10 cose che non sapevo su Internet e sul mio computer

PouhiouDa Framablog ho tradotto l’articolo “10 trucs que j’ignorais sur Internet et mon ordi“.   L’autore, Pouhiou,  è uno scrittore, attore e molto altro ancora che lavora per Framasoft.
Pouhiou ha deciso di distribuire  le sue opere con licenza CC-0 (no copyright)  che le colloca direttamente nel Pubblico Dominio.
Il francese di Pouhiou  è pieno di espressioni idiomatiche e mi ha dato un bel da fare nella traduzione, come al solito sono ben accetti suggerimenti e correzioni.

Buona lettura 🙂

Disclaimer: Questo articolo è distribuito con licenza CC-0, perché i piccoli pezzi di conoscenza che contiene sono armi di autodifesa digitale che bisogna diffondere. Insomma, spero davvero che qualcuno di voi lo trasformi in un top YouTube, un articolo di BuzzFeed, un fumetto, qualcosa che non ho ancora nemmeno immaginato, quello che volete … Ma che comunque si diffonda il messaggio.

1) Non consulti una pagina Internet, la copi.

Pratchett procesor

Qualsiasi somiglianza con le metafore di Terry Pratchett è solo pura ammirazione da parte mia

Un sito web non è una specie di giornale, messo nel magico paese di Internet perché il tuo browser vada a consultarlo come tu consulteresti il quotidiano del tuo giorno di nascita alla mediateca dell’angolo.
Per visualizzare una pagina Web, il browser la copia sul tuo computer. I testi, le immagini, i suoni:
tutto ciò che si vede o si sente sul tuo schermo è stato copiato sul tuo computer (brutto pirata!)
Un computer è una fotocopiatrice che seleziona i dati come un gigantesco formicaio che può fare un sacco di cose. La buona notizia è che copiare permette di moltiplicare e che questo non ruba niente a nessuno, perché se ti copio un file, tu continui ad averlo.

2) Il mio browser non cucina la stessa pagina web del tuo.

Scherzi a parte, immaginate che una pagina web, sia una ricetta di cucina:

Mettete un titolo in grande, in grigio e in grassetto.
Riducete l’immagine in modo che copra un quarto della colonna di visualizzazione, mettete da parte.
Posizionate il testo, decorato con un bel carattere, allineato a sinistra e poi l’immagine a destra.
Servite caldo.

Il browser web (Firefox, Chrome, Safari, Internet Explorer …)  è il cuoco. Scaricherà gli ingredienti e seguirà la ricetta. Hai già visto quando si dà la stessa ricetta con gli stessi ingredienti a 4 diversi chef? Sì, insomma è come a Top Chef, vengono fuori 4 piatti che non sono proprio identici.

Soprattutto quando i piatti non sono della stessa dimensione (come lo schermo del telefono e quello del tuo computer …) e che per cucinare uno utilizza il forno e l’altro un forno a microonde (lascio a te trovare nella tua mente una corrispondenza metaforica, ce la puoi fare, credo in te :p !) .

In breve: l’articolo che leggi ha poche probabilità di avere lo stesso aspetto per te e per la persona a cui lo passerai 😉

  • Scegli Firefox se non hai voglia di rifilare i tuoi dati a Google- Chrome, Apple Safari, o Microsoft-Edge

  • O altrimenti Chromium,  è Google Chrome senza Google dentro 😉

3) Lo streaming non esiste

No. Lo streaming è un download che man mano si cancella. Perché un computer è una macchina per copiare.

Lo streaming è un download che non puoi (o non sai) recuperare, quindi tu scarichi un video o un file audio, ma solo per una volta, e se vuoi usarlo di nuovo,devi ancora scaricarli e così intasi i le tubature di Internet.

Vedi i preziosi megabyte del tuo abbonamento dati per il telefono che ti rovinano ogni mese? Si tratta di testi, immagini suoni, video e informazioni che arrivano fino al tuo computer (PC o smartphone, eh, è la stessa cosa). La quantità di questi mega, sono un po’ i litri di acqua che recuperi dai rubinetti di Internet.

