Che cos’è uno spazio pubblico digitale?

Dal sito francese   NetPublic  riprendo questa presentazione degli Spazi pubblici digitali (Espaces Publics Numeriques).
Si tratta di iniziative di mediazione digitale di diversa tipologia che hanno avuto grande diffusione in Francia, nate molto spesso come sviluppo delle attività delle biblioteche sono sostenute finanziariamente da programmi nazionali o regionali.
Conoscete qualcosa di simile in Italia?

Il testo originale si trova qui: http://www.netpublic.fr/net-public/espaces-publics-numeriques/presentation/

Ringrazio Jean-Luc Raymond per l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia.
Questo articolo è pubblicato anche sul sito Medium.com

 

Espace Public Numerique

Foto di Damien Van Acker distribuita con licenza Creative Commons BY-NC-SA

 

Aperto a tutti, uno Spazio Pubblico Digitale (SPD) permette di accedere, di scoprire, di informarsi, di scambiare, di creare e di conoscere/avvicinarsi agli strumenti, ai servizi e alle innovazioni collegate al digitale nel quadro di iniziative differenti: incontri, dibattiti, laboratori collettivi di introduzione o di produzione, mediazioni individuali, libera consultazione ecc.

Gli Spazi pubblici digitali offrono un accesso ad Internet, ma anche un accompagnamento qualificato per favorire l’appropriazione delle tecnologie e delle pratiche di internet fissa e mobile.

Gli SPD sono dei centri di risorse per lo sviluppo digitale del territorio.

Mettono a disposizione le attrezzature, offrono dei metodi di accompagnamento di progetti cooperativi, organizzano dei laboratori e dei percorsi di apprendimento accessibili all’insieme dei cittadini.

Gli SPD sono dei luoghi di sperimentazione e di diffusione di nuovi servizi e di nuove pratiche legate al digitale, ma anche dei luoghi di animazione di progetti collaborativi di prossimità (Co-costruzione, partecipazione, partenariato ecc.).

I servizi offerti dagli SPD si sviluppano continuamente con la comparsa di nuove tecnologie (strumenti, software), nuovi servizi, nuovi obiettivi, nuove regolamentazioni, nuovi rischi, nuove opportunità e nuove pratiche ( smartphone, tablet, ereader, stampa 3D, MOOC, internet delle cose, ENT [Espace numérique de travail], documentazione collaborativa…) per permettere a tutti l’aggiornamento tecnico, giuridico e culturale necessario all’inclusione digitale.

Gli SPD possono perciò sviluppare delle attività legate alle tecnologie di fabbricazione digitale di prossimità, attraverso dei “Fablab” o laboratori di fabbricazione digitale.

Gli SPD possono anche organizzare degli interventi che mirano a sviluppare la gestione delle informazioni provenienti dalle amministrazioni e dalle imprese per permettere ai cittadini di appropriarsi di questi dati e di creare i nuovi servizi di cui avranno bisogno nella vita quotidiana ( nel quadro degli “InfoLab”).

Espace Public Numerique

Elenco non esaustivo delle realizzazioni esistenti all’interno degli SPD:

  • Accompagnamento individuale e collettivo
  • Introduzione a Internet e alla multimedialità
  • Perfezionamento e accompagnamento di progetti digitali
  • Pratiche culturali, creazioni artistiche
  • Accompagnamento scolastico, azioni socio-educative (ritmi scolastici, FSE)
  • Coworking, telelavoro, formazione a distanza, MOOC…
  • Ricerca d’impiego su Internet, reti socio-professionali…
  • Procedure amministrative, e-administration, m-administration ( amministrazione accessibile online attraverso dispositivi mobili: cellulari, smartphone)
  • Vita quotidiana (acquisti, tempo libero …)
  • Strumenti e utilizzi mobili (smartphone, tablet, ereader, applicazioni)
  • FAB LAB, INFO LAB, LIVING LAB, Recycl’Art, Upcycling, …
  • Accoglienza portatori di handicap
  • Accoglienza giovani
  • Accoglienza anziani
  • Accoglienza disoccupati
  • Accompagnamento di associazioni
  • Accompagnamento di PMI (piccole e medie imprese), « Consiglieri digitali »
  • Accoglienza CNIL ( Commissione nazionale informatica e libertà)
  • Spazio di accompagnamento ai videogiochi
  • Centro di esami PIM (Passaporto Internet e Multimedia)
  • Centro di esami B2iAdultes (patente informatica e internet)
  • Laboratori di robotica, programmazione informatica (coding …)
  • Accesso WIFI, accesso in autonomia
  • Conferenze, spazi di riflessione sulle nuove pratiche
  • Partecipazione degli utenti alla gestione degli SPD
  • Progetti di sviluppo locale (Agenda 21, socio-economici, educativi, …)
  • Accompagnamento « cassaforte elettronica »
  • Accoglienza Ordi2.0 (prestito di materiali, circuito di riciclaggio …)
  • Interventi decentrati, di prossimità, all’aperto, SPD mobile
  • Risorse digitali (Intervenants, materiali, documentazione, ingegneria, consulenza…)
  • Partenariato con scuole
  • Scienze partecipative (cartoparty, biodiversità, patrimonio culturale, …)
  • Translitteracy e empowerment (pratiche, progetti, conferenze, dibattiti…)
  • Partecipazione dei giovani alla gestione degli SPD
  • Internet degli oggetti (scoperta, primi passi, creazione…)

