sebbene la descrizione sia filtrata attraverso la strana lingua dei parser del linguaggio di programmazione.

messaggio di erroreppassi2

Questo messaggio di errore mostra che c’è un problema nella riga 2: ho accidentalmente scritto crateCanvas invece di createCanvas , e JavaScript mi ​​sta gentilmente informando che non ha idea di cosa sia crateCanvas . (Quando JavaScript dice che qualcosa “non è definito”, questo è quello che vuole indicare. JavaScript conosce solo oggetti incorporati, variabili e funzioni che hai definito, e variabili e funzioni nelle librerie che stai utilizzando, come quelle che stai imparando in p5.js.)

 

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Benvenuto p5.js web editor!

Ogni tanto mi riprende la passione per Processing, questa volta ne approfitto per tradurre l’articolo di presentazione del web editor di P5.js  una piattaforma online che costituisce appunto uno sviluppo di Processing e che integra anche il linguaggio Javascript.

Aggiungo qualche risorsa per chi volesse cominciare a fare coding con P5.js

Il testo originale si trova qui: https://medium.com/processing-foundation/hello-p5-js-web-editor-b90b902b74cf
L’articolo è distribuito con  licenza internazionale Creative Commons Attribution-NonCommercial 4.0 .

Buona lettura 🙂

Oggi siamo lieti di annunciare il rilascio ufficiale dell’ editor.p5js.org ! L’editor Web p5.js è una piattaforma online amichevole per l’apprendimento del coding in modo visuale. Progettato per tutte le età e abilità, chiunque può iniziare rapidamente a creare, modificare e condividere sketch p5.js.

Screenshot di p5.js Web Editor nella scheda del browser con sketch dioggetti per il tè a spirale

p5.js Web Editor con “Tea Time” di Matthew Kaney

Visita la pagina editor.p5js.org per iniziare a creare un progetto. Puoi iniziare con uno dei tanti esempi o iniziare da zero. È gratuito e open source, nessuna registrazione, installazione o download richiesti. Usando p5.js puoi usare JavaScript, HTML e CSS per creare grafica in 2D e 3D, aggiungere testo, immagini, video e audio e rendere interattivo il tuo sketch con mouse, touch, input della webcam e rilevamento del movimento.

Screenshot di Web Editor p5.js con riquadro che mostra piùsketch di esempio con argomenti

Esempi incorporati nell’editor Web p5.js

Tutti i file di sketch sono archiviati online e puoi facilmente condividere un link allo sketch o inserirlo in blog e siti web.

Screenshot di Web Editor p5.js con riquadro con collegamenti all'URL dello sketch e codice di embedding

L’editor Web p5.js è stato sviluppato dal 2016 sotto la guida di Cassie Tarakajian . Puoi leggere di più sul suo sviluppo qui . Nel video qui sotto, Cassie offre una panoramica delle funzionalità e un’introduzione al coding con p5.js nell’editor web.

L’editor Web p5.js è accessibile!

Fin dall’inizio, abbiamo creato l’editor Web p5.js per essere accessibile alle persone con disabilità visive. Ciò significa rendere  l’editor e le le risorse di p5.js utilizzabili con gli screen reader e assicurarsi che lo spazio per disegnare (drawing canvas) sia disponibile sotto forma di testo e suono. Di seguito, Mathura Govindarajan offre una panoramica delle caratteristiche di accessibilità.

Questo sforzo è stato condotto dai borsisti di Processing Foundation Claire Kearney-Volpe, Mathura Govindarajan e Luis Morales-Navarro. Puoi leggere ulteriori informazioni sul lavoro di Claire, Mathura e Luis per sviluppare l’accessibilità di p5.js qui e qui .

Screenshot di p5.js Web Editor con colori ad alto contrasto, che mostra uno sketch usando la webcam per creare immagini astratte

p5.js Web Editor in modalità ad alto contrasto con “The Sound of an Effect” di Xin XinProgettato

Progettato pensando a studenti e insegnanti

L’editor Web p5.js è progettato per l’apprendimento. Miriamo a rendere p5.js il più amichevole e accogliente possibile per i principianti. C’è un’ampia guida di riferimento con esempi interattivi, messaggi di errore amichevoli per aiutare con il debug e strumenti per rendere facile l’insegnamento e la collaborazione con p5.js. È progettato per l’uso in tutte le classi, dalle materne alle superiori (K-12), per le aule universitarie e oltre. Poiché tutto è archiviato online, gli studenti possono facilmente condividere il loro lavoro a casa con genitori e amici. Di seguito, il borsista di Processing Foundation Saber Khan illustra le basi di p5.js per gli educatori, le funzionalità per gli studenti e le risorse del curriculum.

