Minetest, un serious game per la scuola

Il testo originale dell’articolo di Paul Brown “Mining for Education” si trova a questo indirizzo: http://www.ocsmag.com/2016/04/04/mining-for-education/
L’articolo è distribuito con licenza:
Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

Quella che leggi qui sotto è una traduzione solo parziale, ho omesso soprattutto le parti più tecniche, puoi trovare una traduzione integrale in francese a questo:pagina di Framasoft: https://framablog.org/2016/05/28/minetest-piochez-en-lberte/

L’autore propone   di usare anche a scuola il serious game Minetest, un’alternativa libera alla presenza invadente di Minecraft del colosso Microsoft.

Quale sarebbe la tua reazione  se nella scuola di tuo figlio tutto il cibo della mensa  fosse fornito da un produttore di snack confezionati e bibite? Cosa diresti se la dieta di tuo figlio si limitasse a patatine,  tortillas al  formaggio,  bevande gassate e zuccherate, senza nessuna possibilità di un’alternativa più sana?

Come genitore  credo che troveresti una pessima idea lasciare che nella scuola di tuo figlio ci sia solo cibo spazzatura, tanto che potresti pensare a spostarlo in un’altra scuola. Ma cosa succederebbe se questo fenomeno si estendesse a tutto il paese? E questo non è tutto, se il produttore di cibo spazzatura mettesse il suo marchio dappertutto: su tazze, piatti e poster appesi nelle aule. E, parlando di aule, quando arriva il momento di studiare argomenti legati all’alimentazione, si scoprisse che i capitoli del libro di testo sono stati scritti dal reparto marketing della stessa azienda che produce gli snack.

La maggior parte dei genitori troverebbe la cosa – si spera – scandalosa. Invece, l’indignazione sparisce quando questa a identica cosa succede nelle lezioni di informatica e anche durante qualsiasi attività di apprendimento assistito dal computer (CAL:Computer Assisted Learning) .

Agli studenti non viene insegnato l’uso di un word processor, viene insegnato Microsoft Word. Non gli vengono insegnate le tecniche per costruire una presentazione, gli viene insegnato Microsoft Powerpoint. Sono obbligati a presentare il loro lavoro, sia esso un saggio, una presentazione o un grafico, nei formati proprietari di Microsoft, salvati su chiavette USB formattate con un file system brevettato da Microsoft. È così e basta.

Nelle nostre scuole insegnare ICT significa insegnare a usare i prodotti Microsoft

Nelle nostre scuole insegnare ICT significa insegnare a usare i prodotti Microsoft

Per una mega corporation come Microsoft questo ha perfettamente senso. Non solo il mercato dell’istruzione è immenso e fruttuoso in sè, ma la prospettiva di trasformare gli studenti in futuri lavoratori, manager e imprenditori che hanno letteralmente e in modo formale imparato a dipendere esclusivamente dai loro prodotti dev’essere irresistibile.

Mentre i prodotti Microsoft sono prevalentemente per studenti della scuola secondaria e dell’università, all’azienda mancava la fetta di torta dell’istruzione primaria. Da acuta manipolatrice del mercato , Microsoft riconosce che il lavaggio del cervello funziona meglio se si comincia da piccoli. Ma fino a un paio di anni fa, non avevano il prodotto per catturare quella fascia d’età.

Adesso ce l’hanno . Adesso hanno Minecraft .

Svanite le speranze che questo programma immensamente popolare possa mai diventare open source ( come Markus “Notch” Persson aveva affermato che avrebbe potuto diventare un giorno ), Microsoft ha sborsato 2,5 miliardi di dollari per il gioco di Persson nel 2014 e subito si è messa al lavoro per renderlo più attraente  firmando degli accordi con Lego che ha fatto del gioco la stella della sua tecnologia Hololens e spingendo per la realizzazione di un film, ma allo stesso tempo limitando le sue funzionalità.

Ah bene, non avevi mai sentito parlare di quest’ultimo punto? Devo rivelarti che se togli i miglioramenti al packaging e la campagna mediatica,  alla fine puoi vedere  dove Microsoft vuole portare Minecraft .  Semplificando il gioco per adattarlo alla sua versione mobile e non facendolo più girare con Java, Microsoft può controllare meglio su quali piattaforme funzionerà (lo sapevi che attualmente Minecraft funziona bene su Linux perché è scritto in Java? Questa è la prima cosa che verrà eliminata) e ucciderà in un colpo solo l’insieme di tutte le modifiche (mods) non approvate da Microsoft.

Ecco come si stanno mettendo le cose . Prima che le cose vadano completamente a rotoli, la domanda è: la comunità del Software Libero ha un piano B? C’è un programma open source che può competere con Minecraft?

Una soluzione open

Questo articolo sarebbe molto breve se la risposta fosse no.

Per essere sicuro di non avere sbagliato, ho dedicato la maggior parte di quattro settimane a cercare delle alternative. Non avendo avuto molta esperienza di prima mano con i giochi originali ( Infiniminer e Dwarf Fortress ), ho imparato le basi della raccolta e della creazione (mining e crafting) e anche di più. Ho chiaccherato con gli sviluppatori e gli utenti sui loro canali IRC,  chiedendo aiuto soprattutto quando ero disorientato. Ho anche convinto dei giocatori accaniti di Minecraft (vale a dire mio figlio e i suoi amici) a provare diverse versioni libere e a codice aperto di questo genere di giochi in modo che potessero darmi un feedback.

Ecco il verdetto. La risposta è Minetest .