Espace Public Numerique

Reti e progetti locali e nazionali a sostegno degli SPD

Esistono due progetti a livello nazionale:

  • Gli spazi Cyber-Base creati nell’ambitodel programma Cyber-Base della Caisse des Dépôts et Consignations,
  • I « Point Cyb – Espace Jeune Numérique » creati e amministrati nel quadro di un marchio e di un capitolato , attraverso le DDCS (Directions Départementales de la Cohésion Sociale) dal ministero della gioventù, dell’educazione popolare e della vita associativa all’interno della rete Information-Jeunesse.

Il progetto Espaces Culture Multimédia del Ministero della cultura si è sviluppato in direzione di un sostegno alla diffusione della cultura digitale attraverso i Rencontres Nationales Culture Numérique che si tengono quattro volte l’anno: http://www.rencontres-numeriques.org/2013/

Questi progetti nazionali si intrecciano a livello locale con i programmi delle collettività territoriali. La maggioranza delle collettività territoriali hanno creato degli SPD collegati in rete sul territorio. Questi interventi locali contribuiscono alla riduzione delle diseguaglianze geografiche, culturali, sociali ed economiche che possono esistere su uno stesso territorio (cfr. i programmi territoriali).

Lo sviluppo degli Spazi Pubblici Digitali offre, oltre all’accesso in rete a chi non ne dispone, introduzione e approfondimenti a chi desidera conoscere meglio queste nuove tecnologie.

Gli Spazi Pubblici Digitali rappresentano un mezzo efficace per lottare contro la frattura digitale sia materiale che culturale. Contribuiscono a promuovere e a facilitare la scoperta dei principali utilizzi di internet ( m.administration, e-commerce, Internet della conoscenza e della cultura) e delle tecnologie digitali (cellulari,internet delle cose, programmazione delle schede Arduino, stampanti 3D…)

In Francia sono aperti 5000 Spazi Pubblici Digitali, in cui uno o più animatori multimediali, mediatori digitali, consiglieri digitali, LabManager… accompagnano, introducono e sostengono tutti nel padroneggiare meglio gli strumenti e i servizi offerti da Internet e più in generale dalle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza.

Alcuni Spazi Pubblici Digitali sono “generalisti”, altri invece “specialistici” ( video e foto digitali, accompagnamento nella ricerca d’impiego, lotta contro l’esclusione, l’analfabetismo).

Nel condurre i progetti di sviluppo locale, utilizzando la leva del digitale, gli animatori degli SPD possono essere assistiti da uno o più assistenti tecnici che lavorano all’interno dei progetti Emplois d’Avenir (impieghi del futuro): operatore (forgeur) digitale, regista multimedia… cfr. la tabella dei 6 mestieri corrispondenti ai nuovi bisogni dell’accesso pubblico a Internet e alla culura digitale.

Gli SPD hanno una storia ispirata in parte ai primi club informatici. Il primo SPD sembra essere nato a Strasburgo nel 1996 su iniziativa locale. Si sono poi sviluppati con modalità differenti attorno a iniziative private o a iniziative collegate alle politiche pubbliche locali e nazionali.

Alcuni grazie a un programma nazionale per iniziativa di un ministero o di un organismo pubblico, altri nell’ambito di programmi regionali, dipartimentali, cittadini o di consorzi comunali che si collegano a volte con altri programmi più centrati sulla formazione professionale e l’auto-formazione. Altri infine sono il risultato di iniziative associative locali.

L’insieme forma una carta differenziata degli spazi pubblici spesso raggruppati in rete attorno a dei centri di risorse.

Icona mappa EPNAnnuario e mappa degli Spazi Pubblici Digitali in Francia

 

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Bibliobox: valorizzare i materiali di Pubblico Dominio in biblioteca

Riprendo e traduco un recente post di Thomas Fourmeux pubblicato sul blog Biblio Numericus.

Le riflessioni dell’autore si basano sull’esperienza reale delle biblioteche di Aulnay-sous-Bois che da quasi due anni utilizzano le PirateBox/BiblioBox  come strumenti di mediazione digitale.

