Che cos’è uno spazio pubblico digitale?

Dal sito francese   NetPublic  riprendo questa presentazione degli Spazi pubblici digitali (Espaces Publics Numeriques).
Si tratta di iniziative di mediazione digitale di diversa tipologia che hanno avuto grande diffusione in Francia, nate molto spesso come sviluppo delle attività delle biblioteche sono sostenute finanziariamente da programmi nazionali o regionali.
Conoscete qualcosa di simile in Italia?

Il testo originale si trova qui: http://www.netpublic.fr/net-public/espaces-publics-numeriques/presentation/

Ringrazio Jean-Luc Raymond per l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia.
Questo articolo è pubblicato anche sul sito Medium.com

 

Espace Public Numerique

Foto di Damien Van Acker distribuita con licenza Creative Commons BY-NC-SA

 

Aperto a tutti, uno Spazio Pubblico Digitale (SPD) permette di accedere, di scoprire, di informarsi, di scambiare, di creare e di conoscere/avvicinarsi agli strumenti, ai servizi e alle innovazioni collegate al digitale nel quadro di iniziative differenti: incontri, dibattiti, laboratori collettivi di introduzione o di produzione, mediazioni individuali, libera consultazione ecc.

Gli Spazi pubblici digitali offrono un accesso ad Internet, ma anche un accompagnamento qualificato per favorire l’appropriazione delle tecnologie e delle pratiche di internet fissa e mobile.

Gli SPD sono dei centri di risorse per lo sviluppo digitale del territorio.

Mettono a disposizione le attrezzature, offrono dei metodi di accompagnamento di progetti cooperativi, organizzano dei laboratori e dei percorsi di apprendimento accessibili all’insieme dei cittadini.

Gli SPD sono dei luoghi di sperimentazione e di diffusione di nuovi servizi e di nuove pratiche legate al digitale, ma anche dei luoghi di animazione di progetti collaborativi di prossimità (Co-costruzione, partecipazione, partenariato ecc.).

I servizi offerti dagli SPD si sviluppano continuamente con la comparsa di nuove tecnologie (strumenti, software), nuovi servizi, nuovi obiettivi, nuove regolamentazioni, nuovi rischi, nuove opportunità e nuove pratiche ( smartphone, tablet, ereader, stampa 3D, MOOC, internet delle cose, ENT [Espace numérique de travail], documentazione collaborativa…) per permettere a tutti l’aggiornamento tecnico, giuridico e culturale necessario all’inclusione digitale.

Gli SPD possono perciò sviluppare delle attività legate alle tecnologie di fabbricazione digitale di prossimità, attraverso dei “Fablab” o laboratori di fabbricazione digitale.

Gli SPD possono anche organizzare degli interventi che mirano a sviluppare la gestione delle informazioni provenienti dalle amministrazioni e dalle imprese per permettere ai cittadini di appropriarsi di questi dati e di creare i nuovi servizi di cui avranno bisogno nella vita quotidiana ( nel quadro degli “InfoLab”).

Espace Public Numerique

Elenco non esaustivo delle realizzazioni esistenti all’interno degli SPD:

  • Accompagnamento individuale e collettivo
  • Introduzione a Internet e alla multimedialità
  • Perfezionamento e accompagnamento di progetti digitali
  • Pratiche culturali, creazioni artistiche
  • Accompagnamento scolastico, azioni socio-educative (ritmi scolastici, FSE)
  • Coworking, telelavoro, formazione a distanza, MOOC…
  • Ricerca d’impiego su Internet, reti socio-professionali…
  • Procedure amministrative, e-administration, m-administration ( amministrazione accessibile online attraverso dispositivi mobili: cellulari, smartphone)
  • Vita quotidiana (acquisti, tempo libero …)
  • Strumenti e utilizzi mobili (smartphone, tablet, ereader, applicazioni)
  • FAB LAB, INFO LAB, LIVING LAB, Recycl’Art, Upcycling, …
  • Accoglienza portatori di handicap
  • Accoglienza giovani
  • Accoglienza anziani
  • Accoglienza disoccupati
  • Accompagnamento di associazioni
  • Accompagnamento di PMI (piccole e medie imprese), « Consiglieri digitali »
  • Accoglienza CNIL ( Commissione nazionale informatica e libertà)
  • Spazio di accompagnamento ai videogiochi
  • Centro di esami PIM (Passaporto Internet e Multimedia)
  • Centro di esami B2iAdultes (patente informatica e internet)
  • Laboratori di robotica, programmazione informatica (coding …)
  • Accesso WIFI, accesso in autonomia
  • Conferenze, spazi di riflessione sulle nuove pratiche
  • Partecipazione degli utenti alla gestione degli SPD
  • Progetti di sviluppo locale (Agenda 21, socio-economici, educativi, …)
  • Accompagnamento « cassaforte elettronica »
  • Accoglienza Ordi2.0 (prestito di materiali, circuito di riciclaggio …)
  • Interventi decentrati, di prossimità, all’aperto, SPD mobile
  • Risorse digitali (Intervenants, materiali, documentazione, ingegneria, consulenza…)
  • Partenariato con scuole
  • Scienze partecipative (cartoparty, biodiversità, patrimonio culturale, …)
  • Translitteracy e empowerment (pratiche, progetti, conferenze, dibattiti…)
  • Partecipazione dei giovani alla gestione degli SPD
  • Internet degli oggetti (scoperta, primi passi, creazione…)