Guardare o ascoltare la stessa cosa due volte in streaming, su YouTube o Soundcloud, per esempio, è come se prendessi due volte lo stesso bicchiere d’acqua dal rubinetto.

4) Quando guardi una pagina web, anche lei ti guarda.

Il mio libro non mi dice di tirarlo fuori dal cassetto del comodino. Non sa dove sono quando lo leggo, quando mi fermo, quando salto delle pagine, nè sa a quale capitolo passo o quando lo lascio e se è per andare a leggere un altro libro.

Su Internet le tubature vanno in entrambe le direzioni. Una pagina web sa già molto su di te anche appena ci clicchi sopra e la vedi apparire. Sa dove ti trovi, perché conosce l’indirizzo del nodo internet a cui sei connesso. Sa quanto tempo ci resti. Quando clicchi su un’altra pagina dello stesso sito. Quando e dove te ne vai via.

Netflix, per esempio, è un’ applicazione web, cioè un sito web iper complesso, del tipo IQ di intellettuale più più più. Netflix sa che tipo di film preferisci vedere nelle notti insonni. A partire da quale episodio ti appassioni veramente alla stagione di una serie. Devono anche essere in grado di determinare quando fai la tua pausa pipì!

Sì: Internet ti guarda solo per poter funzionare, e spesso anche di più. Non ti sbagliare: prende appunti su di te.

5) Non c’è bisogno di un account Facebook / Google / ecc. perché abbiano un dossier su di te.

Se Internet può guardarti, quelli che guadagnano più soldi hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti).

Google

Quando ti parlano di “servizi personalizzati” vogliono venderti questo…hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti)

Vede il piccolo pulsante “Mi piace” (o “Tweet” o “+1” o …) su tutti gli articoli web che leggi? Questi piccoli pulsanti sono spie, buchi della serratura. Danno a Facebook (o Twitter o Google o …) tutte le informazioni su di te di cui parlavamo poco sopra. Se tu non hai un account e non hanno il tuo nome, le metteranno sull’indirizzo dell tuo computer. Il peggio è che funziona anche con le cose che si vedono di meno (i font forniti da Google e ampiamente utilizzati dai siti, i framework javascript, i video di YouTube incorporati su un blog …)

La stragrande maggioranza dei siti usa anche “Google Analytics” per analizzare i tuoi comportamenti e conoscere meglio quali pagine web funzionano meglio e come. Di conseguenza, queste informazioni non sono solo fornite alla persona che ha fatto il sito: Google le recupera di passaggio. Dove la cosa si fa divertente è quando ci si chiede chi decide che un sito funziona “bene”? Che cos’è questo “bene”? E per chi è bene …?

Sì: con il ranking dei blog, come con YouTube money Google decide spesso come dobbiamo creare i nostri contenuti.

6) Una email è una cartolina.

Tendiamo a paragonare le email (e gli SMS) a delle lettere, il contenuto dentro la busta. Ma non è così: è invece una cartolina. Tutti (la posta, il centro di smistamento, chi gestisce il treno o l’aereo, l’altro centro di smistamento, il postino …), tutte queste persone possono leggere il tuo messaggio. Alcuni professionisti mi dicono perfino che è chiaramente un poster affisso sulle pareti di questi intermediari, perché per transitare attraverso i loro computer, la tua email si … copia. Sì, anche se si tratta di una foto delle tue parti intime …

Se vuoi una busta, deve cifrare le tue email (o i tuoi sms).

Da ragazzo, adoravo decifrare i messaggi in codice nella pagina dei giochi di Topolino. C’era una frase fatta di stelle, quadrati e altri simboli e dovevi indovinare che la stella è la lettera A, il cuore la lettera B, ecc. Quando avevo trovato tutte le corrispondenze Apriti sesamo: avevo trovato la chiave per decifrare la misteriosa frase nel fumetto di Topolino.