 

Due avvenimenti organizzati nel mese di luglio mi danno lo spunto per scrivere questo post: il PirateBoxCamp e il PublicDomainMonth.

Ho scritto a più riprese sulla Bibliobox sia su questo blog che sul sito BiblioBox.net.

Io sono convinto dei vantaggi che questo tipo di dispositivo di mediazione digitale offre a una biblioteca, ma ecco un altro post per chi ancora ne dubitasse.

Qual è il vantaggio di proporre agli utenti quello che già possono trovare su Internet?”

L’installazione di una BiblioBox da sola non basta. Ha bisogno di un importante lavoro di mediazione perché gli utenti delle biblioteche si impadroniscano delle risorse messe a loro disposizione. Ho avuto più volte occasione d’intervenire per presentare la BiblioBox e il suo utilizzo in biblioteca, spesso mi sono stati sottolineati i limiti di questo dispositivo, in particolare per quello che riguarda i contenuti. Gli utenti della biblioteca possono trovare su Internet i contenuti che gli vengono proposti. Si pone dunque il problema dei vantaggi di avere una BiblioBox in biblioteca. Capisco questa osservazione a cui si può rispondere in tre tempi. Da una parte questo ragionamento si applica anche ai beni fisici. Noi offriamo dei documenti che gli utenti del resto possono acquistare andando ad esempio in libreria o in qualsiasi negozio della grande distribuzione culturale. L’obiettivo della BiblioBox non è quello di proporre dei contenuti esclusivi, ma di valorizzare quelli che esistono! D’altra parte non è scontato che i nostri utenti conoscano l’esistenza di queste risorse. E anche se le conoscessero, non è detto che sappiano dove trovarle. Noi svolgiamo il nostro ruolo di facilitatori nell’accesso a queste risorse. Infine, per i bibliotecari si tratta di un mezzo per prendere posizione in quanto attori impegnati nella questione dei beni comuni della conoscenza.

La riuscita (o il fallimento) di questo progetto si basa su diversi fattori su cui noi non abbiamo sempre presa. Per esempio se si installa una BiblioBox in un territorio in cui le persone sono poco equipaggiate di apparecchi elettronici (smartphone, tablet o computer portatili) questo costituisce un freno per la riuscita del progetto. Al contrario, per esperienza, so che le modalità con cui le risorse vengono proposte influisce sulla capacità e sulla voglia di appropriarsene da parte degli utenti. In effetti è sconsigliato basarsi unicamente sulla quantità e proporre il maggior numero possibile di risorse. La quantità danneggia la leggibilità e la pertinenza delle opere scelte. Se proponiamo il pacchetto Bibebook di 1400 titoli (in francese) rischiamo di far scappare i nostri utenti. La selezione è la chiave del successo. Tanto più che l’interfaccia della BiblioBox non è ancora l’ideale anche se ci sono dei miglioramenti in corso. Qual è il valore aggiunto del bibliotecario nel proporre un pacchetto senza nessuna contestualizzazione? E’ come lasciar fare tutto il lavoro alla serendipità.

Contestualizzare e tematizzare

L’obiettivo è arrivare a contestualizzare e a tematizzare i contenuti che proponiamo attraverso la BiblioBox. Per fare questo abbiamo diverse possibilità. Non dobbiamo esitare nell’utilizzare l’attualità culturale locale, nazionale o internazionale. Il Ministère de la Culture et de la Communication realizza ogni anno un documento che elenca i maggiori eventi culturali ( Giornate europee del patrimonio, Centenario della prima guerra mondiale, festival della musica…). Occorre approfittare di queste occasioni che concentrano l’attenzione delle persone su una tematica specifica. Al di fuori della Primavera dei poeti, forse gli utenti non si sarebbero interessati alla poesia, ma questo evento culturale potrebbe essere l’occasione per fargli venire voglia di provare. Perciò si approfitta di questa attenzione per proporre agli utenti dei contenuti specifici. In questo modo vengono messe in evidenza le competenze di mediazione del bibliotecario e la sua capacità di mettere in relazione i contenuti e le persone.

Al di là dell’economia dell’attenzione, esistono altri metodi per contestualizzare le risorse della BiblioBox. Uno di questi è stato utilizzato da Feedbooks (una libreria digitale che presenta ebook in diverse lingue). L’equipe di Feedbook ha valorizzato i libri di Zola attraverso una mappa di Parigi che presenta i quartieri citati nelle sue opere.