L’editor Web p5.js è stato sviluppato con il supporto dell’ Interactive Telecommunications Program (ITP) della NYU e del CS4All Team del Dipartimento di Istruzione di New York . La Processing Foundation e il team NYE DOE CS4All collaborano a un nuovo curriculum di coding creativo per le scuole superiori che utilizza p5.js e l’editor Web.

L’editor Web p5.js è Open Source

Questo progetto è gestito dalla Processing Foundation, guidata da Cassie, ma è un lavoro collaborativo. Il progetto è stato creato con contributi tecnici da tutto il mondo e anche molti contributi non tecnici, tra cui la gestione del progetto di Ana Giraldo-Wingler, il design UI / UX di Jerel Johnson, segnalazioni di bug e richieste di funzionalità da parte degli utenti. Questo progetto si basa su precedenti concetti di editor p5.js sviluppati da Sam Lavigne e Jason Sigal. Siamo aperti a molti  tipi diversidi contributi a questo progetto e accogliamo tutti quelli che vogliono partecipare a questo progetto.

Speriamo che vi piaccia! Puoi inviare idee, pensieri e feedback qui . O discutere i tuoi progetti p5.js con la community sul nostro forum .

Vai all’ editor.p5js.org per iniziare a disegnare con il codice 🙂

p5

I video sono stati curati da Mathieu Blanchette, prodotti da Ana Giraldo-Wingler,
con animazioni di
Marty Tzonev e musica di Louis Schwadron.

Puoi aiutare a sostenere questo lavoro facendo una donazione alla Processing Foundation .

Ottavio: una favola di campagna

Con le traduzioni estive, ritorna un’altra storia  di   Eric Querelle aka Odysseus.
Protagonisti di questa favola di campagna sono due spaventapasseri: Ottavio e Norberto.

Lo spaventapasseri Norberto

Testo e disegni sono realizzati utilizzando del software libero. L’impaginazione della storia è stata pensata per la stampa in fronte retro di un libretto in formato A5, ma può essere stampata normalmente anche in formato A4.

Il testo in lingua originale si trova nel sito di Odysseus ed è distribuito con licenza Arte Libera. Come al solito La responsabilità della traduzione è mia.
Un grand merci all’autore.

BUONA LETTURA 🙂

Ottavio di Odysseus

Clicca sull’immagine per scaricare la storia in formato .pdf

 

Di Odysseus si possono leggere in italiano anche due altre storie:

Il quadrato che voleva diventare rotondo è anche in versione multimediale con la voce di Rosi Tortorella.

 

Framatube: aiutaci a rompere l’egemonia di YouTube

Da Framablog traduco  questo articolo che presenta una proposta per costruire un’alternativa, nel metodo e nella tecnologia, a YouTube. Se non è una rivoluzione, è un cammino verso il cambiamento.
Sono contento di accompagnare Framasoft in questo cammino, anche con il mio piccolo contributo finanziario.
La traduzione è un invito a tutti i sostenitori del software libero a camminare insieme verso quella che a Framasoft hanno chiamato Contributopia. Qualche informazione (in italiano) sulle attività di Framasoft.

Buon cammino e buona lettura 🙂

 

Questa è una rivoluzione. OK, l’espressione ci è stata confiscata da un famoso venditore di mele, ma in questo caso, è l’espressione adatta. E se insieme ci potessimo liberare dall’egemonia di YouTube trasformando il modo di vedere e diffondere i video?
A Framasoft, crediamo che sia possibile … ma non accadrà senza di voi.

YouTube è un orco che costa caro

YouTube è in primo luogo un simbolo. Quello delle piattaforme (Dailymotion, Vimeo, Facebook Film …) che centralizzano le nostre creazioni video per offrire i nostri dati e il tempo disponibile del nostro cervello alle multinazionali che hanno pagato questi siti di hosting.

Certo bisogna dire che attirare i nostri video e le nostre attenzioni costa terribilmente caro a questi orchi del web. I file video pesano molto e loro quindi hanno bisogno di finanziare continuamente l’aggiunta di hard disk neile loro server farm. Senza contare che, visto che questi video sono centralizzati e quindi inviati dalle stesse macchine , hanno bisogno di aumentare la dimensione e la velocità del canale che trasporta questo flusso di dati, il che, ancora una volta, si traduce in termini di denaro, o meglio di (spazio disco?).

youtube-bad

Tecnicamente e finanziariamente, centralizzare i video è probabilmente il metodo meno efficace, degno dell’epoca del Minitel. Se, invece, il tuo obiettivo è quello di diventare l’unico canale televisivo del Minitel 2.0 (quindi di un’Internet governata dalle piattaforme) … Se il tuo obiettivo è quello di avere il potere di influenzare i contenuti e le abitudini del mondo intero … e se il tuo obiettivo è quello di raccogliere informazioni preziose sui nostri interessi, le nostre creazioni e i nostri scambi … ecco allora diventa decisamente redditizio!