Immagina la stessa cosa in versione computer, potenziata alle anfetamine. E’ questa la crittografia. Un piccolo software prende la tua email/SMS, applica la chiave delle corrispondenze strane per crittografarla in una nebbia di simboli e l’ invia al tuo amico. Dato che i vostri software si sono già scambiati le chiavi, il tuo amico può decifrarla. Ma dato che è l’unico ad avere la chiave, solo lui può farlo.

Ecco, questo ti crea una busta di piombo che anche lo sguardo laser di Superman non può attraversare per leggere la tua lettera.

7) Il cloud è il computer di un altro.

There is no cloud, just other people's computers

Questa è un’immagine dei nostri amici della FSFe

Mettere sul cloud i propri file (iCloud), i messaggi di posta elettronica (Gmail), i propri strumenti (Office365) … è metterli sul computer di Apple, di Google, di Microsoft.

Allora d’accordo, non si parla di un piccolo PC che prende la polvere. Si parla di una grande server farm, migliaia di computer che scaldano così tanto che dei condizionatori d’aria devono funzionare a pieno regime.

Ma è lo stesso principio: un server è un computer-servitore in modalità Igor, che resta sempre acceso, che è collegato alla più grossa tubatura internet possibile. Quando gli si chiede una pagina web, un file, una email, un’applicazione … lo si frusta e deve rispondere in fretta “Siii, padrone!”

Tutta la questione è di sapere se ti fidi degli Igor degli scienziati pazzi il cui scopo è di diventare sempre più ricchi e  padroni del mondo o del piccolo Igor del gentile nerd che sta vicino a casa tua … O anche se ti puoi permettere il lusso di avere il tuo Igor, un server a casa tua.

8) Facebook è più forte della mia volontà.

Sì, io sono debole. Ancora oggi penso “Clicco su Facebook tra due faccende da sbrigare.” O Twitter. O Tumblr.

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

O un’altra applicazione qualsiasi, è lo stesso

Cinque minuti più tardi, mi riduco in uno stato di quasi zombie facendo scorrere con la rotella del mouse, davanti ai miei occhi ipnotizzati,  le informazioni del mio muro di Facebook. Finisco per fare quello che ci si aspetta da me: cliccare su un titolo puttanata, mettere like, ritwittare una notifica e rispondere su degli argomenti di cui non mi importerebbe nulla se un conoscente me ne parlasse al bar.

Non è che mi manchi la volontà: è solo che Facebook (e i suoi colleghi di ufficio) mi hanno studiato bene. Insomma, hanno studiato più il genere umano che me, ma che sfortuna:   io ne faccio parte. Così hanno costruito i loro siti, le loro applicazioni ecc. in modo da intrappolarmi, perché io ci resti (per divorare la loro pubblicità) e ci ritorni.

Queste tecniche di design per piratare le nostre menti (come ad esempio lo “scroll infinito”, le “notifiche slot machine” e “i titoli che attirano i click (clickbait)” di cui parlo qui sopra sono intenzionali, studiate e documentate. Utilizzano semplicemente dei difetti della nostra mente (subconscio, inconscio, bias cognitivi … lascio agli scienziati le definizioni di tutto questo) che provocano un corto circuito nella nostra volontà. Non basta credere di essere padroni di se stessi per esserlo veramente. Spesso avviene il contrario: è il codice che detta legge nelle nostre menti.

Insomma, sono debole, perché sono un essere umano, quindi non sono il solo. E questo i giganti del web lo hanno capito bene.

9) Internet è quello che io ne farò.

Just do it!

Fallo e basta!

Se voglio vedere altre cose nella mia vita digitale, posso scegliere: aspettare che gli altri lo facciano fino a quando delle ragnatele incolleranno le mie dita ai tasti della tastiera, come uno scheletro … oppure posso muovere le mie dita.