Espace Public Numerique

Reti e progetti locali e nazionali a sostegno degli SPD

Esistono due progetti a livello nazionale:

  • Gli spazi Cyber-Base creati nell’ambitodel programma Cyber-Base della Caisse des Dépôts et Consignations,
  • I « Point Cyb – Espace Jeune Numérique » creati e amministrati nel quadro di un marchio e di un capitolato , attraverso le DDCS (Directions Départementales de la Cohésion Sociale) dal ministero della gioventù, dell’educazione popolare e della vita associativa all’interno della rete Information-Jeunesse.

Il progetto Espaces Culture Multimédia del Ministero della cultura si è sviluppato in direzione di un sostegno alla diffusione della cultura digitale attraverso i Rencontres Nationales Culture Numérique che si tengono quattro volte l’anno: http://www.rencontres-numeriques.org/2013/

Questi progetti nazionali si intrecciano a livello locale con i programmi delle collettività territoriali. La maggioranza delle collettività territoriali hanno creato degli SPD collegati in rete sul territorio. Questi interventi locali contribuiscono alla riduzione delle diseguaglianze geografiche, culturali, sociali ed economiche che possono esistere su uno stesso territorio (cfr. i programmi territoriali).

Lo sviluppo degli Spazi Pubblici Digitali offre, oltre all’accesso in rete a chi non ne dispone, introduzione e approfondimenti a chi desidera conoscere meglio queste nuove tecnologie.

Gli Spazi Pubblici Digitali rappresentano un mezzo efficace per lottare contro la frattura digitale sia materiale che culturale. Contribuiscono a promuovere e a facilitare la scoperta dei principali utilizzi di internet ( m.administration, e-commerce, Internet della conoscenza e della cultura) e delle tecnologie digitali (cellulari,internet delle cose, programmazione delle schede Arduino, stampanti 3D…)

In Francia sono aperti 5000 Spazi Pubblici Digitali, in cui uno o più animatori multimediali, mediatori digitali, consiglieri digitali, LabManager… accompagnano, introducono e sostengono tutti nel padroneggiare meglio gli strumenti e i servizi offerti da Internet e più in generale dalle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza.

Alcuni Spazi Pubblici Digitali sono “generalisti”, altri invece “specialistici” ( video e foto digitali, accompagnamento nella ricerca d’impiego, lotta contro l’esclusione, l’analfabetismo).

Nel condurre i progetti di sviluppo locale, utilizzando la leva del digitale, gli animatori degli SPD possono essere assistiti da uno o più assistenti tecnici che lavorano all’interno dei progetti Emplois d’Avenir (impieghi del futuro): operatore (forgeur) digitale, regista multimedia… cfr. la tabella dei 6 mestieri corrispondenti ai nuovi bisogni dell’accesso pubblico a Internet e alla culura digitale.

Gli SPD hanno una storia ispirata in parte ai primi club informatici. Il primo SPD sembra essere nato a Strasburgo nel 1996 su iniziativa locale. Si sono poi sviluppati con modalità differenti attorno a iniziative private o a iniziative collegate alle politiche pubbliche locali e nazionali.

Alcuni grazie a un programma nazionale per iniziativa di un ministero o di un organismo pubblico, altri nell’ambito di programmi regionali, dipartimentali, cittadini o di consorzi comunali che si collegano a volte con altri programmi più centrati sulla formazione professionale e l’auto-formazione. Altri infine sono il risultato di iniziative associative locali.

L’insieme forma una carta differenziata degli spazi pubblici spesso raggruppati in rete attorno a dei centri di risorse.

Icona mappa EPNAnnuario e mappa degli Spazi Pubblici Digitali in Francia

 

Moda e software libero: disegnare e creare i propri abiti

Disegnare e creare i propri abiti col software libero? Adesso è possibile: nei makers lab c’è posto anche per cartamodelli, plotter e macchine da cucire 🙂

Dal sito http://linuxfr.org ho tradotto l’articolo Mode et couture libre, di Thomas Debesse:  un’interessante panoramica sugli strumenti open source  per disegnare e creare capi di abbigliamento e sulle tematiche collegate al copyright e all’uso delle licenze Creative Commons nel campo della moda.

 

Framablog ha presentato il 7 gennaio 2014 il software libero Valentina, un programma per disegnare cartamodelli di abiti!

Questa è l’occasione per fare il punto sulle iniziative libere nel campo della moda, scoprire un’ offerta di software ancora agli inizi e riflettere sul concetto stesso di moda libera.

 

Il software Valentina

L’articolo di Framablog è principalmente una traduzione di quello di Alexandre Prokoudine sul sito Libre Graphics World (in inglese).