Nelle nostre vite, YouTube è salito al livello di Facebook: un male necessario, un sito che si ama odiare, un servizio ” di cui mi piacerebbe fare a meno, ma …”. Tanto che, se solo degli ” Unicorni ” (delle aziende miliardarie) possono permettersi il successo di tali piattaforme, molti altri cercano di imitare il loro funzionamento , perfino nel mondo del software libero. Come se noi non riuscissimo più nemmeno a immaginare come fare in modo diverso …

Non voglio che voi lo spingiate o lo scuotiate [il tiranno], ma solo che non lo sosteniate più e lo vedrete, come un grande colosso a cui hanno sottratto il suo piedistallo, affondare sotto il suo stesso peso e rompersi.
Etienne La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, 1574

Riappropriamoci dei mezzi di diffusione

Avremmo potuto proporvi un Framatube che centralizza i video liberi e dei sostenitori del software libero sui nostri server, basati su dei software liberi come Mediadrop , Mediagoblin o MediaSPIP , che sono molto efficaci quando si tratta di ospitare la propria videoteca personale. Ma in caso di successo, e quindi di fronte a un gran numero di video e di visualizzazioni, noi avremmo dovuto pagarne il caro prezzo: ora (abbiamo fatto dei calcoli) siamo 350.000 volte più poveri di Google-Alphabet a cui appartiene YouTube. Noi non vogliamo usare i loro metodi, e questo è un bene: non ne abbiamo i mezzi.

Il software libero ha invece la capacità di pensare fuori da questo Google-way-of-life. L’interesse principale di Google, il suo capitale, sono i nostri dati. Questo è precisamente quello che gli impedisce di utilizzare soluzioni differenti e innovative. Una vera innovazione sarebbe quella di utilizzare, per esempio, tecniche di diffusione vecchie quasi quanto Internet e che sono state già sperimentate: la federazione deglii host e il peer-to-peer, per esempio.

pt-federation

Con le federazioni, l’unione fa la forza, e la forza è con noi!

La federazione è nota grazie alle email (e ne abbiamo parlato presentando Mastodon l’alternativa libera a Twitter ). Il fatto che l’e-mail di Camille sia gestita dalla sua azienda e che la casella di posta di Dominique sia fornita dalla sua università non impedisce loro di comunicare, al contrario!

pt-p2p

La visualizzazione in peer to peer, per distribuire meglio i flussi nella rete
(promessa: non sporca.)

Il peer-to-peer, lo conosciamo attraverso eMule, i Torrent o più recentemente Pop-corn Time: è quando il computer di ogni persona che riceve un file (come ad esempio il video che viene visualizzato da un player sul tuo schermo) lo invia allo stesso tempo ad altre persone. Questo permette semplicemente di distribuire il flusso delle informazioni e di alleggerire il traffico in rete.

Con PeerTube, liberiamoci dalle catene di YouTube

PeerTube è un software libero che rende più democratico l’hosting dei video con la creazione di una rete di host, in cui la visualizzazione dei video è condivisa in diretta tra gli utenti, in peer to peer. Il suo sviluppatore, Chocobozzz , ci lavora gratuitamente da due anni nel suo tempo libero.

A Framasoft durante la campagna Dégooglisons Internet, ci siamo spesso scervellati sul modo migliore per creare un’alternativa a YouTube, che liberasse allo stesso tempo gli internauti, i realizzatori di video e gli host, senza penalizzare il comfort di ciascuno. Quando abbiamo avuto notizia di PeerTube siamo rimasti stupiti: il suo progetto, anche se ancora in fase di sviluppo, lascia intravedere un software che potrebbe cambiare tutto.

notebook

Noi, ad un certo punto, avremo bisogno di contributi per la progettazione di PeerTube.

Allo spettatore, andare su uno degli hosting di PeerTube  permetterà di vedere e interagire con i video di questo host, ma anche di tutti gli “host amici” (principio di federazione). Un realizzatore di video avrà la libertà di scegliere tra diversi tipi di hosting, ognuno con i suoi interessi, le sue condizioni generali,, le sue regole di moderazione o di monetizzazione. Una donna che gestisca un host (un giorno vicino si dirà forse una PeerTuber?) non avrà bisogno di ospitare tutti i video del mondo per attirare un vasto pubblico, e non avrà più paura che un video visto massicciamente possa far crollare il suo server.