Una laguna deserta in Minetest

Il sole sorge su una laguna deserta in Minetest. Un intero mondo di avventura ti aspetta

Non ho intenzione di affermare l’ovvio, che Minetest è libero/gratuito come in “libertà” e in “ingresso libero” e che non ti costerà un centesimo scaricarlo, condividerlo e giocarci o che non dovrai fare i conti con gli imbrogli di un venditore in esclusiva o che è supportato da una comunità di persone che davvero vogliono solo creare un gioco veramente divertente e giocarci, così le caratteristiche tendono ad aumentare nel corso del tempo e non ad essere arbitrariamente eliminate; come ho detto, non voglio affermare ciò che è comune alla maggior parte dei progetti di Software Libero … E va bene, l’ho appena fatto, ma come se non bastasse  e, a parte tutto quanto detto sopra, Minetest è di per se stesso veramente eccezionale .

Per cominciare, è scritto in C / C ++, il che lo rende più leggero e più veloce di Minecraft.  Ancora più importante, funziona più o meno dappertutto , su PC con sistema operativo Free BSD,  Windows, Linux (cerca un pacchetto nei repository) e MacOS X; sui cellulari Android  e, cosa importante per l’istruzione, anche sul Raspberry Pi.

La cosa interessante è che, a parte alcune caratteristiche per adattarsi ai touch-screen, è sempre lo stesso gioco. Anche la versione per Raspberry Pi è esattamente la stessa della versione PC. Questo già è un vantaggio su Minecraft che, sul Raspberry Pi, è molto limitato e non dà la stessa esperienza del suo equivalente su PC . Lo so perché in passato ho scritto a proposito di Minecraft sul Pi e da allora le cose non sono cambiate di una virgola.

Minetest gira su diversi device

Da sinistra a destra, Minetest in esecuzione su un Raspberry Pi, un tablet Android, e un PC con Linux

È possibile scaricare Minetest per il tuo sistema operativo  o se hai la fortuna di utilizzare una distribuzione GNU / Linux, lascia che il tuo gestore di software faccia il lavoro pesante per te. È inoltre possibile trovare nei repository della tua distro dei file aggiuntivi per Minetest: di sicuro un server Minetest e pacchetti di mods (modifiche) che forniscono materiali come animali e mostri, le condizioni meteo, eccetera.

È tutta una questione di Mods

Questa è una delle principali differenze tra Minecraft e Minetest: in quest’ultimo, quasi tutto è un mod. Infatti, se lanci Minetest senza mod , ti ritrovi a vagare  in un mondo fatto esclusivamente di blocchi di pietra. “Minetest Game” standard è fondamentalmente un catalogo di mod, blocchi ( “nodi” nel gergo Minetest), texture, suoni  aggiunti al motore di base. Dai un’occhiata a games / minetest_game nella tua directory condivisa minetest / e capirai cosa voglio dire. […]

Iniziare il gioco

Ci sono differenze tra giocare con Minetest e giocare con Minecraft? Non molte. La maggior parte delle scorciatoie da tastiera sono esattamente le stesse e, naturalmente, c’è tutta la costruzione (il crafting) . Non hai bisogno di un banco di lavoro in Minetest. Basta premere [i] e accederai a tutte le caselle con i materiali e oggetti che porti con te, insieme con una griglia per la costruzione (crafting). Detto questo, devi costruire una fornace per fondere i minerali in lingotti.

Elementi per costruire un cacciavite

Costruisci subito un cacciavite – è utile per modificare l’orientamento delle scale, dei blocchi e degli altri oggetti.

Insieme a picconi, pale e spade, un altro strumento molto utile (e specifico di Minetest ) che dovresti costruire è il cacciavite. È una buona idea costruirne uno all’inizio del gioco, quando hai un po’ di legno e un po’ di ferro. Il cacciavite ti aiuta a cambiare l’orientamento degli altri elementi. Se costruisci e posi per esempio delle scale  e sono disposte nel modo sbagliato, spostaci sopra il cacciavite e sarai in grado di ruotarle.

Diversi mods aggiungeranno nuovi elementi che puoi trasformare e nuove materie prime o lavorate. Il modulo Technic , per esempio, aggiunge ogni sorta di materiale  hi-tech, dal filo di rame per circuiti elettrici, a punte di diamante per il trapano. Questo mod è continuamente aggiornato. Una delle ultime novità è il reattore nucleare, che è utile, ma anche pericoloso!

Anche se il focus di Minetest non è tanto nel combattere contro i mostri (e questo è il motivo per cui i MOB non sono inclusi per impostazione predefinita) ma nella costruzione (crafting), la presenza di creature che minacciano la tua casa può certamente rendere le cose più divertenti. Ciò che è ancora più divertente, però, è costruire e difendere la tua casa insieme agli amici. […]

Uno strumento didattico

L’argomento più forte a favore dell’utilizzo di Minetest rispetto ad un’alternativa proprietaria è la sua modularità. Agli studenti piacerà il modo in cui possono cambiare ogni singolo aspetto del loro personaggio e gli elementi all’interno del mondo.

 

Anche le forme dei personaggi possono essere modificate utilizzando Blender

Anche le forme dei personaggi possono essere modificate utilizzando Blender

C’è anche un mod guardaroba che l’amministratore del server

Repertorio di materiali per costruire

I blocchi per l’insegnamento

può riempire con skin personalizzate in modo che i giocatori possono cambiare il loro aspetto durante il gioco.

Ma il modding (le modifiche) va oltre l’aspetto puramente estetico, e gli sviluppatori di Minetest hanno creato un intero framework separato dal programma di base che permette agli utenti di creare nuovi blocchi e modificare il loro comportamento, progettare nuovi strumenti, e costruire praticamente qualsiasi altra cosa si possa immaginare. È inoltre possibile creare mods che influiscono sul comportamento del mondo e permettono, per esempio, di creare altri giochi all’interno di Minetest.