Mappa di Parigi nelle opere di Zola

Visualizza la mappa Le Paris de Zola

Inoltre ha creato attraverso TimeMapper, uno strumento sviluppato dall’ Open Knowledge Foundation, una linea del tempo che presenta i principali avvenimenti del ciclo di romanzi dei Rougon-Macquart

Io trovo questi due strumenti piuttosto interessanti e affascinanti. Grazie a questa valorizzazione gli utenti avranno sicuramente più voglia di interessarsi ai Rougon-Macquart o a qualsiasi altra opera. In ogni caso è questa la scommessa che faccio. Si potrebbero utilizzare e inserire in una BiblioBox (o sul sito principale della biblioteca) al’interno di una selezione tematica. Per il momento c’è ancora un problema: bisogna riuscire a inserire una mappa con i marcatori in modalità offline. Ma per superare questo limite possiamo contare sulla comunità che si è sviluppata attorno alla PirateBox/BiblioBox.

Perché aprire dei fablab in biblioteca

Un altro articolo tratto dal blog francese Biblio Numericus:  questa volta  Thomas Fourmeux ci parla di fablab in biblioteca.

Vista la situazione di gran parte delle biblioteche in Italia può sembrare un argomento di scarsa attualità, l’autore dell’articolo ci presenta alcune ragioni per cui vale la pena occuparsene.

La responsabilità della traduzione è come al solito mia; i link presenti nel testo rimandano tutti a pagine in francese e  in inglese.

fablab

CC BY NC SA di iMAL.org Flickr

La questione della biblioteca di domani viene spesso affrontata nelle giornate di studio o nell’ambito di eventi come BiblioRemix.
Se chiedersi come sarà la biblioteca di domani è ormai all’ordine del giorno, perché non interessarsi alla questione dei fablab in biblioteca?

Il fablab rappresenta una delle vie che le biblioteche possono imboccare. Certo, non tutte le biblioteche sono interessate ai laboratori di creazione digitale, ma una parte lo sono sicuramente! L’idea del fablab diventa più convincente se consideriamo la biblioteca come uno spazio di pratiche condivise. I fablab sono l’occasione di ripensare le biblioteche proponendo al pubblico nuovi spazi e nuovi servizi. Il regno delle collezioni a poco a poco lascia spazio all’utente e ai servizi che la biblioteca può offrire. Senza contare che l’utente è una figura dalle molteplici caratteristiche, dai gusti diversi e dalle attese differenziate.

Viene in biblioteca per leggere, lavorare, navigare in rete, ( preferibilmente non controllata), ascoltare musica, giocare con i videogiochi, partecipare a dei laboratori di robotica, migliorare la propria cultura appropriandosi dei documenti messi a disposizione (Copy Party), informarsi (periodici)…

E’ ormai necessario constatare che l’attività delle biblioteche non si fonda più unicamente sui libri. E ancora di più, il libro non è più l’unica forma di accesso al sapere. Si va in biblioteca per leggere in modi diversi. I differenti servizi offerti fanno ricorso a varie tecnologie più o meno recenti: i cd e la musica dematerializzata, i tablet, la robotica/informatica ecc…

Nessuno (o quasi) osa mettere in discussione queste attività che sono largamente accettate, a volte dopo lunghe ore di discussione.
Sono accettate perché le biblioteche devono essere in grado di accompagnare gli utenti verso queste tecnologie adattandosi all’evoluzione della società.

Consideriamo la biblioteca di domani come uno spazio condiviso dove si incontrano pratiche differenti. Una pratica non deve escludere l’altra, è l’incrociarsi delle pratiche che fa delle biblioteche un luogo aperto alla città, rispondente ai comportamenti culturali degli individui. Oltre alle attività sopra citate, perché le istituzioni di lettura pubblica non potrebbero accompagnare e favorire lo sviluppo dei fablab?

Le biblioteche devono essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e devono diffondere queste pratiche nella la società come hanno fatto con l’informatica:

Le biblioteche sono state all’avanguardia nell’utilizzo dell’informatica. L’introduzione dei computer nelle biblioteche ha permesso d’informatizzare il catalogo delle collezioni (negli anni settanta) e poi di proporne la consultazione diretta al pubblico

Possono diventare un luogo nevralgico della comunità accogliendo dei fablab. Il ventunesimo secolo è profondamente ancorato alla condivisione e allo scambio grazie allo sviluppo delle tecnologie di produzione e di diffusione dell’informazione. I fablab rendono possibile la condivisione del saper fare e l’autonomia degli utenti allo stesso modo delle biblioteche. Le biblioteche che accetteranno la scommessa dei laboratori di fabbricazione digitale potranno aprire i loro spazi a delle associazioni di maker che animeranno questi spazi in fasce orarie dedicate.

Infatti si vedono comparire delle comunità d’interesse attorno alla pratica di riparare e costruire oggetti che si organizzano soprattutto attraverso i Repair Café.

