Cosa puoi fare nel 2020 insieme a Framasoft

Riprendo e traduco da Framablog l’articolo Ce que Framasoft pourrait faire en 2020 grâce à vos dons.

L’articolo presenta  i progetti che Framasoft vuole realizzare il prossimo anno con l’aiuto (anche) economico dei suoi sostenitori.

Questa traduzione si può leggere anche nel Fediverse: https://fediverse.blog/~/Strafanici/framasoft-2020

Buona lettura 🙂

Titolo articolo Framablog

L’educazione popolare al digitale, Peertube, Mobilizon, un servizio “tutto in uno” … Per l’anno 2020, abbiamo ancora molti desideri … speriamo che tu ci dia i mezzi per realizzarli unendoti ai donatori e alle donatrici , e in ogni caso siamo felici di parlarti del piccolo programma che trovi qui.

Questo articolo fa parte dei ” Diari di viaggio di Contributopia ” . Da ottobre a dicembre 2019, faremo il punto sulle numerose azioni che intraprendiamo, che sono finanziate dalle tue donazioni (che possono portare a una riduzione fiscale per i contribuenti francesi). Se puoi, pensa a sostenerci .

A Framasoft non teniamo due piedi in una sola scarpa. Se, a volte, prendiamo delle strade traverse (la strada principale è così lunga …) è perché abbiamo un sacco di scatole con molti progetti dentro. Quali scegliere? È quel genere di problemi che per noi sono importanti quanto lo sviluppo delle strategie per realizzarli.

Dall’educazione popolare alle sfide del digitale

L’attività quotidiana di Framasoft, è fatta di numerosi interventi, seminari, conferenze, tavole rotonde … incontrare regolarmente pubblici differenti. Si tratta per noi di condividere le nostre osservazioni sull’egemonia dei giganti del Web e sul mondo che ci preparano le imprese del Capitalismo di Sorveglianza. Proponiamo anche dei percorsi di emancipazione digitale per andare verso una società della contribuzione piuttosto che dei consumi.

2 anni di esplorazione di Contributopia
La conferenza di presentazione dei Carnets de Contributopia  al Capitole du libre (novembre 2019) Clicca sull’immagine per vedere il video.

Stiamo anche lavorando con altre strutture e collettivi per facilitare l’adozione di pratiche digitali “più sane”. Individuare attori e attrici della mediazione al digitale libero , lavorare su degli strumenti pratici con delle organizzazioni che si occupano di educazione popolare o cooperative di formazione, queste sono alcune delle azioni che vogliamo proseguire nel 2020. Perché l’associazione Framasoft, con i suoi 35 membri, non può essere ovunque, e non ha nessuna desiderio di essere onnipresente! Ecco perché proviamo a condividere la nostra esperienza con persone che, quotidianamente animano delle azioni di educazione popolare e sono quanto più possibile, delle persone che cercano di riprendere il controllo sulla loro vita digitale.

Un altro grande progetto che ci aspetta nel 2020 è quello di preparare la chiusura di alcuni servizi che noi ospitiamo. Ricordiamo che ti verrà proposto l’accesso agli stessi servizi, ospitati da organizzazioni che condividono i nostrii stessi valori. Lo sappiamo, è spiacevole sapere che ci sarà un cambiamento, anche se lontano, in un panorama digitale in cui è difficile fidarsi e cambiare le proprie abitudini. Vogliamo lavorare in modo che le pagine Web che ti reindirizzano alla “stessa cosa, ma da un’altra parte” siano chiare e che ottengano la tua fiducia.

Ecco, ad esempio, cosa vedrai se provi ad accedere al nostro motore di ricerca Framabee chiuso di recente.

Per questo, vogliamo anche continuare a investire nel gruppo di host alternativi CHATONS . Vogliamo darti buone ragioni per fidarti dei membri di questo collettivo. Vogliamo che tu sappia perché puoi fornire loro i tuoi dati. Possiamo anche aiutare a chiarire qual è l’offerta di questo collettivo di fornitori di host, così puoi trovare il servizio o la struttura più adatta alle tue esigenze.

Offrire a Mobilizon la versione 1 che si merita

La mobilitazione di sforzi e risorse collettive è il miele della vita associativa e delle molteplici forme di interazione sociale. Questa è la ragione di Mobilizon . La nostra visione per questo progetto è chiara: offrire una piacevole alternativa agli eventi, ai gruppi o persino alle pagine di Facebook. Vorremmo creare uno strumento di emancipazione per le associazioni, gli attivisti, i cittadini … e tutti coloro che dipendono ancora da Facebook per organizzarsi insieme.