Dal mese di ottobre 2017, abbiamo accolto Chocobozzz nella squadra dei nostri dipendenti per finanziare il suo tempo di lavoro sul software PeerTube e accelerare il suo sviluppo accompagnandolo come meglio possiamo . L’obiettivo? Rilasciare una versione beta di PeerTube (utilizzabile pubblicamente) nel marzo 2018, come parte della nostra campagna Contributopia .

I primi modi di contribuire a PeerTube

Chiaramente PeerTube non sarà (non subito) così bello, funzionale e fornito come YouTube del 2017 (che utilizza da 10 anni i mezzi di Google, una delle aziende più ricche del mondo). Ma le caratteristiche, presenti o già previste, fanno venire l’acquolina in bocca … e per saperne di più, si possono già fare tutte le domande su PeerTube nel nostro forum . Queste domande ci aiuteranno a capire meglio le tue aspettative su un progetto del genere, e di pubblicare prossimamente una FAQ su questo blog.

Un altro modo per contribuire da subito a questo progetto, è con il tuo denaro, attraverso una donazione a Framasoft che inoltre è sempre defiscalizzabile al 66% per i contribuenti francesi (così una donazione di 100 € costa, dopo le imposte 34 €). E inoltre, è un modo per devolvere una piccola parte dei tuoi contributi pubblici a questi beni comuni che sono i software liberi, di cui PeerTube è un esempio.

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Non è il software che è libero, sei tu, siamo noi!

Perché, anche se il software libero viene distribuito gratuitamente, non è gratuito: è generalmente finanziato alla fonte. Qui ti offriamo un’esperienza di crowdfunding molto interessante. Non si tratta di fare un crowdfunding in modalità “Se paghi a sufficienza, allora si fa”. “Abbiamo già assunto Chocobozzz, e porteremo PeerTube almeno fino alla sua versione beta.

Sapendo questo, e se credi veramente in questo progetto così come  ci crediamo noi, vuoi partecipare a questo sforzo, che è anche uno sforzo finanziario?

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Lo stato delle donazioni al momento in cui pubblichiamo questo articolo.

Cerchiamo di essere trasparenti: Framasoft vive solo per mezzo delle vostre donazioni, e attualmente ci mancano 90.000 euro per far quadrare il nostro bilancio per il 2018. Noi lo esporremo sul sito presentando il progetto PeerTube: di questa somma, circa 30.000 € saranno utilizzati per coprire i costi relativi allo sviluppo di PeerTube , 30.000 € per mantenere e migliorare i 32 servizi di Dégooglisons Internet e 30.000 € per realizzare gli impegni del primo anno di Contributopia .

Naturalmente, tutto questo non è così netto e definito: se non riusciamo a raggiungere questo obiettivo, ci limiteremo a rivedere al ribasso tutte le nostre attività (e a preoccuparci seriamente nel 2018). Tuttavia, non vogliamo essere allarmisti, perché abbiamo fiducia in voi. Sappiamo che è possibile contribuire, insieme, a realizzare i mondi e i progetti di Contributopia .

 

Per approfondire

Il mondo di Framasoft

Ho tradotto da Framablog questo articolo che fa un bilancio dei progetti e dei servizi di Framasoft dopo i tre anni della campagna “Dégooglisons Internet”. L’infografica è in francese,  se avete bisogno di tradurla ho aggiunto un link ad un’immagine interattiva creata con XiaEdu: https://frama.link/framamondo,
cliccando sulle espressioni in francese compare il testo con la traduzione italiana.

Buona lettura 🙂

Qualche volta  ci stupiamo anche noi. L’immagine di Framasoft è a volte ben lontana dalla nostra realtà quotidiana. Partendo dal detto che un’immagine vale più di mille parole, siamo andati a chiedere aiuto a un certo Geoffrey Dorne.

Framasoft: un’immagine sproporzionata

Anche se cerchiamo di presentarci in modo trasparente,  numerose  persone che utilizzano i nostri progetti e servizi non sanno davvero chi siamo.

Lo vediamo soprattutto dalle domande, suggerimenti o richieste  che vengono espresse attraverso il servizio di supporto , negli stand o sui social network: a volte abbiamo l’immagine di una grande azienda di software, con centinaia di dipendenti e con un budget ministeriale ^^. Questo deriva forse da un nome creato in risposta a Microsoft, all’epoca in cui l’azienda di Redmond regnava sul mondo dei computer.

Insomma, ristabiliamo un po’ di realtà. 35 membri (di cui 7 dipendenti) gestiscono un’associazione che anima e mantiene una cinquantina di progetti a cui contribuiscono più di 700 persone . Questi progetti sono finanziati da più di 2.000 donatori, con un budget di circa € 250.000 all’anno (che varia a seconda degli anni ^^) …

Queste donazioni, che rappresentano il 90% delle nostre entrate, sono ciò che ci permette di accogliere ogni mese sui nostri siti web tra 200.000 e 400.000 persone, di partecipare a un centinaio di eventi all’anno, dove distribuiamo migliaia di volantini e adesivi … Una cosa enorme per un gruppo di amici, ma siamo ben lontani da una multinazionale!