Prendiamo ad esempio la serie di mods educativi elencati nel wiki Minetest. Questi vanno da pacchetti di semplici blocchi con alfabeto e numeri, a mods che rendono Minetest compatibile con la API Python di Minecraft per Raspberry Pi . […]

Il linguaggio di programmazione

Tutta la magia del modding viene creata utilizzando Lua , un linguaggio di programmazione di alto livello simile in molti aspetti a Python (il linguaggio utilizzato nell’edizione Raspberry Pi di Minecraft). E ‘una buona scelta perché è pulito – non c’è bisogno di preoccuparsi di simboli strani come in Perl, o di punti e virgola finalicome in C / C ++; unisce le caratteristiche avanzate della programmazione Object Oriented e di quella funzionale ; ed è specificamente progettato per la programmazione di video-game. […]

Avvertenze

Minetest è proprio bello, ma ovviamente  non è perfetto. La complessità del software di base fa sì che sia il client che il server possano andare in crash di tanto in tanto … O almeno questo è ciò che gli sviluppatori mi dicono. È interessante notare che, durante la ricerca per questo articolo, non ho avuto alcun crash, anche usando la versione di sviluppo instabile.

Una questione molto più reale è questa: se Minetest aspira ad essere utilizzato come software educativo, come dovrebbe, non solo deve competere con il colosso Minecraft per i suoi meriti, ma anche con il fatto che Minecraft è pre-installato in Raspbian per il Raspberry Pi e con la sua interfaccia Python.

Anche se l’API Lua di Minetest è molto più potente di quella Python di Minecraft, tanto che quest’ultima è un giocattolo in confronto, e Dio mi proibisce di difendere l’adozione di una tecnologia solo perché è lo standard de facto, si deve considerare la naturale resistenza umana al cambiamento. Chiedere ai docenti di cambiare gioco e linguaggio di programmazione sarà una cosa difficile da far passare.

Poi c’è la modularità. Come accennato in precedenza, questo rende grande Minetest , ma può spaventare i nuovi utenti. Una installazione di base di Minetest non ha una grande dotazione: niente mostri, niente sopravvivenza, niente cibo, niente condizioni meteo … Un nuovo utente sarebbe giustificato se, giocando per la prima volta, pensasse che si tratta di una pallida copia di Minecraft. Vorrei suggerire la creazione di una “versione di Minetest per il grande pubblico”, che comprenda il maggior numero possibile di caratteristiche che i giocatori di Minecraft si aspettano, per evitare la delusioni ai nuovi venuti.

Infine c’è la mia bestia nera che io cito molto spesso: la documentazione. Ho dovuto ricorrere molto al canale IRC di Minetest. I wiki di Minetest , anche se presentano degli indici impressionanti, contengono troppe sezioni vuote. Gli esempi di codice, quando esistono, non sono spiegati e non hanno commenti. Non ci sono tutorial per “imparare facendo” . Quando si chiede ai modder più esperti (che del resto sono molto pazienti e disponibili) si riferiscono sempre a uno specifico file di testo che contiene brevi e spesso criptiche descrizioni di moduli e caratteristiche. Anche in questo caso, non ci sono esempi in questo documento che possano aiutare i nuovi utenti a capire gli strumenti dell’API.

Conclusione

Minetest ha fatto una strada incredibilmente lunga dall’ultima volta che ne abbiamo parlato [http://www.ocsmag.com/2014/06/10/minetest-the-free-open-sourced-version-of-minecraft-joins-pling/ ]. Il solo fatto che funzioni su tutte le piattaforme, Linux, Windows, OS X, Android o Raspberry Pi, lo piazza chiaramente davanti ai suoi concorrenti. Ha sviluppato una comunità sana e attiva ed essendo open source e con un’API aperta e relativamente facile, è stato oggetto  di centinaia di espansioni e mods.

Come strumento di collaborazione e insegnamento per bambini (e adulti) è l’ideale, anche meglio di Minecraft, per la sua natura aperta e libera e per Lua il framework potente e versatile . È logico: Minecraft è stato descritto una volta come ” il Lego social” e viene apprezzato perché favorisce la collaborazione, ma, cosa c’è di più social e più collaborativo del software libero aperto fino al codice sorgente?

 


 

 

Che cos’è uno spazio pubblico digitale?

Dal sito francese   NetPublic  riprendo questa presentazione degli Spazi pubblici digitali (Espaces Publics Numeriques).
Si tratta di iniziative di mediazione digitale di diversa tipologia che hanno avuto grande diffusione in Francia, nate molto spesso come sviluppo delle attività delle biblioteche sono sostenute finanziariamente da programmi nazionali o regionali.
Conoscete qualcosa di simile in Italia?

Il testo originale si trova qui: http://www.netpublic.fr/net-public/espaces-publics-numeriques/presentation/

Ringrazio Jean-Luc Raymond per l’autorizzazione alla pubblicazione dell’articolo.

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia.
Questo articolo è pubblicato anche sul sito Medium.com

 

Espace Public Numerique

Foto di Damien Van Acker distribuita con licenza Creative Commons BY-NC-SA

 

Aperto a tutti, uno Spazio Pubblico Digitale (SPD) permette di accedere, di scoprire, di informarsi, di scambiare, di creare e di conoscere/avvicinarsi agli strumenti, ai servizi e alle innovazioni collegate al digitale nel quadro di iniziative differenti: incontri, dibattiti, laboratori collettivi di introduzione o di produzione, mediazioni individuali, libera consultazione ecc.

Gli Spazi pubblici digitali offrono un accesso ad Internet, ma anche un accompagnamento qualificato per favorire l’appropriazione delle tecnologie e delle pratiche di internet fissa e mobile.