Visto che il prezzo degli spazi al metro quadro sale regolarmente, è talvolta difficile per delle associazioni ottenere dei locali. Di conseguenza potranno prendere in prestito gli spazi della biblioteca. L’appropriazione delle biblioteche da parte dei cittadini passa anche attraverso il mettere a disposizione i locali. Il tema dell’ultimo congresso dell’ABF ( associazione bibliotecari francesi) non era forse “ La biblioteca, fabbrica del cittadino?” Qui il termine “fabbrica” può intendersi in due modi.

I fablab in biblioteca, un’opportunità per coinvolgere un nuovo pubblico

  • Coinvolgere degli studenti degli istituti professionali: costruire dei parternariati con degli istituti professionali destinati in particolare a utilizzare delle macchine utensili (manutenzione di macchine industriali, fabbri-ferrai, sistemi elettronici digitali).
  • Rendere accessibili le tecnologie al maggior numero di persone.
  • Le missioni sono molto vicine: i fablab sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e spesso gratuiti. Le biblioteche sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e sono per la maggior parte del tempo gratuite (per gratuite intendo il fatto di entrare nei locali per utilizzarne gli spazi). Infine le biblioteche devono permettere un accesso libero e gratuito all’informazione, alle idee e alle tecnologie.
  • I fablab permettono agli utenti di passare dalla condizione di consumatori a quella di produttori. Gli strumenti dei fablab favoriscono la creazione ( digitale e fisica) di oggetti o opere finora riservati all’industria.
  • Servire e aiutare le comunità di interesse (lettori, giocatori, maker ecc.) attraverso incontri, dibattiti, laboratori…

Le biblioteche non devono più essere considerate unicamente come uno spazio del libro. Ma come uno spazio di apprendimento in tutte le forme. I fablab in biblioteca sono ancora da costruire. Non aspettare che sia troppo tardi, pensiamoci da ora per preparare il loro sviluppo.
Ripensiamo le biblioteche e costruiamo con i cittadini la fabbrica dei saperi di domani!

Scusi, conosce la Pirate Box?

Ritorna la PirateBox in biblioteca:  nelle biblioteche di Aulnay-sous-Bois  (un grosso centro nella banlieu di Parigi) hanno fatto un primo bilancio dell’uso della PirateBox. L’articolo è di Thomas Fourmeux, il testo originale è stato pubblicato nel blog Biblio Numericus.

pirateboxSono passati diversi mesi da quando abbiamo installato la PirateBox in biblioteca. Questa è l’occasione per fare un piccolo bilancio, condividere questa esperienza e magari fare venire la voglia di viverla!

Dopo diverse settimane di utilizzo, cominciamo ad avere più domande da parte dei lettori. Generalmente, gli utenti ci chiedono che cos’è, a cosa serve e come funziona … Ecco alcune risposte rapide per soddisfare la curiosità dei nostri lettori!

  • Che cos’è? La PirateBox è un dispositivo che permette di scaricare contenuti di pubblico dominio o liberi da diritti
  • A cosa serve? (Se la risposta precedente non è sufficiente, aggiungo degli esempi concreti). Permette di scoprire la lettura digitale. Chiunque può accedere allo stesso libro senza problemi di indisponibilità.
  • Come funziona? Vieni con il tuo computer (preferibilmente portatile), tablet, smartphone o qualsiasi altro dispositivo con una connessione WiFi. Per i più resistenti, non esitare a usare i termini “router”, “firmware” e altri termini gergali.

Conosci la PirateBox?

Come in ogni progetto, è importante fare comunicazione sulla PirateBox. E ‘ importante che tutti i colleghi ne parlino  agli utenti. Più persone ne parlano, più persone vengono informate. C.V.D.

Siamo passati attraverso diversi canali di diffusione. Abbiamo usato il giornale cittadino in cui è stato pubblicato un articolo sulla PirateBox (p. 27.).

Le biblioteche della città hanno anche un blog dedicato all’attualità digitale del nostro sistema . La PirateBox è stata l’argomento di un post che ha spiegato questo nuovo dispositivo. In una seconda fase, abbiamo caricato alcuni dei contenuti della PirateBox su DropBox. La cartella condivisa è accessibile dalla pagina del portale multimedia delle biblioteche . Mi sembrava più opportuno ampliare l’accesso ai documenti elettronici per tutti i lettori. In effetti, se un lettore vuole scaricare un libro della PirateBox, non è costretto ad andare sul posto. Inoltre, noi funzioniamo in rete e abbiamo solo due PirateBox. Questo permette alle sedi che non dispongono di PirateBox di offrire questo servizio a tutti i lettori (registrati o meno) .