Beh sì, non ho imparato a guidare la macchina in venti ore di scuola guida, un sacco di dolci non mi sono riusciti prima di comprare gli utensili giusti e la prima sciarpa che ho fatto era piena di buchi. Ma adesso so guidare, so cucinare dei dolci niente male e anche farmi un golf con i ferri da maglia.

Beh, creare e distribuire contenuti su Internet, è la stessa cosa, si impara. Si trovano facilmente delle informazioni e degli strumenti su Internet (e anche dei corsi per lavorare a maglia!).

Una volta che lo sappiamo, possiamo proporre qualcosa di diverso: c’è la moda degli articoli brevi, vuoti e con i titoli puttanata? E se invece resistessi alla tentazione del titolo per fare invece una cosa super, scrivendo un articolo per il blog lungo, denso e che raccolga un sacco di argomenti sparsi …?

Oh, aspetta.

10) Questa non è la fine del mondo, ma solo l’inizio.

Quando vediamo a qual punto abbiamo perso il controllo dell’informatica, delle nostre vite digitali, della nostra capacità di immaginare semplicemente come si potrebbe fare in modo diverso … c’è di che deprimersi.

Ma prima di chiedere che ti portino una corda, una pietra e un fiume, considera solo una cosa: quella digitale è una rivoluzione ancora giovane nella nostra storia. È come quando scopri il cioccolato, il trucco (maquillage), o una fottuta nuova serie che spacca: ne fai una scorpacciata.

Socialmente, ci rimpinziamo di computer (fino a metterli nelle nostre tasche sì, dei veri computer con opzione telefono!) e di digitale, e qui i più grandi commercianti di cioccolato / trucco / serie si sono rimpinzati alle nostre spalle rifilandoci della roba dolce, grassa e che qualche volta ci fa venir voglia di vomitare.

Ma siamo solo all’inizio, e c’è ancora tempo per imparare a diventare buongustai, e imparare a truccarsi con eleganza e anche a scrivere una fan fiction su questa nuova serie.

È tempo di tornare a un’informatica amica, a misura d’uomo, verso uno strumento che noi controlliamo! (E non il contrario, perché non mi piace che la mia lavatrice mi dia degli ordini, ma siamo impazziti!)

Le persone più intelligenti di me e gli specialisti mi hanno detto che con il trio “free software + crittografia + servizi decentrati” abbiamo trovato una buona pista. Io tendo a credere loro, e se ti va bene, puoi venire a esplorare questa via con noi. Questo non ci impedirà di percorrerne altre, insieme e allo stesso tempo, perché abbiamo un vasto territorio da scoprire.

Allora, sei pronto per la terra incognita?

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Che cos’è uno spazio pubblico digitale?

Dal sito francese   NetPublic  riprendo questa presentazione degli Spazi pubblici digitali (Espaces Publics Numeriques).
Si tratta di iniziative di mediazione digitale di diversa tipologia che hanno avuto grande diffusione in Francia, nate molto spesso come sviluppo delle attività delle biblioteche sono sostenute finanziariamente da programmi nazionali o regionali.
Conoscete qualcosa di simile in Italia?

Il testo originale si trova qui: http://www.netpublic.fr/net-public/espaces-publics-numeriques/presentation/

Ringrazio Jean-Luc Raymond per l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia.
Questo articolo è pubblicato anche sul sito Medium.com

 

Espace Public Numerique

Foto di Damien Van Acker distribuita con licenza Creative Commons BY-NC-SA

 

Aperto a tutti, uno Spazio Pubblico Digitale (SPD) permette di accedere, di scoprire, di informarsi, di scambiare, di creare e di conoscere/avvicinarsi agli strumenti, ai servizi e alle innovazioni collegate al digitale nel quadro di iniziative differenti: incontri, dibattiti, laboratori collettivi di introduzione o di produzione, mediazioni individuali, libera consultazione ecc.