Gli SPD sono dei centri di risorse per lo sviluppo digitale del territorio.

Mettono a disposizione le attrezzature, offrono dei metodi di accompagnamento di progetti cooperativi, organizzano dei laboratori e dei percorsi di apprendimento accessibili all’insieme dei cittadini.

Gli SPD sono dei luoghi di sperimentazione e di diffusione di nuovi servizi e di nuove pratiche legate al digitale, ma anche dei luoghi di animazione di progetti collaborativi di prossimità (Co-costruzione, partecipazione, partenariato ecc.).

I servizi offerti dagli SPD si sviluppano continuamente con la comparsa di nuove tecnologie (strumenti, software), nuovi servizi, nuovi obiettivi, nuove regolamentazioni, nuovi rischi, nuove opportunità e nuove pratiche ( smartphone, tablet, ereader, stampa 3D, MOOC, internet delle cose, ENT [Espace numérique de travail], documentazione collaborativa…) per permettere a tutti l’aggiornamento tecnico, giuridico e culturale necessario all’inclusione digitale.

Gli SPD possono perciò sviluppare delle attività legate alle tecnologie di fabbricazione digitale di prossimità, attraverso dei “Fablab” o laboratori di fabbricazione digitale.

Gli SPD possono anche organizzare degli interventi che mirano a sviluppare la gestione delle informazioni provenienti dalle amministrazioni e dalle imprese per permettere ai cittadini di appropriarsi di questi dati e di creare i nuovi servizi di cui avranno bisogno nella vita quotidiana ( nel quadro degli “InfoLab”).

Espace Public Numerique

Elenco non esaustivo delle realizzazioni esistenti all’interno degli SPD:

  • Accompagnamento individuale e collettivo
  • Introduzione a Internet e alla multimedialità
  • Perfezionamento e accompagnamento di progetti digitali
  • Pratiche culturali, creazioni artistiche
  • Accompagnamento scolastico, azioni socio-educative (ritmi scolastici, FSE)
  • Coworking, telelavoro, formazione a distanza, MOOC…
  • Ricerca d’impiego su Internet, reti socio-professionali…
  • Procedure amministrative, e-administration, m-administration ( amministrazione accessibile online attraverso dispositivi mobili: cellulari, smartphone)
  • Vita quotidiana (acquisti, tempo libero …)
  • Strumenti e utilizzi mobili (smartphone, tablet, ereader, applicazioni)
  • FAB LAB, INFO LAB, LIVING LAB, Recycl’Art, Upcycling, …
  • Accoglienza portatori di handicap
  • Accoglienza giovani
  • Accoglienza anziani
  • Accoglienza disoccupati
  • Accompagnamento di associazioni
  • Accompagnamento di PMI (piccole e medie imprese), « Consiglieri digitali »
  • Accoglienza CNIL ( Commissione nazionale informatica e libertà)
  • Spazio di accompagnamento ai videogiochi
  • Centro di esami PIM (Passaporto Internet e Multimedia)
  • Centro di esami B2iAdultes (patente informatica e internet)
  • Laboratori di robotica, programmazione informatica (coding …)
  • Accesso WIFI, accesso in autonomia
  • Conferenze, spazi di riflessione sulle nuove pratiche
  • Partecipazione degli utenti alla gestione degli SPD
  • Progetti di sviluppo locale (Agenda 21, socio-economici, educativi, …)
  • Accompagnamento « cassaforte elettronica »
  • Accoglienza Ordi2.0 (prestito di materiali, circuito di riciclaggio …)
  • Interventi decentrati, di prossimità, all’aperto, SPD mobile
  • Risorse digitali (Intervenants, materiali, documentazione, ingegneria, consulenza…)
  • Partenariato con scuole
  • Scienze partecipative (cartoparty, biodiversità, patrimonio culturale, …)
  • Translitteracy e empowerment (pratiche, progetti, conferenze, dibattiti…)
  • Partecipazione dei giovani alla gestione degli SPD
  • Internet degli oggetti (scoperta, primi passi, creazione…)

Espace Public Numerique

Reti e progetti locali e nazionali a sostegno degli SPD

Esistono due progetti a livello nazionale:

  • Gli spazi Cyber-Base creati nell’ambitodel programma Cyber-Base della Caisse des Dépôts et Consignations,
  • I « Point Cyb – Espace Jeune Numérique » creati e amministrati nel quadro di un marchio e di un capitolato , attraverso le DDCS (Directions Départementales de la Cohésion Sociale) dal ministero della gioventù, dell’educazione popolare e della vita associativa all’interno della rete Information-Jeunesse.

Il progetto Espaces Culture Multimédia del Ministero della cultura si è sviluppato in direzione di un sostegno alla diffusione della cultura digitale attraverso i Rencontres Nationales Culture Numérique che si tengono quattro volte l’anno: http://www.rencontres-numeriques.org/2013/

Questi progetti nazionali si intrecciano a livello locale con i programmi delle collettività territoriali. La maggioranza delle collettività territoriali hanno creato degli SPD collegati in rete sul territorio. Questi interventi locali contribuiscono alla riduzione delle diseguaglianze geografiche, culturali, sociali ed economiche che possono esistere su uno stesso territorio (cfr. i programmi territoriali).

Lo sviluppo degli Spazi Pubblici Digitali offre, oltre all’accesso in rete a chi non ne dispone, introduzione e approfondimenti a chi desidera conoscere meglio queste nuove tecnologie.