Così, invece di mettere in fila delle cifre, in modalità impresa, che è una cosa troppo seriosa, la cosa migliore è di mostrarvele.

L’infografica “Il mondo di Framasoft”

Geoffrey Dorne è un designer etico, autore del blog Graphism.fr e fondatore dell’agenzia Design & Human. È un po’ che ci seguiamo reciprocamente sui social network e nelle nostre rispettive azioni, con una complicità crescente. Perciò gli abbiamo chiesto di aiutarci a presentare Framasoft e la sua evoluzione dopo questi tre anni di campagna Dégooglisons Internet, che ha portato molti cambiamenti nella nostra organizzazione e nella rete di progetti.

Ci teniamo a ringraziarlo per l’attenzione, il talento e l’umanità che ha messo nella realizzazione di questa infografica, che ha rilasciato con licenza libera CC-BY-SA.

E poi, siamo sinceri,  non è stato semplice! Era complicato mettere tutto il nostro bazar in una sola immagine che si adattasse alle diverse sensibilità delle nostre persone, non meno varie. Il risultato? Sta a voi dirlo e soprattutto farlo vostro.

Il mondo di Framasoft

Infografica realizzata da Geoffrey Dorne , CC-BY-SA Per la traduzione italiana clicca qui: https://frama.link/framamondo

Per approfondire

 

Il quadrato che voleva diventare rotondo

Per concludere in bellezza un altro anno scolastico, ecco la traduzione italiana di un racconto scritto e illustrato da Eric Querelle aka Odysseus.

Ho ritrovato dopo un po’ di tempo il bel sito con le storie e i disegni di OdysseusIl piccolo mondo libero di Odysseus Banner

e mi sono subito innamorato dei disegni del racconto Le carré qui voulait devenir ronde ,  così ho deciso di tradurlo. Copertina di Hervé le carré

All’inizio pensavo a una traduzione collaborativa sul modello di quelle realizzate da Framalang,  la comunità di  traduttori che opera all’interno  di Framasoft. 

Questa volta però non è stato possibile, ma ho potuto contare sulla preziosa collaborazione della mia collega Jacqueline Maillard che ha rivisto e corretto la  traduzione.

La caratteristica particolare del racconto è l’utilizzo di termini ed espressioni del linguaggio matematico, non tutti  hanno un  esatto corrispettivo in italiano. Dal punto di vista del traduttore la sfida era proprio quella di rendere nel modo più completo possibile  le espressioni idiomatiche usate da Odysseus. Il risultato finale mi sembra abbastanza soddisfacente (grazie Jacqueline!),  naturalmente si accettano volentieri suggerimenti e proposte di modifica della traduzione.  🙂

Copertina Il quadrato che voleva diventare rotondo

Clicca sull’immagine per scaricare la storia

Il quadrato che voleva diventare rotondo, è una storia di amore matematico per bambini di tutte le età.

È  realizzata usando software libero (Gimp,  Inkscape, LibreOffice Draw) ed è distribuita con la licenza Art Libre.

Potete scaricarla da qui ( formato .pdf 12,6 MB).

Odysseus ha messo liberamente a disposizione  anche tutti i file sorgente (immagini, file .odg realizzato con LibreOffice Draw), li trovate qui.

Il file sorgente in formato .odg della traduzione italiana si può scaricare da qui (nella pagina di FramaDrive cliccate su Télécharger Quadrato_rotondo-Odysseus.odg).

Per esagerare un pochino, ho messo online anche una versione multimediale, la voce narrante è di Rosi Tortorella, che ringrazio moltissimo: http://frama.link/Odysseus_cerchio_quadrato

Questa versione è stata realizzata utilizzando Canoprof,  un programma open source e multipiattaforma  per creare risorse didattiche, promosso e finanziato dall’Éducation Nationale, il ministero della pubblica istruzione francese. Ve la immaginate un’iniziativa del genere in Italia?

L'interfaccia di Canoprof

 

 

 

 

 

Qualche anno fa avevo tradotto  un’altra storia di Odysseus, potete scaricarla cliccando sul titolo o sull’immagine: Non piangere signor Lupo  

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Buona lettura e buone vacanze a tutt*

10 cose che non sapevo su Internet e sul mio computer

PouhiouDa Framablog ho tradotto l’articolo “10 trucs que j’ignorais sur Internet et mon ordi“.   L’autore, Pouhiou,  è uno scrittore, attore e molto altro ancora che lavora per Framasoft.
Pouhiou ha deciso di distribuire  le sue opere con licenza CC-0 (no copyright)  che le colloca direttamente nel Pubblico Dominio.
Il francese di Pouhiou  è pieno di espressioni idiomatiche e mi ha dato un bel da fare nella traduzione, come al solito sono ben accetti suggerimenti e correzioni.