Gli Spazi pubblici digitali offrono un accesso ad Internet, ma anche un accompagnamento qualificato per favorire l’appropriazione delle tecnologie e delle pratiche di internet fissa e mobile.

Gli SPD sono dei centri di risorse per lo sviluppo digitale del territorio.

Mettono a disposizione le attrezzature, offrono dei metodi di accompagnamento di progetti cooperativi, organizzano dei laboratori e dei percorsi di apprendimento accessibili all’insieme dei cittadini.

Gli SPD sono dei luoghi di sperimentazione e di diffusione di nuovi servizi e di nuove pratiche legate al digitale, ma anche dei luoghi di animazione di progetti collaborativi di prossimità (Co-costruzione, partecipazione, partenariato ecc.).

I servizi offerti dagli SPD si sviluppano continuamente con la comparsa di nuove tecnologie (strumenti, software), nuovi servizi, nuovi obiettivi, nuove regolamentazioni, nuovi rischi, nuove opportunità e nuove pratiche ( smartphone, tablet, ereader, stampa 3D, MOOC, internet delle cose, ENT [Espace numérique de travail], documentazione collaborativa…) per permettere a tutti l’aggiornamento tecnico, giuridico e culturale necessario all’inclusione digitale.

Gli SPD possono perciò sviluppare delle attività legate alle tecnologie di fabbricazione digitale di prossimità, attraverso dei “Fablab” o laboratori di fabbricazione digitale.

Gli SPD possono anche organizzare degli interventi che mirano a sviluppare la gestione delle informazioni provenienti dalle amministrazioni e dalle imprese per permettere ai cittadini di appropriarsi di questi dati e di creare i nuovi servizi di cui avranno bisogno nella vita quotidiana ( nel quadro degli “InfoLab”).

Espace Public Numerique

Elenco non esaustivo delle realizzazioni esistenti all’interno degli SPD:

  • Accompagnamento individuale e collettivo
  • Introduzione a Internet e alla multimedialità
  • Perfezionamento e accompagnamento di progetti digitali
  • Pratiche culturali, creazioni artistiche
  • Accompagnamento scolastico, azioni socio-educative (ritmi scolastici, FSE)
  • Coworking, telelavoro, formazione a distanza, MOOC…
  • Ricerca d’impiego su Internet, reti socio-professionali…
  • Procedure amministrative, e-administration, m-administration ( amministrazione accessibile online attraverso dispositivi mobili: cellulari, smartphone)
  • Vita quotidiana (acquisti, tempo libero …)
  • Strumenti e utilizzi mobili (smartphone, tablet, ereader, applicazioni)
  • FAB LAB, INFO LAB, LIVING LAB, Recycl’Art, Upcycling, …
  • Accoglienza portatori di handicap
  • Accoglienza giovani
  • Accoglienza anziani
  • Accoglienza disoccupati
  • Accompagnamento di associazioni
  • Accompagnamento di PMI (piccole e medie imprese), « Consiglieri digitali »
  • Accoglienza CNIL ( Commissione nazionale informatica e libertà)
  • Spazio di accompagnamento ai videogiochi
  • Centro di esami PIM (Passaporto Internet e Multimedia)
  • Centro di esami B2iAdultes (patente informatica e internet)
  • Laboratori di robotica, programmazione informatica (coding …)
  • Accesso WIFI, accesso in autonomia
  • Conferenze, spazi di riflessione sulle nuove pratiche
  • Partecipazione degli utenti alla gestione degli SPD
  • Progetti di sviluppo locale (Agenda 21, socio-economici, educativi, …)
  • Accompagnamento « cassaforte elettronica »
  • Accoglienza Ordi2.0 (prestito di materiali, circuito di riciclaggio …)
  • Interventi decentrati, di prossimità, all’aperto, SPD mobile
  • Risorse digitali (Intervenants, materiali, documentazione, ingegneria, consulenza…)
  • Partenariato con scuole
  • Scienze partecipative (cartoparty, biodiversità, patrimonio culturale, …)
  • Translitteracy e empowerment (pratiche, progetti, conferenze, dibattiti…)
  • Partecipazione dei giovani alla gestione degli SPD
  • Internet degli oggetti (scoperta, primi passi, creazione…)