Gli Spazi Pubblici Digitali rappresentano un mezzo efficace per lottare contro la frattura digitale sia materiale che culturale. Contribuiscono a promuovere e a facilitare la scoperta dei principali utilizzi di internet ( m.administration, e-commerce, Internet della conoscenza e della cultura) e delle tecnologie digitali (cellulari,internet delle cose, programmazione delle schede Arduino, stampanti 3D…)

In Francia sono aperti 5000 Spazi Pubblici Digitali, in cui uno o più animatori multimediali, mediatori digitali, consiglieri digitali, LabManager… accompagnano, introducono e sostengono tutti nel padroneggiare meglio gli strumenti e i servizi offerti da Internet e più in generale dalle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza.

Alcuni Spazi Pubblici Digitali sono “generalisti”, altri invece “specialistici” ( video e foto digitali, accompagnamento nella ricerca d’impiego, lotta contro l’esclusione, l’analfabetismo).

Nel condurre i progetti di sviluppo locale, utilizzando la leva del digitale, gli animatori degli SPD possono essere assistiti da uno o più assistenti tecnici che lavorano all’interno dei progetti Emplois d’Avenir (impieghi del futuro): operatore (forgeur) digitale, regista multimedia… cfr. la tabella dei 6 mestieri corrispondenti ai nuovi bisogni dell’accesso pubblico a Internet e alla culura digitale.

Gli SPD hanno una storia ispirata in parte ai primi club informatici. Il primo SPD sembra essere nato a Strasburgo nel 1996 su iniziativa locale. Si sono poi sviluppati con modalità differenti attorno a iniziative private o a iniziative collegate alle politiche pubbliche locali e nazionali.

Alcuni grazie a un programma nazionale per iniziativa di un ministero o di un organismo pubblico, altri nell’ambito di programmi regionali, dipartimentali, cittadini o di consorzi comunali che si collegano a volte con altri programmi più centrati sulla formazione professionale e l’auto-formazione. Altri infine sono il risultato di iniziative associative locali.

L’insieme forma una carta differenziata degli spazi pubblici spesso raggruppati in rete attorno a dei centri di risorse.

Icona mappa EPNAnnuario e mappa degli Spazi Pubblici Digitali in Francia

 

Fai concorrenza ad Amazon con Framabookin!

 

 Tornano le traduzioni estive, da Framablog riprendo la presentazione di Framabookin.
Naturalmente un ringraziamento a Framasoft.

Che cos’è Framabookin?  È una biblioteca digitale  di ebook liberi o provenienti dal pubblico dominio, accessibile attraverso un feed OPDS. Questo servizio viene presentato  all’interno della campagna Degooglisons Internet (Liberiamo Internet da Google) e vuole essere un esempio di come si possa decentrare la distribuzione di ebook liberi creandosi un proprio server OPDS.

È in arrivo anche la traduzione delle istruzioni per costruire con software libero un proprio server OPDS.

Come al solito la responsabilità della traduzione è solo mia, è gradita la segnalazione di eventuali errori o imprecisioni.

Buona lettura😉

L’estate è arrivata e con lei le vacanze, la siesta e i momenti in cui finalmente ci si può prendere il tempo di leggere, tranquillamente distesi sul proprio asciugamano, poltrona o sedia a sdraio…

Il piccolo Dupuis-Morizeau è come i suoi genitori: non si separa mai da 3-4 libri che divora uno dopo l’altro. Per non sovraccaricare la sua valigia legge degli ebook sul suo telefono, aspettando il suo prossimo compleanno per poterli leggere su un tablet (come il suo patrigno, appassionato di fumetti) o su un ereader (come sua madre che ama la lettura comoda).

Però ecco il problema: questi oggetti e applicazioni sono spesso collegati a dei cataloghi (Amazon, Google Book, Kobo…) dove dei furbacchioni cercano di farti comprare dei libri di pubblico dominio ( ti farebbero pagare anche le opere di Pouhiou che sono invece gratuitamente e liberamente disponibili sul suo sito!).

È pensando alla famiglia Dupuis-Morizeau che noi abbiamo aperto un catalogo di libri elettronici liberi: Framabookin!

framabookin

Clicca sull’ereader per accedere a Framabookin

Pubblico Dominio e Framabook a portata di mano

Framabookin (si pronuncia come « bouquine »,nel francese familiare è il verbo leggere) è un catalogo OPDS. Dietro a questo acronimo barbaro (Open Publication Distribution System) si nasconde infatti la possibilità di presentare in un solo link tutta una collezione di libri in formato elettronico con le loro copertine, le sintesi, gli autori ecc. Un database in cui puoi guardare, cercare e (ri) trovare l’opera che volevi.

 

Lo scarico o no?

Lo scarico o no?

 

Basta seguire il nostro tutorial per aggiungere questo catalogo alla tua applicazione di lettura preferita ( per esempio l’applicazione libera FBReader) o curiosando nella sua interfaccia web dal navigatore del tuo tablet/ereader per accedere in due clic e tre trascinamenti a tutti i libri liberi che abbiamo raccolto per te.

Per fornirti questo catalogo, abbiamo ospitato una copia della collezione Bibebook. Si tratta di un gruppo di appassionati che hanno preso delle opere dal pubblico dominio per farne degli ebook ben curati, con dati chiari e una bella formattazione… insomma fatti per essere piacevolmente letti sugli ereader. Malgrado una sovrapposizione di diritti editoriali (licenza CC-BY-SA) su delle opere che provengono dal pubblico dominio, bisogna riconoscere che il loro lavoro editoriale è ammirevole e che ci permettono di mettre facilmente a portata di wifi i grandi classici della cultura francese come Hugo, Zola e Baudelaire.

 

Naturalmente, abbiamo incluso in questo catalogo la collezione dei Framabooks. Dal romanzo di Lily Bouriot ai fumetti di Gee passando per i nostri manuali e per la biografia di Richard Stallman, tutta la collezione dei libri preparati dalla comunità di Framasoft è presente all’appuntamento per il vostro più grande piacere e non aspetta che la vostra divorante voglia di leggere.