Buona lettura 🙂

Disclaimer: Questo articolo è distribuito con licenza CC-0, perché i piccoli pezzi di conoscenza che contiene sono armi di autodifesa digitale che bisogna diffondere. Insomma, spero davvero che qualcuno di voi lo trasformi in un top YouTube, un articolo di BuzzFeed, un fumetto, qualcosa che non ho ancora nemmeno immaginato, quello che volete … Ma che comunque si diffonda il messaggio.

1) Non consulti una pagina Internet, la copi.

Pratchett procesor

Qualsiasi somiglianza con le metafore di Terry Pratchett è solo pura ammirazione da parte mia

Un sito web non è una specie di giornale, messo nel magico paese di Internet perché il tuo browser vada a consultarlo come tu consulteresti il quotidiano del tuo giorno di nascita alla mediateca dell’angolo.
Per visualizzare una pagina Web, il browser la copia sul tuo computer. I testi, le immagini, i suoni:
tutto ciò che si vede o si sente sul tuo schermo è stato copiato sul tuo computer (brutto pirata!)
Un computer è una fotocopiatrice che seleziona i dati come un gigantesco formicaio che può fare un sacco di cose. La buona notizia è che copiare permette di moltiplicare e che questo non ruba niente a nessuno, perché se ti copio un file, tu continui ad averlo.

2) Il mio browser non cucina la stessa pagina web del tuo.

Scherzi a parte, immaginate che una pagina web, sia una ricetta di cucina:

Mettete un titolo in grande, in grigio e in grassetto.
Riducete l’immagine in modo che copra un quarto della colonna di visualizzazione, mettete da parte.
Posizionate il testo, decorato con un bel carattere, allineato a sinistra e poi l’immagine a destra.
Servite caldo.

Il browser web (Firefox, Chrome, Safari, Internet Explorer …)  è il cuoco. Scaricherà gli ingredienti e seguirà la ricetta. Hai già visto quando si dà la stessa ricetta con gli stessi ingredienti a 4 diversi chef? Sì, insomma è come a Top Chef, vengono fuori 4 piatti che non sono proprio identici.

Soprattutto quando i piatti non sono della stessa dimensione (come lo schermo del telefono e quello del tuo computer …) e che per cucinare uno utilizza il forno e l’altro un forno a microonde (lascio a te trovare nella tua mente una corrispondenza metaforica, ce la puoi fare, credo in te :p !) .

In breve: l’articolo che leggi ha poche probabilità di avere lo stesso aspetto per te e per la persona a cui lo passerai 😉

  • Scegli Firefox se non hai voglia di rifilare i tuoi dati a Google- Chrome, Apple Safari, o Microsoft-Edge

  • O altrimenti Chromium,  è Google Chrome senza Google dentro 😉

3) Lo streaming non esiste

No. Lo streaming è un download che man mano si cancella. Perché un computer è una macchina per copiare.

Lo streaming è un download che non puoi (o non sai) recuperare, quindi tu scarichi un video o un file audio, ma solo per una volta, e se vuoi usarlo di nuovo,devi ancora scaricarli e così intasi i le tubature di Internet.

Vedi i preziosi megabyte del tuo abbonamento dati per il telefono che ti rovinano ogni mese? Si tratta di testi, immagini suoni, video e informazioni che arrivano fino al tuo computer (PC o smartphone, eh, è la stessa cosa). La quantità di questi mega, sono un po’ i litri di acqua che recuperi dai rubinetti di Internet.

Guardare o ascoltare la stessa cosa due volte in streaming, su YouTube o Soundcloud, per esempio, è come se prendessi due volte lo stesso bicchiere d’acqua dal rubinetto.

4) Quando guardi una pagina web, anche lei ti guarda.

Il mio libro non mi dice di tirarlo fuori dal cassetto del comodino. Non sa dove sono quando lo leggo, quando mi fermo, quando salto delle pagine, nè sa a quale capitolo passo o quando lo lascio e se è per andare a leggere un altro libro.

Su Internet le tubature vanno in entrambe le direzioni. Una pagina web sa già molto su di te anche appena ci clicchi sopra e la vedi apparire. Sa dove ti trovi, perché conosce l’indirizzo del nodo internet a cui sei connesso. Sa quanto tempo ci resti. Quando clicchi su un’altra pagina dello stesso sito. Quando e dove te ne vai via.