Espace Public Numerique

Reti e progetti locali e nazionali a sostegno degli SPD

Esistono due progetti a livello nazionale:

  • Gli spazi Cyber-Base creati nell’ambitodel programma Cyber-Base della Caisse des Dépôts et Consignations,
  • I « Point Cyb – Espace Jeune Numérique » creati e amministrati nel quadro di un marchio e di un capitolato , attraverso le DDCS (Directions Départementales de la Cohésion Sociale) dal ministero della gioventù, dell’educazione popolare e della vita associativa all’interno della rete Information-Jeunesse.

Il progetto Espaces Culture Multimédia del Ministero della cultura si è sviluppato in direzione di un sostegno alla diffusione della cultura digitale attraverso i Rencontres Nationales Culture Numérique che si tengono quattro volte l’anno: http://www.rencontres-numeriques.org/2013/

Questi progetti nazionali si intrecciano a livello locale con i programmi delle collettività territoriali. La maggioranza delle collettività territoriali hanno creato degli SPD collegati in rete sul territorio. Questi interventi locali contribuiscono alla riduzione delle diseguaglianze geografiche, culturali, sociali ed economiche che possono esistere su uno stesso territorio (cfr. i programmi territoriali).

Lo sviluppo degli Spazi Pubblici Digitali offre, oltre all’accesso in rete a chi non ne dispone, introduzione e approfondimenti a chi desidera conoscere meglio queste nuove tecnologie.

Gli Spazi Pubblici Digitali rappresentano un mezzo efficace per lottare contro la frattura digitale sia materiale che culturale. Contribuiscono a promuovere e a facilitare la scoperta dei principali utilizzi di internet ( m.administration, e-commerce, Internet della conoscenza e della cultura) e delle tecnologie digitali (cellulari,internet delle cose, programmazione delle schede Arduino, stampanti 3D…)

In Francia sono aperti 5000 Spazi Pubblici Digitali, in cui uno o più animatori multimediali, mediatori digitali, consiglieri digitali, LabManager… accompagnano, introducono e sostengono tutti nel padroneggiare meglio gli strumenti e i servizi offerti da Internet e più in generale dalle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza.

Alcuni Spazi Pubblici Digitali sono “generalisti”, altri invece “specialistici” ( video e foto digitali, accompagnamento nella ricerca d’impiego, lotta contro l’esclusione, l’analfabetismo).

Nel condurre i progetti di sviluppo locale, utilizzando la leva del digitale, gli animatori degli SPD possono essere assistiti da uno o più assistenti tecnici che lavorano all’interno dei progetti Emplois d’Avenir (impieghi del futuro): operatore (forgeur) digitale, regista multimedia… cfr. la tabella dei 6 mestieri corrispondenti ai nuovi bisogni dell’accesso pubblico a Internet e alla culura digitale.

Gli SPD hanno una storia ispirata in parte ai primi club informatici. Il primo SPD sembra essere nato a Strasburgo nel 1996 su iniziativa locale. Si sono poi sviluppati con modalità differenti attorno a iniziative private o a iniziative collegate alle politiche pubbliche locali e nazionali.

Alcuni grazie a un programma nazionale per iniziativa di un ministero o di un organismo pubblico, altri nell’ambito di programmi regionali, dipartimentali, cittadini o di consorzi comunali che si collegano a volte con altri programmi più centrati sulla formazione professionale e l’auto-formazione. Altri infine sono il risultato di iniziative associative locali.

L’insieme forma una carta differenziata degli spazi pubblici spesso raggruppati in rete attorno a dei centri di risorse.

Icona mappa EPNAnnuario e mappa degli Spazi Pubblici Digitali in Francia