Crea i cataloghi dei tuoi sogni!

Framabooks

Ma che belli i Framabooks

 

Framabookin non ha per vocazione di diventare IL catalogo del Libero e tanto meno Framasoft vuole trasformarsi nel GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) del Libero.
Perciò cari autori, inutile precipitarsi sulle vostre tastiere per inviarci la vostra ultima opera con licenza libera perché noi la inseriamo nel nostro catalogo: non abbiamo un esercito di volontari pronto a diventare un comitato editoriale (ma non esitate a proporre le vostre opere alla collezione Framabook).

 

 

 

 

 

Come sempre con i nostri servizi della campagna Degooglisons Internet (Liberiamo Internet da Google), l’obiettivo è triplice:

  • sensibilizzarti al fatto che qualche grande attore (Amazon, Google books, Itunes bookstore) monopolizza la diffusione della cultura digitale, malgrado il lavoro formidabile di progetti alternativi (Gutenberg, Wikisource, Bibebook, ecc.) ;
  • dimostrarti che è possibile (e facile) ospitare da soli il proprio catalogo, mettere a disposizione le proprie collezioni di libri liberi per la propria famiglia, scuola, associazione o impresa;
  • spingerti a diffondere l’informazione, a diventare tu stesso il concorrente di Amazon & compagni, offrendoti un tutorial che ripercorra passo a passo come abbiamo fatto per ospitare Framabookin.

Buone letture

Dunque: IL catalogo che raccoglie TUTTI gli ebook liberi francofoni è ancora da inventare…
Ma aspettando di avere il piacere di sostenere una tale iniziativa, abbiamo fretta di scoprire il TUO catalogo, quello che riflette i tuoi gusti e le tue scelte editoriali.

E soprattutto, nel frattempo, ti proponiamo di fare come la famiglia Dupuis-Morizeau e di frugare tra le centinaia di testi liberi che si scaricano a partire da un solo indirizzo:
www.framabookin.org

Come liberare il proprio libro dal copyright, sostenere il software libero e guadagnarci anche

Riprendo questo bell’articolo di Vincent Jousse sulla sua esperienza di autore, tra copyright e licenze libere.

Il testo originale si trova qui:
http://viserlalune.com/blog/pourquoi-jai-donne-2-ans-de-travail-et-combien-ca-ma-rapporte/
ed è distribuito con licenza Creative Commons BY

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia. Questo articolo si può leggere anche su Medium

Grazie a Vincent Jousse, per aver condiviso il suo libro e la sua esperienza🙂

 

Ho scritto un libro. Due anni di lavoro e di riflessione per partorire un libro tecnico di 60 pagine su un editor di testo che porta il dolce nome di Vim .

Mi dirai che due anni per 60 pagine sono molti, e hai ragione. Dato che di fronte a questo tipo di impegni tendo a procrastinare, sono particolarmente orgoglioso di essere riuscito ad arrivare fino in fondo. Naturalmente, tutti questi sforzi dovevano essere ricompensati. Le persone che volevano imparare Vim leggendo la mia prosa avrebbero dovuto pagare 9,99 euro. Ogni lavoro merita un salario, non è vero?

Nell’aprile 2013 ho messo in vendita il mio libro, protetto come si deve dal copyright. Da aprile 2013 ad agosto 2014, ne ho vendute 90 copie, cioè 899,10 euro di “ricavi”. Come imprenditore di me stesso, tolgo circa il 26% di tasse/imposte e il 5% di costi per la piattaforma che ho usato per vendere il libro ( Payhip ), il che fa circa 620 euro nelle mie tasche. Non male per 90 copie vendute.

Sì, ma ecco che un problema ha cominciato ad emergere. Mi sono sforzato per due anni per scrivere qualcosa letto da 90 persone? Sul serio? Io, che scrivendo questo libro volevo rendere accessibile questo meraviglioso strumento chiamato Vim al maggior numero di persone, l’ho diffuso in 90 copie? In più, chi ne possiede una copia non ha il diritto di condividerla o di farne ciò che vuole, per paura di essere accusato di pirateria.

Allora mi sono posto questa domanda: “Chi sono io per decidere arbitrariamente di limitare l’accesso alla conoscenza contenuta nel libro solo a chi può pagare 9,99 euro? “ Dopo tutto, se ho potuto scrivere questo libro, è grazie a quelli prima di me che hanno deciso di donare il loro tempo. Si tratta di un libro basato su un software libero e sulle conoscenze che ho accumulato grazie alle persone che hanno scritto dei post sull’argomento.

Il fatto di aver assemblato tutto questo in un libro giustifica il fatto di limitare l’accesso, facendo pagare un prezzo fisso? Più ci pensavo e più mi rispondevo di no. Ho costruito le mie conoscenze su quelle degli altri e niente giustifica che io me ne appropri. Tutti devono essere in grado di godere di questo libro, che abbiano i soldi oppure no. Dovevo dunque renderlo disponibile anche senza soldi. Sì, ma avevo paura. Paura di che cosa? Paura che piratassero in massa il mio libro e che io non ci guadagnassi più niente! Se non avessi obbligato la gente a pagare, nessuno, avrebbe più pagato, no? Chi ha mai pagato uno shareware?

In realtà, non sapevo nulla e volevo sapere. Volevo sapere che cosa sarebbe successo se avessi chiesto alla gente di fissare loro il prezzo. A seconda della loro situazione e di ciò che il libro gli avrebbe dato, avrebbero deciso loro se pagare e con che cosa. Dalla semplice email di ringraziamento alla donazione di Bitcoin, passando per i classici euro, ognuno sarebbe stato libero di pagare come voleva. O anche di non pagare affatto. Stavo per vendere il mio libro a prezzo libero .