Attualmente è in versione beta, noi intendiamo sviluppare:

  • l’aspetto “federativo” di questo software entro la fine di dicembre;
  • le funzionalità delle pagine e dei gruppi (con messaggistica, moderazione, strumenti organizzativi) nel primo trimestre 2020;
  • le correzioni, i possibili ritardi e le rifiniture che stabilizzano e documentano il software, per la sua uscita prevista prima dell’estate del 2020 .

Perché tu possa seguire questi sviluppi in modo trasparente, gli aggiornamenti saranno regolarmente visibili sul sito dimostrativo test.mobilizon.org

Clicca sull’immagine per scoprire il sito dimostrativo di Mobilizon, ancora in versione beta.

La pubblicazione della prima versione stabile e utilizzabile pubblicamente di Mobilizon è un appuntamento da non perdere . Vogliamo accompagnarla con uno strumento che faciliti la comprensione di cos’è Mobilizon, come funziona, a cosa serve e a cosa non serve. Per arrivarci, vogliamo dedicare del tempo alla revisione completa del sito joinmobilizon.org , probabilmente sul modello del nuovissimo sito Web joinpeertube.org .

Finanziare le ambizioni di PeerTube

Al rilascio della versione 2 di PeerTube , abbiamo fatto il punto su questa alternativa gratuita e federata alle piattaforme video come YouTube. Se abbiamo appena passato un anno sviluppandolo con i nostri fondi, è perché crediamo nel potenziale di emancipazione di questa soluzione. Nel 2020, vogliamo trovarei mezzi per aumentare la popolarità di PeerTube. Per questo, avremo bisogno di materiali (video, illustrazioni, metafore …) che promuovano i vantaggi di uno strumento federato, e le funzionalità di PeerTube.

E se realizzassimo altri video educativi come quello realizzato da LILA …?

Abbiamo anche in programma, per il 2020, di promuovere una nuova raccolta di fondi che ci permetterà di finanziare la versione 3 di PeerTube. L’elenco delle funzionalità che questa raccolta finanzierà non è stato ancora definito, ma ci siamo segnati, grazie ai tuoi feedback (che puoi proporre qui, sul nostro forum ), alcune idee …

Questa è Sepia, la mascotte di PeerTube, di David Revoy (CC-By)

Innanzitutto pensiamo che PeerTube guadagnerebbe molto se rielaborassimo l’esperienza utente e l’interfaccia . Abbiamo individuato alcune lacune e alcune aree di miglioramento, ma pensiamo che sarebbe meglio usare professionisti del design per fare un bilancio e proporre delle soluzioni.

Inoltre, il nuovo lettore video (” HLS” , che è ancora sperimentale) offre prestazioni tali da consentire lo sviluppo di strumenti fino ad ora inimmaginabili per PeerTube. Ad esempio, PeerTube potrebbe offrire uno strumento “Video-Mix” (o di “montaggio”, per i cinefili),dove si crea una sequenza prendendo 30 secondi da un video, 12 da un altro e poi un minuto da un terzo …

Infine, la caratteristica che ci fa sognare (e ci viene chiesta regolarmente) è la trasmissione in diretta. Con lo streaming live, PeerTube non andrebbe a toccare solo il mercato di YouTube di Google, ma anche quello di Twitch di Amazon … Questo streaming live dovrebbe essere peer-to-peer, e questa è una grande sfida. tecnica!

Progetto cloud Framasoft: un account per soddisfare la maggior parte delle esigenze

Negli ultimi anni, il software Nextcloud si è notevolmente ampliato. Inizialmente, era una semplice alternativa a Dropbox o a Google Drive, per salvare e sincronizzare i file. Da allora, Nextcloud ha sviluppato molte applicazioni per facilitare la collaborazione.

Puoi sincronizzare i tuoi contatti ele tue agende, lavorare in collaborazione su file di testo o fogli di calcolo (con CollaboraOnline o OnlyOffice ), attivare videoconferenze o discussioni in chat, creare moduli di base, salvare i tuoi appunti, le immagini e i tuoi elenchi, condividere album fotografici, disegnare mappe mentali , visualizzare i tuoi feed RSS o le email …

Il progetto “Framasoft cloud” si baserebbe su questa soluzione: un singolo indirizzo, un singolo account da creare e tutti questi servizi sono a tua disposizione . Per limitare gli effetti della centralizzazione verso i nostri servizi, prevediamo di offrire pochissimo spazio (poche decine di megabyte), quanto basta per un’associazione che vuole collaborare su alcuni file. Il nostro obiettivo è farti scoprire questa soluzione, senza diffondere l’illusione che esistano risorse illimitate e gratuite (o che questo sia una cosa salutare).

Siamo molto orgogliosi di questo nome, facile da ricordare e trovare su Internet.