Valentina è un giovane progetto nato da due constatazioni: i software di design per la moda non sono liberi e sono per lo più molto costosi! Alexandre Prokoudine fa l’esempio di un programma la cui licenza costa 16.000 dollari. Se il costo del plotter è incomprimibile, il costo di una licenza software può sembrare rapidamente esorbitante. Così Alexandre spiega che gli stilisti all’inizio della loro carriera sono costretti a utilizzare delle applicazioni molto semplici o dei software CAD generici e poco adatti al mestiere.

Sulla base di questa constatazione, l’obiettivo del progetto Valentina è quello di realizzare un software che sia libero e anche gratuito. Queste due caratteristiche sono importanti per il progetto, la gratuità non è che una conseguenza della libertà.

Per chi fosse interessato, Roman Telezhinsky e Christine Neupert hanno scritto un tutorial per creare modelli (N.d.t: il link non è più attivo dobbiamo accontentarci del manuale in inglese) e Roman Telezhinsky ha pubblicato (in russo, ma con molte foto) un articolo che mostra passo passo il confezionamento di un abito utilizzando il software Valentina.

Valentina
Valentina in azione

Per chi volesse contribuire, Valentina è un software sviluppato in C ++ con QT5.

NDA: Grazie a Tanouky per il suo post su Valentina: Valentina – Outil libre de création de vêtements.

Inkscape, Blender, MakeClothes …

Anche se questo settore è poco sviluppato, non è però la prima volta che il software libero si interessa all’abbigliamento.

Ben prima dell’équipe di Valentina, Suzan Spencer aveva chiarito molte cose lavorando con il software di disegno vettoriale Inkscape , sul sito Tau Tau Meta Physica si possono trovare dei tutorial per la produzione di modelli di abiti.

Framablog fa riferimento, oltre ad Inkscape, a un altro strumento, MakeClothes per Blender.

MakeClothes non è un software per stilisti, è uno strumento per simulare degli abiti in scene e animazioni 3D, come MakeHuman che è uno strumento per la modellizzazione di personaggi umani.

Anche se questo non è un software per stilisti, l’idea di di modellizzare degli abiti su un manichino realizzata con MakeHuman è molto attraente perché questo permetterebbe di testare un’idea non solo su un manichino, ma su un manichino mobile con diverse libertà e di utilizzare il motore fisico di Blender!

Purtroppo, è probabile che questo tipo di soluzione non sia ottimale, e che si incontrino le stesse difficoltà incontrate da coloro che utilizzano Blender per la stampa 3D: Blender non è un programma CAD e ha la vocazione a produrre immagini che assomigliano alla realtà, non dei modelli applicabili nella realtà!

Tuttavia, è probabile che molte cose nel lavoro di Suzan Spencer potranno servire al progetto Valentina, e che le capacità di simulazione offerte dai software liberi come Blender apriranno delle porte molto interessanti. Il futuro è perciò incoraggiante.

Moda, copyright, pubblico dominio e cultura libera

Framasoft aveva anche tradotto un interessantissima conferenza TED di Johanna Blakley sulla moda e sul diritto d’autore: Lessons from fashion’s free culture.

La conferenza risale già al 2010 ! Abbiamo imparato che negli Stati Uniti il copyright ha ben poca presa sulla moda. In effetti l’abbigliamento è considerato troppo utile per poter essere protetto.

Johanna Bakley arriva perfino ad affermare:

L’unica cosa che non può essere copiata è l’etichetta della marca commerciale attaccata all’abito.

Purtroppo, questo non è del tutto vero in Francia , dove non c’è distinzione tra opere di pubblica utilità e opere artistiche.

Johanna Blakley mostra come questa assenza di limiti non costituisca un freno allo sviluppo del settore della moda! Il copyright viene spesso invocato con il pretesto di proteggere l’industria e la creatività, la moda dimostra che possiamo farne a meno e che il settore funziona benissimo senza!

Un fine gastronomo potrebbe fare un parallelo con la cucina dove non si possono proteggere le ricette. Con una cucina sottoposta al copyright, la Francia non avrebbe avuto la stessa reputazione.

Ma possiamo generalizzare la constatazione del successo della moda e della cucina, in assenza di vincoli giuridici basati sul principio del copyright?

Il blog “Roman lubrique” dimostra che, al contrario, in un settore molto segnato dal diritto d’autore, quello dell’editoria, su Amazon si trovano più libri del 1880 che libri del 1980 e che questo delinea la “cultura perduta della generazione copyright.” Non è chiaro se il pubblico dominio sia un buon alleato commerciale, ma culturalmente, la sua assenza è un disastro.

Cartamodelli con licenza Creative Commons?

Allora, esistono dei cartamodelli liberi in Francia?

Una giovane azienda francese, 1083 borne in France vende jeans con i cartamodelli per farseli da soli, con licenza Creative Commons BY (Attribuzione). Il numero 1083 corrisponde alla distanza più lunga tra due città della Francia metropolitana: 1083 km tra Mentone e Porspoder . Pubblicando il suo cartamodello, l’azienda ha in mente l’idea di un kit a chilometro zero, i jeans da fare in casa propria!

cartamodello
Anteprima di un cartamodello 1083