L’idea è quella di affermare che il libro non è gratuito, ma che si può pagare con qualcosa di diverso dagli euro. Per me, ognuno ha necessariamente qualcosa da offrire che non costa denaro: una e-mail, un sorriso, un grazie.

Nel farlo, ho anche deciso di distribuire il libro con licenza CC : ognuno può fare quello che vuole (per scopi commerciali e non) a patto che non si attribuisca la paternità del libro. E per questo, ho reso disponibile il codice sorgente su Github . Infine, ho deciso di ringraziare il mondo del software libero in generale, donando il 20% dei proventi del libro alla associazione di promozione del (software) libero Framasoft .

Quindi, riassumendo: rendo il mio libro scaricabile per tutti, lo distribuisco con una una licenza libera, rendo pubblico il suo codice sorgente e verso il 20% a un’associazione di pubblica utilità.

Mi ero abituato all’idea che potenzialmente avrei potuto anche non guadagnare più niente con il mio libro. Ma in primo luogo non l’avevo scritto per questo e in secondo luogo se questo era il prezzo da pagare per diffonderlo al maggior numero di persone, lo avrei pagato.

Eccoci alla fine di agosto 2014 e il libro è liberamente scaricabile da https://vimebook.com . L’accoglienza della comunità è stata molto positiva e il libro è stato scaricato molte volte da allora. Più precisamente, al momento in cui scrivo queste righe, è stato scaricato 1.619 volte contro le 90 volte prima di metterlo a prezzo libero. Circa 200 persone hanno fatto donazioni in euro, circa 30 persone in email e una in lolcat. Ho ricevuto 17 Flattr e qualche Bitcoin. Da un punto di vista puramente economico, ecco le cifre. Ho venduto per 1,829.69 euro in 9 mesi, per un donazione media di circa 9 euro (alcuni hanno donato 25 euro!), 366 euro vanno a Framasoft, circa 120 euro a Stripe (la piattaforma di pagamento online) e 475 euro in tasse. Alla fine, io guadagno circa 870 euro.

Prima del prezzo libero: 1 anno e mezzo, 90 download, € 9,99, donazioni all’associazione € 0, licenza non libera, denaro guadagnato: 621 €.

Dopo il prezzo libero: 8 mesi, 1619 download, prezzo medio € 9, donazioni all’ associazione € 366, licenza libera, denaro guadagnato: 870 €.

Distribuendo il mio libro a prezzo libero ho perciò: permesso a tutti di leggerlo, guadagnato più soldi, lavorato per una buona causa aiutando Framasoft. Alla fine, ho avuto tutto da guadagnare in questo modo, ma per questo, ho dovuto provare. Ho dovuto superare la paura di regalare il mio lavoro. Era necessario che io responsabilizzassi gli “acquirenti” e avessi fiducia in loro. E se alla fine tutto dipendesse dall’ arte di chiedere ?

E tu, cosa ne pensi del prezzo libero?

Moda e software libero: disegnare e creare i propri abiti

Disegnare e creare i propri abiti col software libero? Adesso è possibile: nei makers lab c’è posto anche per cartamodelli, plotter e macchine da cucire🙂

Dal sito http://linuxfr.org ho tradotto l’articolo Mode et couture libre, di Thomas Debesse:  un’interessante panoramica sugli strumenti open source  per disegnare e creare capi di abbigliamento e sulle tematiche collegate al copyright e all’uso delle licenze Creative Commons nel campo della moda.

 

Framablog ha presentato il 7 gennaio 2014 il software libero Valentina, un programma per disegnare cartamodelli di abiti!

Questa è l’occasione per fare il punto sulle iniziative libere nel campo della moda, scoprire un’ offerta di software ancora agli inizi e riflettere sul concetto stesso di moda libera.

 

Il software Valentina

L’articolo di Framablog è principalmente una traduzione di quello di Alexandre Prokoudine sul sito Libre Graphics World (in inglese).

Valentina è un giovane progetto nato da due constatazioni: i software di design per la moda non sono liberi e sono per lo più molto costosi! Alexandre Prokoudine fa l’esempio di un programma la cui licenza costa 16.000 dollari. Se il costo del plotter è incomprimibile, il costo di una licenza software può sembrare rapidamente esorbitante. Così Alexandre spiega che gli stilisti all’inizio della loro carriera sono costretti a utilizzare delle applicazioni molto semplici o dei software CAD generici e poco adatti al mestiere.

Sulla base di questa constatazione, l’obiettivo del progetto Valentina è quello di realizzare un software che sia libero e anche gratuito. Queste due caratteristiche sono importanti per il progetto, la gratuità non è che una conseguenza della libertà.

Per chi fosse interessato, Roman Telezhinsky e Christine Neupert hanno scritto un tutorial per creare modelli (N.d.t: il link non è più attivo dobbiamo accontentarci del manuale in inglese) e Roman Telezhinsky ha pubblicato (in russo, ma con molte foto) un articolo che mostra passo passo il confezionamento di un abito utilizzando il software Valentina.

Valentina
Valentina in azione

Per chi volesse contribuire, Valentina è un software sviluppato in C ++ con QT5.

NDA: Grazie a Tanouky per il suo post su Valentina: Valentina – Outil libre de création de vêtements.

Inkscape, Blender, MakeClothes …

Anche se questo settore è poco sviluppato, non è però la prima volta che il software libero si interessa all’abbigliamento.

Ben prima dell’équipe di Valentina, Suzan Spencer aveva chiarito molte cose lavorando con il software di disegno vettoriale Inkscape , sul sito Tau Tau Meta Physica si possono trovare dei tutorial per la produzione di modelli di abiti.