Contiamo anche sui social network per diffondere le informazioni. Questi strumenti possono essere utilizzati ad ogni aggiornamento del contenuto della PirateBox. Sono anche utili per presentare e pubblicizzare un’opera in particolare .

Per renderla visibile sui nostri muri, abbiamo anche creato dei manifesti perché si noti la sua presenza in biblioteca. E ‘importante che la PirateBox sia visibile. Bisogna curare la sua presentzione in modo che il pubblico se ne possa appropriare. Quello della città di Lezoux nel Puy-de-Dome (questo articolo lo potete leggere in italiano 🙂 sembra essere un buon esempio di valorizzazione della PirateBox.
 

“Va bene, ma i lettori allora?

Il giornale di Aulnay sous bois

Ci piacerebbe avere un riscontro sull’uso della PirateBox. Purtroppo, al momento non è possibile creare delle statistiche sul suo utilizzo. Sarebbe certamente possibile, inserendo un paio di righe di codice. (Se qualcuno ci riesce, grazie per la condivisione!). Non possiamo sapere quante persone la usano.

C’ è anche un altro elemento importante da considerare. Si tratta del wifi. La tua biblioteca dispone del wifi? In questo caso, gli utenti hanno certamente sviluppato delle abitudini per quanto riguarda la connessione a distanza. C’è ormai l’abitudine di attivare il wifi del proprio dispositivo per trovare una rete e connettercisi .

Per quanto riguarda la biblioteca dove lavoro, non abbiamo il wifi (è solo una questione di giorni / settimane). Pertanto, gli utenti non sono abituati a connettersi al wifi. Ma la richiesta in realtà esiste. Abbiamo regolarmente delle richieste per il wifi da parte degli studenti.

Inoltre, questa categoria di utenti è particolarmente interessata alla PirateBox. Una parte significativa possiede uno smartphone e ha perciò la possibilità di connettersi in wifi. Un’altra parte è interessata ai contenuti disponibili. In effetti, i programmi scolastici si basano in gran parte sui classici della letteratura. Spesso viene chiesto agli studenti di lavorare su Rabelais, Molière, Racine e compagnia. Molto spesso le opere studiate sono rapidamente prese in prestito. La PirateBox permette di superare il problema del numero limitato di copie fisiche.

“Ti interessa?

La PirateBox in biblioteca è davvero un progetto interessante che mette insieme diverse problematiche. Questo dispositivo merita di un’ampia diffusione nelle biblioteche. Da un lato, la PirateBox è uno strumento per la valorizzazione dei beni comuni. In effetti, stiamo promuovendo delle opere di pubblico dominio. Il pubblico può appropriarsi (letteralmente) delle opere. Le scarica e ne fa quello che vuole.

Dall’altro, la PirateBox è un’opportunità per introdurre la lettura digitale nelle nostre scuole. Se non si dispone di una biblioteca digitale, PirateBox rappresenta una buona occasione per presentare i libri digitali ai lettori.

Infine,la PirateBox offre la possibilità alle biblioteche di rimanere a contatto con le pratiche digitali. Gli studi sulle pratiche culturali dei francesi tendono a mostrare l’importanza dello schermo tra le nostre modaltà di consumo di beni culturali. La biblioteca e offre così un servizio che risponde alle aspettative degli utenti.

Vuoi installare una PirateBox ma hai paura di vederti respingere la proposta dalla tua direzione, dal Direttore dei servizi informativi, o da entrambi?

Ecco qualche argomentazione, che spero possa esserti d’aiuto:

  • La PirateBox costa molto poco. Per una quarantina di euro avrai un prodotto eccellente!
  • Presenta il progetto con un nome più accettabile (Bibliobox, Library, Router che permette di scaricare libri di pubblico dominio legalmente …)
  • Nessun pericolo per la sicurezza della rete. Il collegamento è indipendente da qualsiasi connessione internet.
  • La PirateBox è un ottimo strumento di per la mediazione digitale
  • La PirateBox rafforza i rapporti con le scuole. Gli insegnanti saranno contenti di sapere che i loro studenti possono prendere in prestito contemporaneamente il libro necessario per la scheda di lettura.
  • I centri di documentazione delle scuole medie e delle superiori saranno certamente interessati a questo dispositivo. (Si può anche immaginare che gli insegnanti di tecnologia montino delle PirateBox con gli studenti).

Se hai installato una PirateBox (non necessariamente in biblioteca), non esitare a a condividere la tua esperienza!

Pensa fuori dagli schemi, prova la LibraryBox!

Dal blog  footnotes*  di Renaud Aïoutz ho tradotto questo articolo che presenta in modo dettagliato un progetto di utilizzo della PirateBox in biblioteca. Penso che il testo offra diverse indicazioni e spunti di riflessione a chi volesse ripetere l’esperienza in una biblioteca italiana.