Per le persone che a un certo punto si sentissero strette, vorremmo davvero sviluppare uno strumento per migrare il loro account su un altro hosting Nextcloud . Nella nostra testa, sogniamo un “Il tuo account Framasoft cloud ti piace ma è troppo limitato? OK! clicca su questo pulsante per passare a questo o quell’hosting web alternativo “. Se potessimo avvicinarci a questa semplicità …

Aprire una nuova porta verso il mondo del libero, sì, ma anche verso la decentralizzazione!

Per l’autunno 2020 vogliamo, trovare il modo di accogliere tutte le persone, le associazioni che desiderano avere accesso a tale soluzione e che si accontentano di uno spazio di archiviazione spartano. Ci rendiamo conto che può significare accogliere decine di migliaia di persone. E naturalmente questo rappresenta un costo tecnico e umano, e quindi anche finanziario, molto importante. Ma se ci dai i mezzi, crediamo che possa rappresentare una grande porta di accesso almondo del Libero per tutte quelle persone che sono sempre più consapevoli dei pericoli rappresentati da GAFAM .

Il percorso è lungo, perciò liberiamo la strada

Se abbiamo annunciato la volontà di ” Deframasoftizzare Internet ” e voltare pagina rispetto al passato, è stato proprio per fare spazio a dei progetti futuri. Quest’anno 2020 sarà per noi un anno in cui vorremmo proseguire le nostre azioni più emancipatorie (educazione popolare, Mobilizon …), aprendo nuove porte al mondo del libero e all’autogestione (PeerTube v3, “cloud Framasoft” …). Noi ne abbiamo la volontà, dobbiamo sapere se tu ci darai i mezzi.

Fai clic per scoprire cosa abbiamo fatto, cosa faremo e ostienici se lo desideri.

Se abbiamo tanta libertà e indipendenza nelle nostre azioni, è perché alcune e alcuni di voi ci fanno una donazione (e quello che è meglio, una donazione regolare) e che tutte queste donazioni stanno finanziando il nostro bilancio annuale. Poiché l’associazione Framasoft è riconosciuta di interesse generale , va ricordato che per i contribuenti francesi, una donazione di € 100 a Framasoft costa, dopo la detrazione fiscale, € 34 … anche con la detrazione alla fonte . 😉

Anche quest’anno non vogliamo usare i meccanismi della colpevolizzazione o l’economia dell’attenzione per “manipolarti” e convincerti a una donazione. Pensiamo che sia sufficiente dirti concretamente: questo è quello che abbiamo fatto, questo è quello che vogliamo fare . Sta a te decidere se questo ti ispira e se è un’opportunità per contribuire alle nostre azioni con una donazione (per chi può) o condividendo il nostro appello alla donazione (per tutti!).

Ci fidiamo di te

Visita la pagina dei Diari di viaggio di Contributopia per scoprire altri articoli, altre azioni che abbiamo realizzato grazie alle tue donazioni. Se quello che hai appena letto ti piace, considera la possibilità di sostenere la nostra associazione , che vive solo delle tue donazioni. Poiché Framasoft è riconosciuta di interesse generale, una donazione di € 100 da un contribuente francese, dopo la detrazione, ammonterà a € 34.

Illustrazione dell’intestazione: CC-di David Revoy

 

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Che cos’è l’interoperabilità e perché è così importante

Da Framablog ho ripreso e tradotto l’articolo di Stephane Bortzmeyer  C’est quoi, l’interopérabilité, et pourquoi est-ce beau et bien.

Visto che era un riferimento importante per la comprensione dell’articolo, ho tradotto anche l’appello per l’interoperabilità dei giganti del web,  lanciato da La Qudrature du Net e da altre associazioni.

Buona lettura 🙂

Protocollo, HTTP, interoperabilità, questi termini ti dicono qualcosa? E standard, specifiche, RFC, tutto chiaro?
Se hai bisogno di capire un po’ meglio, l’articolo qui sotto è un pezzo scelto, scritto da
Stéphane Bortzmeyer che si è sforzato di rendere accessibili queste nozioni fondamentali. 

Protocolli

Il 21 maggio 2019, sessantanove organizzazioni, tra cui Framasoft, hanno firmato un appello per l’imposizione, possibilmente per legge, di un minimo di interoperabilità per i grandi attori commerciali del Web.

“Interoperabilità” è una bella parola, ma non è necessariamente parte del vocabolario di tutti, e quindi merita di essere spiegata. Perciò parleremo di interoperabilità, di protocolli, di interfacce, di standard e spero di riuscire a farlo restando comprensibile (se sei uno specialista di informatica, tutto questo lo sai già, ma l’appello delle 69 organizzazioni riguarda tutti).