Netflix, per esempio, è un’ applicazione web, cioè un sito web iper complesso, del tipo IQ di intellettuale più più più. Netflix sa che tipo di film preferisci vedere nelle notti insonni. A partire da quale episodio ti appassioni veramente alla stagione di una serie. Devono anche essere in grado di determinare quando fai la tua pausa pipì!

Sì: Internet ti guarda solo per poter funzionare, e spesso anche di più. Non ti sbagliare: prende appunti su di te.

5) Non c’è bisogno di un account Facebook / Google / ecc. perché abbiano un dossier su di te.

Se Internet può guardarti, quelli che guadagnano più soldi hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti).

Google

Quando ti parlano di “servizi personalizzati” vogliono venderti questo…hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti)

Vede il piccolo pulsante “Mi piace” (o “Tweet” o “+1” o …) su tutti gli articoli web che leggi? Questi piccoli pulsanti sono spie, buchi della serratura. Danno a Facebook (o Twitter o Google o …) tutte le informazioni su di te di cui parlavamo poco sopra. Se tu non hai un account e non hanno il tuo nome, le metteranno sull’indirizzo dell tuo computer. Il peggio è che funziona anche con le cose che si vedono di meno (i font forniti da Google e ampiamente utilizzati dai siti, i framework javascript, i video di YouTube incorporati su un blog …)

La stragrande maggioranza dei siti usa anche “Google Analytics” per analizzare i tuoi comportamenti e conoscere meglio quali pagine web funzionano meglio e come. Di conseguenza, queste informazioni non sono solo fornite alla persona che ha fatto il sito: Google le recupera di passaggio. Dove la cosa si fa divertente è quando ci si chiede chi decide che un sito funziona “bene”? Che cos’è questo “bene”? E per chi è bene …?

Sì: con il ranking dei blog, come con YouTube money Google decide spesso come dobbiamo creare i nostri contenuti.

6) Una email è una cartolina.

Tendiamo a paragonare le email (e gli SMS) a delle lettere, il contenuto dentro la busta. Ma non è così: è invece una cartolina. Tutti (la posta, il centro di smistamento, chi gestisce il treno o l’aereo, l’altro centro di smistamento, il postino …), tutte queste persone possono leggere il tuo messaggio. Alcuni professionisti mi dicono perfino che è chiaramente un poster affisso sulle pareti di questi intermediari, perché per transitare attraverso i loro computer, la tua email si … copia. Sì, anche se si tratta di una foto delle tue parti intime …

Se vuoi una busta, deve cifrare le tue email (o i tuoi sms).

Da ragazzo, adoravo decifrare i messaggi in codice nella pagina dei giochi di Topolino. C’era una frase fatta di stelle, quadrati e altri simboli e dovevi indovinare che la stella è la lettera A, il cuore la lettera B, ecc. Quando avevo trovato tutte le corrispondenze Apriti sesamo: avevo trovato la chiave per decifrare la misteriosa frase nel fumetto di Topolino.

Immagina la stessa cosa in versione computer, potenziata alle anfetamine. E’ questa la crittografia. Un piccolo software prende la tua email/SMS, applica la chiave delle corrispondenze strane per crittografarla in una nebbia di simboli e l’ invia al tuo amico. Dato che i vostri software si sono già scambiati le chiavi, il tuo amico può decifrarla. Ma dato che è l’unico ad avere la chiave, solo lui può farlo.

Ecco, questo ti crea una busta di piombo che anche lo sguardo laser di Superman non può attraversare per leggere la tua lettera.

7) Il cloud è il computer di un altro.

There is no cloud, just other people's computers

Questa è un’immagine dei nostri amici della FSFe

Mettere sul cloud i propri file (iCloud), i messaggi di posta elettronica (Gmail), i propri strumenti (Office365) … è metterli sul computer di Apple, di Google, di Microsoft.

Allora d’accordo, non si parla di un piccolo PC che prende la polvere. Si parla di una grande server farm, migliaia di computer che scaldano così tanto che dei condizionatori d’aria devono funzionare a pieno regime.

Ma è lo stesso principio: un server è un computer-servitore in modalità Igor, che resta sempre acceso, che è collegato alla più grossa tubatura internet possibile. Quando gli si chiede una pagina web, un file, una email, un’applicazione … lo si frusta e deve rispondere in fretta “Siii, padrone!”

Tutta la questione è di sapere se ti fidi degli Igor degli scienziati pazzi il cui scopo è di diventare sempre più ricchi e  padroni del mondo o del piccolo Igor del gentile nerd che sta vicino a casa tua … O anche se ti puoi permettere il lusso di avere il tuo Igor, un server a casa tua.

8) Facebook è più forte della mia volontà.