I contenuti del blog footnotes*  sono distribuiti con CC BY licenza Creative Commons Attribution 3.0 France.

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Il plug digitale di Lezoux

Il plug digitale di Lezoux: la cabina per il download dei file.

All’inizio c’era la PirateBox, sviluppata e resa popolare dal professor David Darts  dell’Università di New York.

Di cosa si tratta? E’ semplice: immagina che arrivando in un certo posto  il tuo tablet, smartphone o computer ti dica che c’è un segnale wi-fi aperto, il cui nome non assomiglia a quello delle solite reti…  Il tuo dispositivo si connette a una rete che si chiama PirateBox o qualcosa di simile e allora, per parafrasare Jack London, “sui muri della PirateBox, ho visto un mondo apparire all’orizzonte.”

E’ a partire da questo entusiasmo che Jason Griffey, capo del Dipartimento IT della Biblioteca dell’Università del Tennessee ha avuto l’idea di adattare la  PirateBox al suo contesto. Naturalmente rispettando lo spirito del progetto (FLOSS   per “Free, Libre e Open Source Software”), ha pubblicato sul suo sito web tutti gli ingredienti e la ricetta necessaria per costruire una LibraryBox.

Ora immagina che mettendoti al solito posto della tua biblioteca   il dispositivo rilevi questo segnale strano e penetrante. Da utente modello che segue tutti i consigli dei suoi bibliotecari preferiti, tu ti  connetti  e, attraverso una interfaccia molto semplice che si apre nel browser del tuo dispositivo,  accedi a un catalogo di contenuti digitali.

biblioboxNaturalmente in questo caso si tratta di contenuti liberi o di pubblico dominio  che la biblioteca ha selezionato per te e che puoi scaricare liberamente. E’ proprio qui che ritroviamo la questione dei  beni comuni e soprattutto l’ottavo  e il decimo punto del manifesto ( N.d.T. qui il riferimento è a Le manifeste de SavoirsCom1 che si occupa appunto di beni comuni).

In effetti, la biblioteca, strumento delle politiche pubbliche sul territorio, promuove  il pubblico dominio e la conoscenza condivisa. Facendo questo sul  suo territorio di competenza  la biblioteca si comporta come un attore che sostiene la creazione e lo sviluppo dei beni comuni. Ebook, musica, video …   sia attraverso il ricco patrimonio ben vivo del pubblico dominio o attraverso la straordinaria, ma spesso poco conosciuta diversità e qualità dei contenuti  distribuiti con  licenze libere , la biblioteca svolge un ruolo di mediazione digitale. Tra i numerosi esempi, possiamo citare quello dell’eccellente sito di musica  ZikLibrenbib .

E’ proprio  su quest’ ultimo punto del ruolo di mediazione delle biblioteche che l’esperimento condotto a Lezoux nel Puy-de-Dôme dalla  Médiathèque départementale (MD63) , in collaborazione con la regione Auvergne, ci fornisce delle indicazioni preziose. Perché, come ci  ricorda il punto 10 del manifesto (Le manifeste de SavoirsCom1):”Più che l’accesso, l’obiettivo importante è l’accompagnamento all’acquisizione di  una cultura digitale. Il collettivo sostiene la creazione e lo sviluppo di (terzi) luoghi (biblioteche, centri culturali, FabLab, ecc.) come spazi comuni  largamente aperti  e flessibili, dove  si possano dispiegare delle pratiche collettive. Si tratta di incrociare gli approcci degli attori con quelli degli utenti e di aprire i servizi pubblici a beneficio delle politiche dell’istruzione pubblica, della cultura e dello sviluppo economico. ”

Cabina per il download dei file

Il plug digitale: la cabina per il download dei file

Dal giugno scorso e fino alla fine dell’anno, siamo impegnati nel progetto di  “ Territoire en résidence  “ grazie all’équipe di La 27e Région, che ha fatto della “progettazione dei servizi ” un motore di innovazione sociale e di coinvolgimento degli abitanti nelle politiche pubbliche. Si tratta di costruire con la popolazione una “visione desiderabile” della futura mediateca intercomunale  e contribuire così a un rinnovamento delle politiche pubbliche. Elisa, Blandine, Damien e Adrian hanno proposto alla mediateca dipartimentale del Puy-de-Dôme, responsabile del progetto nel cantiere di questa futura installazione, di sperimentare con gli abitanti una serie di servizi innovativi che possano poi essere sviluppati o meno dalla vicina mediateca di Lezoux.