Il Web, o meglio tutta Internet, si basa su protocolli di comunicazione. Un protocollo è un insieme di regole che devono essere seguite se si desidera comunicare. Il termine deriva dalla comunicazione umana, ad esempio, quando incontriamo qualcuno, ci stringiamo la mano o ci presentiamo se l’altro non ci conosce, ecc. Negli umani, il protocollo non è rigido (tranne nel caso del ricevimento nel suo palazzo da parte della Regina d’Inghilterra, ma questo deve essere un fatto raro tra le lettrici e i lettori di Framablog). Se la persona con cui comunichi non rispetta esattamente il protocollo, la comunicazione può ancora avvenire, anche se ciò significa che questa persona è poco educata. Ma i software non funzionano come gli umani. A differenza degli umani, non hanno flessibilità, le regole devono essere seguite esattamente. Su una rete come Internet, perché due software possano comunicare, ognuno deve seguire esattamente le stesse regole, ed è l’insieme di queste regole che crea un protocollo.

Un esempio concreto? Sul Web, per consentire al browser di visualizzare la pagina desiderata, è necessario chiedere a un server Web uno o più file. La richiesta viene effettuata inviando al server la parola GET (“dammi” in inglese) seguita dal nome del file, seguito dalla parola “HTTP / 1.1”. Se un browser cercasse di inviare il nome del file prima della parola GET, il server non capirebbe niente e risponderebbe invece con un messaggio di errore. A proposito di errori, potresti aver già incontrato il numero 404 che è semplicemente il codice di errore usato dai software che parlano HTTP per indicare che la pagina richiesta non esiste. Questi codici numerici, progettati per essere utilizzati tra software, hanno il vantaggio sui testi di non essere ambigui e di non dipendere da un particolare linguaggio umano. Questo esempio descrive una parte molto piccola del protocollo denominato HTTP (sta per Hypertext Transfer Protocol ) che è il più utilizzato sul web.

Esistono protocolli molto più complessi. Il punto importante è che dietro lo schermo, i software comunicano tra loro utilizzando questi protocolli. Alcuni servono direttamente ai software che utilizzi (come HTTP, che consente al browser Web di comunicare con il server che contiene le pagine desiderate), altri protocolli dipendono dall’infrastruttura software di Internet; il tuo software non interagisce direttamente con loro, ma sono indispensabili.

Il protocollo, queste regole di comunicazione, sono indispensabili in una rete come Internet. Senza un protocollo, due programmi software semplicemente non potrebbero comunicare anche se i cavi sono collegati e le macchine sono accese. Senza protocollo, il software si troverebbe nella situazione di due umani, un francese che parla solo francese e un giapponese che parla solo giapponese. Anche se tutti e due hanno un telefono e conoscono il numero dell’altro, nessuna vera comunicazione potrà avvenire. L’intera Internet è basata sul concetto di protocollo.

Il protocollo consente l’interoperabilità. L’interoperabilità è la capacità di comunicare di due prodotti software diversi realizzati da team di sviluppo differenti. Se un’università boliviana può avere scambi con una società indiana, è perché entrambi usano protocolli comuni.

power connector

Un esempio classico di interoperabilita: la presa elettrica. Kae Kae [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)%5D, via Wikimedia Commons

Solo i protocolli devono essere comuni: Internet non richiede l’uso dello stesso software né che il software abbia la stessa interfaccia con l’utente. Se prendo l’esempio di due software che parlano il protocollo HTTP, il browser Mozilla Firefox (che potresti usare per leggere questo articolo) e il programma curl (usato principalmente dagli informatici per le operazioni tecniche), questi due programmi hanno usi molto diversi, si interfacciano con l’utente in base a principi opposti, ma entrambi parlano lo stesso protocollo HTTP. Il protocollo è quello che parla con gli altri software (l’interfaccia con l’utente è invece per gli esseri umani.).

La distinzione tra protocollo e software è cruciale. Se uso il software A perché lo preferisco e tu il software B, finché i due programmi parlano lo stesso protocollo, nessun problema, sarà solo una scelta individuale. Nonostante le loro differenze, compresa l’interfaccia utente, entrambi i software comunicano. Se, d’altra parte, ogni software ha il proprio protocollo, non ci saranno comunicazioni, come nell’esempio fatto sopra del francese e e del giapponese.

 

Babele

Quindi, tutti i software utilizzano protocolli comuni, consentendo a tutti di comunicare felicemente? No, e non è obbligatorio. Internet è una rete con ”permesso opzionale “. A differenza dei vecchi tentativi di reti di computer che erano controllati dagli operatori telefonici e che decidevano quali protocolli e quali applicazioni avrebbero eseguito sulle loro reti, su Internet, puoi inventare il tuo protocollo, scrivere il software che lo parla e diffonderlo sperando di avere successo Questo è il modo in cui il Web è stato inventato: Tim Berners-Lee (e Robert Cailliau) non hanno dovuto chiedere il permesso a nessuno.Hanno definito il protocollo HTTP, scritto le applicazioni e la loro invenzione ha avuto successo.