Sì, io sono debole. Ancora oggi penso “Clicco su Facebook tra due faccende da sbrigare.” O Twitter. O Tumblr.

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

O un’altra applicazione qualsiasi, è lo stesso

Cinque minuti più tardi, mi riduco in uno stato di quasi zombie facendo scorrere con la rotella del mouse, davanti ai miei occhi ipnotizzati,  le informazioni del mio muro di Facebook. Finisco per fare quello che ci si aspetta da me: cliccare su un titolo puttanata, mettere like, ritwittare una notifica e rispondere su degli argomenti di cui non mi importerebbe nulla se un conoscente me ne parlasse al bar.

Non è che mi manchi la volontà: è solo che Facebook (e i suoi colleghi di ufficio) mi hanno studiato bene. Insomma, hanno studiato più il genere umano che me, ma che sfortuna:   io ne faccio parte. Così hanno costruito i loro siti, le loro applicazioni ecc. in modo da intrappolarmi, perché io ci resti (per divorare la loro pubblicità) e ci ritorni.

Queste tecniche di design per piratare le nostre menti (come ad esempio lo “scroll infinito”, le “notifiche slot machine” e “i titoli che attirano i click (clickbait)” di cui parlo qui sopra sono intenzionali, studiate e documentate. Utilizzano semplicemente dei difetti della nostra mente (subconscio, inconscio, bias cognitivi … lascio agli scienziati le definizioni di tutto questo) che provocano un corto circuito nella nostra volontà. Non basta credere di essere padroni di se stessi per esserlo veramente. Spesso avviene il contrario: è il codice che detta legge nelle nostre menti.

Insomma, sono debole, perché sono un essere umano, quindi non sono il solo. E questo i giganti del web lo hanno capito bene.

9) Internet è quello che io ne farò.

Just do it!

Fallo e basta!

Se voglio vedere altre cose nella mia vita digitale, posso scegliere: aspettare che gli altri lo facciano fino a quando delle ragnatele incolleranno le mie dita ai tasti della tastiera, come uno scheletro … oppure posso muovere le mie dita.

Beh sì, non ho imparato a guidare la macchina in venti ore di scuola guida, un sacco di dolci non mi sono riusciti prima di comprare gli utensili giusti e la prima sciarpa che ho fatto era piena di buchi. Ma adesso so guidare, so cucinare dei dolci niente male e anche farmi un golf con i ferri da maglia.

Beh, creare e distribuire contenuti su Internet, è la stessa cosa, si impara. Si trovano facilmente delle informazioni e degli strumenti su Internet (e anche dei corsi per lavorare a maglia!).

Una volta che lo sappiamo, possiamo proporre qualcosa di diverso: c’è la moda degli articoli brevi, vuoti e con i titoli puttanata? E se invece resistessi alla tentazione del titolo per fare invece una cosa super, scrivendo un articolo per il blog lungo, denso e che raccolga un sacco di argomenti sparsi …?

Oh, aspetta.

10) Questa non è la fine del mondo, ma solo l’inizio.

Quando vediamo a qual punto abbiamo perso il controllo dell’informatica, delle nostre vite digitali, della nostra capacità di immaginare semplicemente come si potrebbe fare in modo diverso … c’è di che deprimersi.

Ma prima di chiedere che ti portino una corda, una pietra e un fiume, considera solo una cosa: quella digitale è una rivoluzione ancora giovane nella nostra storia. È come quando scopri il cioccolato, il trucco (maquillage), o una fottuta nuova serie che spacca: ne fai una scorpacciata.

Socialmente, ci rimpinziamo di computer (fino a metterli nelle nostre tasche sì, dei veri computer con opzione telefono!) e di digitale, e qui i più grandi commercianti di cioccolato / trucco / serie si sono rimpinzati alle nostre spalle rifilandoci della roba dolce, grassa e che qualche volta ci fa venir voglia di vomitare.

Ma siamo solo all’inizio, e c’è ancora tempo per imparare a diventare buongustai, e imparare a truccarsi con eleganza e anche a scrivere una fan fiction su questa nuova serie.

È tempo di tornare a un’informatica amica, a misura d’uomo, verso uno strumento che noi controlliamo! (E non il contrario, perché non mi piace che la mia lavatrice mi dia degli ordini, ma siamo impazziti!)

Le persone più intelligenti di me e gli specialisti mi hanno detto che con il trio “free software + crittografia + servizi decentrati” abbiamo trovato una buona pista. Io tendo a credere loro, e se ti va bene, puoi venire a esplorare questa via con noi. Questo non ci impedirà di percorrerne altre, insieme e allo stesso tempo, perché abbiamo un vasto territorio da scoprire.

Allora, sei pronto per la terra incognita?