E’ soprattutto grazie a Damien Roffat e Adrien Demay  che la BiblioBox di Lezoux è nata la settimana scorsa. Convinti fin dall’inizio che il passaggio ai file digitali potesse rinnovare profondamente non solo i servizi di una mediateca (questo è ovvio), ma anche il modo in cui  noi BDP [biblioteche dipartimentali di prestito] accompagniamo le biblioteche della rete dipartimentale. In effetti tutta la logistica generata dalla gestione del documento “fisico”, dalla sua ricezione alla distribuzione attraverso il bibliobus, passando per la sua collocazione a magazzino, la sua restituzione o la sua eliminazione, potrebbe essere radicalmente rivista se la fonte fosse digitale  in partenza.

E non si tratta di abbandonare gli spazi fisici delle biblioteche, dove si intrecciano delle relazioni sociali essenziali per la diffusione delle conoscenze e  delle competenze. Non si tratta neanche di abbandonare l’oggetto libro di carta, perché un file digitale può benissimo essere “rimaterializzato” in una forma adeguata al contesto e all’esigenza specifica (Testo integrale o estratto? Rilegatura di qualità o libro riciclabile? In grande formato  o tascabile? …).

Ma perché queste indicazioni offerte dall’esistenza  e dall’integrazione dei file digitali nel  “catalogo della biblioteca” diventassero un giorno  dei servizi standard della mediateca intercomunale di Lezoux, era prioritario costruirne un prototipo e testarlo per un lungo periodo con la popolazione .

Le istruzioni per l'uso della Bibliobox

Le istruzioni per l’uso della Bibliobox

A partire da una Librarybox preparata dall’équipe di  La Fonderie (grazie a Hay Loïc per il suo aiuto) seguendo il procedimento descritto da Jason Griffey, ci siamo lanciati con Damien, Adrien e la mia collega Laurence nel caricamento e nella configurazione finale della BiblioBox, ma anche nella costruzione e valorizzazione dei suoi contenuti. Sarebbe stato inutile e controproducente  voler ricreare una forma di enciclopedismo dei contenuti, sul modello del web. Invece di partecipare a  questa gara senza fine, persa fin dall’inizio, abbiamo scelto di fare un lavoro di selezione e valorizzazione dei contenuti del dominio pubblico e dei contenuti liberi collegati a una tematica. Nella misura in cui stavamo lavorando alla definizione di una futura iniziativa pubblica partecipata e se possibile innovativa abbiamo scelto il tema dell’utopia: utopia sociale, tecnologica, artistica …

E’ in questa prospettiva che per cominciare abbiamo installato nella chiavetta USB collegata alla bibliobox una ventina di ebook, una ventina di album e di film collegati alla nostra tematica. L’esercizio è stato a volte acrobatico, ma è l’esperienza che conta … Questi titoli sono disponibili in due modi: sia attraverso la rete Wi-Fi generata dalla LibraryBox sia attraverso la porta  USB di un vecchio computer con Ubuntu che permette solo il download dei file.

Per gli ebook, disponibili in formato epub e PDF, abbiamo utilizzato Calibre che  permette di gestirli in maniera semplice, mentre l’ottimo Calibre2opds  permette l’esportazione del catalogo (pagine html e file ebook ) e dei file necessari per la navigazione tra queste risorse (perché in Wi-Fi o attraverso una USB, è il browser che permette la loro individuazione e  il loro download). Al di là di questo accesso, abbiamo pensato che fosse importante contrassegnare materialmente le risorse sulla cabina per il download (chiamata “plug digitale”) con dei numeri corrispondenti alle risorse descritte.

E’ ancora un po’ presto per trarre delle conclusioni generali, ma questo è quello che possiamo già dire.

  • Abbiamo visto diverse volte le persone fermarsi e provare a scaricare dalla cabina i file proposti (anche se erano già disponibili online da un’altra parte). Sì, per fortuna Metropolis di Fritz Lang interessa sempre!

  • Questa è l’occasione per spiegare gli aspetti tecnici e giuridici dello scambio non commerciale di file digitali.

  • Questa è un’opportunità per creare un’emulazione tra i bibliotecari e  il pubblico nel reperimento e nella promozione dei contenuti digitali.

  • Per i bibliotecari, la selezione e la valorizzazione di questi contenuti li invita a prendere coscienza della forza e dell’importanza dei beni comuni della conoscenza, in continuità con il progetto del nostro gruppo.
Alcuni dei file disponibili

Alcuni dei file disponibili

L’esperienza perciò  continuerà cercando di migliorare il modello  tecnico e il catalogo proposto e di immaginare altri servizi intorno a questo plug digitale (Stampa a richiesta /Print on Demand? Catalogazione collaborativa? Traduzioni collaborative di vecchi film non sottotitolati e perché no con la collaborazione dii  insegnanti di lingue e dei loro studenti? …).

Continua …