Questa libertà di innovazione senza permesso è quindi una buona cosa. Ma ha anche degli svantaggi. Se ogni sviluppatore di applicazioni inventa il proprio protocollo, non ci saranno più comunicazioni o, più precisamente, non ci sarà più interoperabilità. Ogni utente sarà in grado di comunicare solo con persone che hanno scelto lo stesso software. Alcuni servizi su Internet hanno una buona interoperabilità, la posta elettronica, per esempio. Altri invece sono composti da un insieme di silos chiusi, che non comunicano tra loro. Questo è ad esempio il caso degli instant messenger. Ogni applicazione ha il proprio protocollo, le persone che usano WhatsApp non possono comunicare con chi usa Telegram, che non può comunicare con chi preferisce Signal o Riot. Mentre Internet è stata progettata per facilitare la comunicazione, questi silos, al contrario, bloccano i loro utenti in uno spazio chiuso.

La situazione è la stessa per i social network commerciali come Facebook. Puoi comunicare solo con persone che sono su Facebook. Le pratiche dell’azienda che gestisce questa rete sono deplorevoli, ad esempio nell’acquisizione e nell’utilizzo di dati personali, ma quando viene suggerito a chi usa Facebook di abbandonare questo silos, la risposta più comune è “ Non posso farlo, tutti i miei amici sono lì, e non potrei più comunicare con loro se me ne andassi . “Questo esempio è una buona illustrazione dei pericoli dei protocolli aziendali e, al contrario, dell’importanza dell’interoperabilità.

Kae [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

La torre di babele, quadro di Pieter Bruegel il vecchio. Pubblico dominio,(Google Art Project)

Ma perché ci sono diversi protocolli per lo stesso servizio? Ci sono diversi motivi. Alcuni sono tecnici. Non li svilupperò qui, non è un articolo tecnico, ma i protocolli non sono tutti equivalenti, ci sono ragioni tecniche oggettive che possono fare scegliere un protocollo piuttosto che un altro. E poi due persone diverse potrebbero pensare che due servizi non sono realmente identici e quindi meritano protocolli separati, anche se tutti non sono d’accordo.

Ma possono esserci anche ragioni commerciali: l’azienda dominante non ha alcun desiderio che i giocatori più piccoli competano con essa e non vuole consentire l’ingresso di nuovi arrivati. Ha quindi una forte motivazione ad usare solo un suo protocollo, che nessun altro conosce.

Infine, ci possono essere anche ragioni più psicologiche, come la convinzione, nel creatore di un protocollo, che il suo protocollo sia molto migliore degli altri.

Un esempio di un recente successo in termini di adozione di un nuovo protocollo è dato dalla fediverse. Questo termine, contrazione di “federazione” e “universo” (in italiano fediverso) include tutti i server che comunicano tra di loro con il protocollo ActvityPub, che l’appello delle sessantanove organizzazioni cita come esempio. ActivityPub ti consente di scambiare un’ampia varietà di messaggi. I programmi Mastodon e Pleroma utilizzano ActivityPub per inviare brevi testi, che chiamiamo micro-blogging (come fa Twitter). PeerTube utilizza ActivityPub per vedere e commentare i nuovi video. WriteFreely fa lo stesso con i testi che questo software di blog consente di scrivere e distribuire. E, domani, Mobilizon utilizzerà ActivityPub per informazioni sugli eventi che permetterà di organizzare. Questo è un nuovo esempio della distinzione tra protocollo e software. Sebbene molte persone chiamino il fediverse “Mastodon “, questo è inesatto. Mastodon è solo uno dei software che consente l’accesso a fediverse.

Neanche il termine ActivityPub è l’ideale. Esiste infatti una serie di protocolli necessari per comunicare all’interno di fediverse. ActivityPub è solo uno di questi, ma ha dato il suo nome un po’ a tutto l’insieme.

Non tutti i software del movimento di “reti sociali decentralizzate” utilizzano ActivityPub. Ad esempio, Diaspora non lo usa e quindi non è interoperabile con gli altri.

 

Appello

Torniamo ora all’appello citato all’inizio. Che cosa chiede? Questo appello richiede che l’interoperabilità venga imposta ai GAFA, le grandi società capitaliste che si trovano in una posizione dominante nella comunicazione. Tutte sono silos chiusi. Non c’è modo di commentare un video di YouTube se si dispone di un account PeerTube, di seguire i messaggi su Twitter o Facebook se si è su fediverse. Queste GAFA non cambieranno spontaneamente: bisognerà costringerle.

Si tratta solo della comunicazione esterna. Questo appello è moderato, nel senso che non richiede alle GAFA di cambiare la loro interfaccia utente, la loro organizzazione interna, i loro algoritmi di selezione dei messaggi o le loro pratiche nella gestione dei dati personali. Si tratta solo di ottenere che esse consentano l’interoperabilità con i servizi concorrenti, in modo da consentire una reale libertà di scelta da parte degli utenti. Tale aggiunta è semplice da implementare per queste imprese commerciali, che hanno fondi abbondanti e un gran numero di programmatori competenti. Eaprirebbe” il campo delle possibilità. Si tratta quindi di difendere gli interessi degli utenti. (Mentre il governo, nei suoi commenti , ha citato solo gli interessi delle GAFA, come se fossero specie in pericolo che devono essere difese).

 

Chi comanda?

Ma chi decide i protocolli, chi li crea? Non c’è una risposta semplice a questa domanda. Esistono molti protocolli diversi e le loro origini sono varie. A volte sono scritti in un testo che descrive esattamente ciò che le due parti devono fare. Questo è chiamato una specifica. Ma a volte non c’è alcuna specifica, solo alcune idee vaghe e un programma che utilizza questo protocollo. Ad esempio, il protocollo BitTorrent, ampiamente utilizzato per lo scambio di file e per il quale esiste un’interoperabilità molto buona con molti software, non è stato oggetto di una specifica completa. Niente costringe gli sviluppatori: Internet è “a permesso opzionale “. In questi casi, chi volesse creare un programma interoperabile dovrà leggere il codice sorgente (le istruzioni scritte dal programmatore) o analizzare il traffico che circola, per cercare di dedurre quale sia il protocollo (quello che si chiama reverse engineering). Questo è ovviamente più lungo e più difficile ed è quindi molto auspicabile per l’interoperabilità che ci sia una specifica scritta e corretta (si tratta di un esercizio difficile, il che spiega perché alcuni protocolli non ce l’hanno).

A volte le specifiche sono formalmente adottate da un’organizzazione il cui ruolo è quello di sviluppare e approvare le specifiche. Questo si chiama standardizzazione. Una specifica approvata è uno standard. L’interesse di uno standard rispetto a una specifica ordinaria è che riflette, a priori, un consenso piuttosto ampio di una parte degli attori, non è più un atto unilaterale. Gli standard sono quindi una buona cosa, ma nulla è perfetto, quindi il loro sviluppo è a volte laborioso e lento.

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Scrivere delle norme corrette e consensuali può essere laborioso. Codex Bodmer – Frater Rufillus (wohl tätig im Weißenauer Skriptorium) [Public domain]

Non tutti gli standard sono uguali. Alcuni sono disponibili pubblicamente (come importanti standard dell’infrastruttura Internet, RFC – richiesta di commenti), altri riservati a coloro che pagano o a quelli che sono membri di un club chiuso. Alcuni standard sono sviluppati pubblicamente, in cui tutti hanno accesso alle informazioni, altri sono creati dietro porte accuratamente chiuse. Quando lo standard è sviluppato da un’organizzazione aperta a tutti, secondo le procedure pubbliche, e il risultato è pubblicamente disponibile, si parla spesso di standard aperti. E, naturalmente, questi standard aperti sono preferibili per l’interoperabilità.

Una delle organizzazioni di standard aperti più conosciute è l’ Internet Engineering Task Force ( IETF), che produce la maggior parte delle RFC. L’IETF ha sviluppato e mantiene lo standard che descrive il protocollo HTTP, il primo citato in questo articolo. Ma esistono altre organizzazioni di standardizzazione, come il World Wide Web Consortium ( W3C ), che è responsabile per lo standard ActivityPub.

Ad esempio, per gli instant messenger che ho citato, esiste uno standard, che è chiamato Extensible Messaging and Presence Protocol (XMPP ). Google l’ha usato, poi l’ha abbandonato, giocando invece il gioco della chiusura.

 

Difficoltà

L’interoperabilità non è ovviamente una soluzione magica per tutti i problemi. Come abbiamo detto, l’appello delle sessantanove organizzazioni è molto moderato poiché richiede solo un’apertura a terzi. Se questa richiesta si traducesse in una legge che imponga questa interoperabilità, questo non risolverebbe tutto.

Innanzitutto, ci sono molti modi per rispettare la lettera di un protocollo, violando il suo spirito. Lo vediamo nella posta elettronica dove Gmail, in posizione dominante, impone regolarmente nuovi requisiti ai server di posta con i quali si degna di comunicare. L’email, a differenza della messaggistica istantanea, si basa su standard aperti, ma questi standard possono essere soddisfatti aggiungendo delle regole. Questo braccio di ferro mira a impedire ai server indipendenti di comunicare con Gmail. Se fosse adottata una legge che segue le raccomandazioni dell’appello, non c’è dubbio che le GAFA tenterebbero questo tipo di gioco e che dovrebbe esserci un meccanismo per monitorare l’applicazione della legge.

In modo più sottile, la società che volesse “aggirare” gli obblighi di interoperabilità può anche pretendere di voler “migliorare” il protocollo. Si aggiungono due o tre cose che non erano nello standard, e poi si fa pressione sulle altre organizzazioni perchè anche loro aggiungano quelle funzioni. Questo è un esercizio che i browser web hanno praticato molto, per ridurre la concorrenza.

Giocare con gli standard è tanto più facile in quanto alcuni standard sono scritti male, lasciando troppe ombre (e questo è il caso di ActivityPub). Scrivere uno standard è un esercizio difficile. Se lasciamo molta scelta ai programmatori che creeranno il software, c’è il rischio di distruggere l’interoperabilità, seguendo scelte troppo diverse. Ma se forziamo questi programmatori, imponendo regole molto precise per tutti i dettagli, impediamo al software di evolversi in risposta ai cambiamenti di Internet o del suo utilizzo. La standardizzazione rimane quindi un’arte difficile, per la quale non abbiamo un metodo perfetto.

Conclusione

Ecco, mi dispiace di essere stato lungo, ma i concetti di protocollo e interoperabilità sono poco insegnati, mentre sono cruciali per il funzionamento di Internet e soprattutto per la libertà dei cittadini che la usano . Spero di averli spiegati chiaramente e di averti convinto dell’importanza dell’interoperabilità. Pensa a sostenere l’appello delle sessantanove organizzazioni!

 

Per approfondire

E se vuoi maggiori informazioni su questo argomento:

 

MobiliZon: riprendiamo il controllo su ciò che ci unisce

Come promesso, le renne di Babbo Natale hanno portato sotto l’albero la traduzione italiana  dell’articolo che presenta  un altro progetto di Framasoft: MobiliZon, “uno strumento, conviviale, emancipatore ed etico per riunirsi, organizzarsi, mobilitarsi”.

Un’altra ragione per sostenere Framasoft!

Buona lettura 🙂

Il testo originale si trova qui: https://framablog.org/2018/12/11/mobilizon-reprendre-le-pouvoir-sur-ce-qui-nous-rassemble/

Vogliamo costruire gli strumenti che i giganti del Web non possono e non vogliono creare. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno del tuo aiuto .

Pensare fuori dai sentieri battuti dagli azionisti

Povero MeetUp! Povero Facebook con i suoi  eventi e i suoi gruppi! Riesci a immaginare quanto sia difficile essere una delle più grandi capitalizzazioni di borsa al mondo? No, ma il fatto è che gli azionisti non sono mai contenti, quindi questi dividendi bisogna strapparli coi denti !

I nostri poveri piccoli giganti del web sono obbligati  a creare strumenti che ti danno un controllo minimo sulle tue comunità (familiari, professionali, militanti, ecc.). Perché in fondo, i centri di interesse che condividi con gli altri sono i loro affari! I nostri poveri venditori di ore di cervello disponibili sono troppo impegnati a rinchiuderti nelle loro piattaforme in cui tutto ciò che fai sarà utilizzato contro di te. Perché un profilo pubblicitario completo si vende più caro e questo conta nelle loro azioni …

E noi, pretenziosi internauti, vorremmo che ci creassero anche uno strumento completo, etico e pratico per riunirci …? Ma chiediamo troppo a questi miliardari del marketing digitale!

Visto che siamo a Framasoft, abbiamo pensato che stavamo per togliergli una spina dal piede.  Sì, ci vuole uno strumento per organizzare quei momenti in cui ci riuniamo, che sia per divertimento o per cambiare il mondo. Quindi accettiamo la sfida e ci rimbocchiamo le maniche.

Non cambieremo il mondo da Facebook

Al lancio della tabella di marcia di Contributopia, abbiamo annunciato un’alternativa a Meetup, nome in codice Framameet. Inizialmente, abbiamo davvero immaginato uno strumento che potesse essere usato per riunirci per il compleanno del più giovane,  per l’assemblea della nostra associazione o  per l’incontro del club di Aikido … Uno strumento che imitasse gruppi ed eventi di Facebook, ma in versione libera, rispettosa della nostra sfera privata.

Poi, abbiamo visto come le “Climate Marches” sono state organizzate su Facebook e come questo strumento ha limitato le persone che volevano organizzarsi per partecipare a questi eventi. Faremo davvero clic su “Sono interessato” se sappiamo che i nostri colleghi, i nostri amici d’infanzia e la nostra famiglia lontana possono vedere e criticare il nostro comportamento? Quale possibilità avranno le organizzazioni di inviare informazioni ai partecipanti quando tutti sono bloccati nei muri di Facebook dove l’Algoritmo decide cosa vedrai e cosa non vedrai?

“Le società del capitalismo di sorveglianza non sono capaci di produrre lo strumento che sogniamo, perché non possono trarne profitto. È un’opportunità per fare meglio di loro, facendo in modo diverso.”

Siamo stati contattati da persone delle manifestazioni #OnVautMieuxQueÇa e contro la legge sul lavoro, le “Nuits Debout”, le Marce per il clima e i Gilet gialli … e lavoriamo regolarmente con Alternatiba, l’associazione Résistance à l’Agression Publicitaire, il movimento Colibris o i CEMÉA (tra gli altri): la maggior parte di queste persone faticano a trovare strumenti per strutturare le proprie azioni di mobilitazione, senza perdere il controllo della loro comunità, del collegamento che si è creato.

Gruppo dei gilet gialli su Facebook: " Qualunque sia l'esito del movimento, il databasel''opinione' che rimarrà nelle mani di Facebook è una bomba democratica a scoppio ritardato...E finora non abbiamo assolutamente alcuna garanzia che non sarà venduto a pezzi o al miglior offerente / i."

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo di Olivier Ertzschied « Après avoir liké, les Gilets Jaunes iront-ils voter ? »

Ma “chi più può, può anche meno”: se progettiamo uno strumento che può aiutare un movimento cittadino ad organizzarsi, a emanciparsi … questo strumento può essere utilizzato anche per gestire il compleanno a sorpresa dello zio Pino!

Quello che MeetUp ci rifiuta, lo troveremo in MobiliZon

Progettare il software MobiliZon (perché questo sarà il suo nome), è riprendersi il potere che ci è stato tolto dalle piattaforme centralizzate dei giganti del web. Togliere il potere ai GAFAM per rimetterlo nelle mani di … noi, persone, umani, Ci ispireremo all’avventura di PeerTube e pensiamo a un software davvero emancipatore:

  • Sarà un software libero : la direzione che Framasoft gli dà non è adatta a te? Avrai il potere di portarlo su un’altra strada.
  • Come Mastodon o PeerTube , sarà una piattaforma federata (tramite ActivityPub ). Avrai il potere di scegliere chi ospita i tuoi dati senza isolarti dal resto della federazione, i “fediverse”.
  • L’effetto “doppio arcobaleno” della federazione è che con MobiliZon darai al tuo evento il potere di interagire con i toot di Mastodon , i video di PeerTube,  la musica di FunkWhale
  • Vuoi separare le riunioni familiari dalle tue attività associative o dalle tue mobilitazioni militanti? Avrai il potere di creare identità multiple dallo stesso account , come tante maschere social.
  • Vuoi creare eventi davvero pubblici? Darai il potere di cliccare su “Io partecipo” senza dover creare un account .
  • Devi collegare il tuo evento a strumenti esterni, ad esempio (a caso) a un Framapad? Avrai il potere di integrare strumenti esterni nella tua comunità di MobiliZon .
disegno di MobiliZon di Devid Revoy

La strada è lunga, ma Mobilitiamoci (MobiliZon nous) perché la strada sia libera!

Abbiamo lavorato per gettare le basi del progetto, che presentiamo oggi su JoinMobilizon.org .  Al di là delle basi tecniche e del software, vogliamo pensare all’esperienza utente dell’applicazione che alla fine le persone avranno in mano. E che, inoltre, deve essere accessibile e comprensibile dai neofiti.

Vogliamo sperimentare un nuovo modo di fare le cose, lavorando con persone che lo fanno per professione (i designer, parleremo molto presto di Marie-Cécile e Geoffrey!) per operare insieme al servizio di cause che vogliono il bene della società.

Lo sviluppo avverrà per tappe e iterazioni, come nel caso di PeerTube, in modo da consegnare rapidamente (fine 2019) una versione funzionale che sia il più vicino possibile alle aspirazioni di coloro che hanno bisogno di questo strumento per mobilitarsi.

Questa è la nostra dichiarazione di intenti. La domanda è: ci sosterrai?

Perché per avanzare verso la realizzazione di MobiliZon e prolungare tutti i nostri progetti, non ci sono segreti: abbiamo bisogno di donazioni. Donazioni che, lo ricordiamo, rimangono fiscalmente deducibili (per i contribuenti francesi) .

Per la nostra campagna di donazioni quest’anno, abbiamo scelto di non utilizzare strumenti invasivi per motivarti (come la barra delle donazioni che vogliamo vedere riempirsi). Abbiamo voluto rimanere sobri ma potrebbe anche non essere  una grande festa: potremmo avere problemi ad aggiungere MobiliZon nel nostro budget 2019 …

Quindi, se MobiliZon ti fa sognare tanto quanto noi, e se puoi, prendi in considerazione la possibilità di sostenere Framasoft .

Fai una donazione per sostenere i progetti di Framasoft