Framablog fa riferimento, oltre ad Inkscape, a un altro strumento, MakeClothes per Blender.

MakeClothes non è un software per stilisti, è uno strumento per simulare degli abiti in scene e animazioni 3D, come MakeHuman che è uno strumento per la modellizzazione di personaggi umani.

Anche se questo non è un software per stilisti, l’idea di di modellizzare degli abiti su un manichino realizzata con MakeHuman è molto attraente perché questo permetterebbe di testare un’idea non solo su un manichino, ma su un manichino mobile con diverse libertà e di utilizzare il motore fisico di Blender!

Purtroppo, è probabile che questo tipo di soluzione non sia ottimale, e che si incontrino le stesse difficoltà incontrate da coloro che utilizzano Blender per la stampa 3D: Blender non è un programma CAD e ha la vocazione a produrre immagini che assomigliano alla realtà, non dei modelli applicabili nella realtà!

Tuttavia, è probabile che molte cose nel lavoro di Suzan Spencer potranno servire al progetto Valentina, e che le capacità di simulazione offerte dai software liberi come Blender apriranno delle porte molto interessanti. Il futuro è perciò incoraggiante.

Moda, copyright, pubblico dominio e cultura libera

Framasoft aveva anche tradotto un interessantissima conferenza TED di Johanna Blakley sulla moda e sul diritto d’autore: Lessons from fashion’s free culture.

La conferenza risale già al 2010 ! Abbiamo imparato che negli Stati Uniti il copyright ha ben poca presa sulla moda. In effetti l’abbigliamento è considerato troppo utile per poter essere protetto.

Johanna Bakley arriva perfino ad affermare:

L’unica cosa che non può essere copiata è l’etichetta della marca commerciale attaccata all’abito.

Purtroppo, questo non è del tutto vero in Francia , dove non c’è distinzione tra opere di pubblica utilità e opere artistiche.

Johanna Blakley mostra come questa assenza di limiti non costituisca un freno allo sviluppo del settore della moda! Il copyright viene spesso invocato con il pretesto di proteggere l’industria e la creatività, la moda dimostra che possiamo farne a meno e che il settore funziona benissimo senza!

Un fine gastronomo potrebbe fare un parallelo con la cucina dove non si possono proteggere le ricette. Con una cucina sottoposta al copyright, la Francia non avrebbe avuto la stessa reputazione.

Ma possiamo generalizzare la constatazione del successo della moda e della cucina, in assenza di vincoli giuridici basati sul principio del copyright?

Il blog “Roman lubrique” dimostra che, al contrario, in un settore molto segnato dal diritto d’autore, quello dell’editoria, su Amazon si trovano più libri del 1880 che libri del 1980 e che questo delinea la “cultura perduta della generazione copyright.” Non è chiaro se il pubblico dominio sia un buon alleato commerciale, ma culturalmente, la sua assenza è un disastro.

Cartamodelli con licenza Creative Commons?

Allora, esistono dei cartamodelli liberi in Francia?

Una giovane azienda francese, 1083 borne in France vende jeans con i cartamodelli per farseli da soli, con licenza Creative Commons BY (Attribuzione). Il numero 1083 corrisponde alla distanza più lunga tra due città della Francia metropolitana: 1083 km tra Mentone e Porspoder . Pubblicando il suo cartamodello, l’azienda ha in mente l’idea di un kit a chilometro zero, i jeans da fare in casa propria!

cartamodello
Anteprima di un cartamodello 1083

 

Bibliobox: valorizzare i materiali di Pubblico Dominio in biblioteca

Riprendo e traduco un recente post di Thomas Fourmeux pubblicato sul blog Biblio Numericus.

Le riflessioni dell’autore si basano sull’esperienza reale delle biblioteche di Aulnay-sous-Bois che da quasi due anni utilizzano le PirateBox/BiblioBox  come strumenti di mediazione digitale.

 

Due avvenimenti organizzati nel mese di luglio mi danno lo spunto per scrivere questo post: il PirateBoxCamp e il PublicDomainMonth.

Ho scritto a più riprese sulla Bibliobox sia su questo blog che sul sito BiblioBox.net.

Io sono convinto dei vantaggi che questo tipo di dispositivo di mediazione digitale offre a una biblioteca, ma ecco un altro post per chi ancora ne dubitasse.

Qual è il vantaggio di proporre agli utenti quello che già possono trovare su Internet?”

L’installazione di una BiblioBox da sola non basta. Ha bisogno di un importante lavoro di mediazione perché gli utenti delle biblioteche si impadroniscano delle risorse messe a loro disposizione. Ho avuto più volte occasione d’intervenire per presentare la BiblioBox e il suo utilizzo in biblioteca, spesso mi sono stati sottolineati i limiti di questo dispositivo, in particolare per quello che riguarda i contenuti. Gli utenti della biblioteca possono trovare su Internet i contenuti che gli vengono proposti. Si pone dunque il problema dei vantaggi di avere una BiblioBox in biblioteca. Capisco questa osservazione a cui si può rispondere in tre tempi. Da una parte questo ragionamento si applica anche ai beni fisici. Noi offriamo dei documenti che gli utenti del resto possono acquistare andando ad esempio in libreria o in qualsiasi negozio della grande distribuzione culturale. L’obiettivo della BiblioBox non è quello di proporre dei contenuti esclusivi, ma di valorizzare quelli che esistono! D’altra parte non è scontato che i nostri utenti conoscano l’esistenza di queste risorse. E anche se le conoscessero, non è detto che sappiano dove trovarle. Noi svolgiamo il nostro ruolo di facilitatori nell’accesso a queste risorse. Infine, per i bibliotecari si tratta di un mezzo per prendere posizione in quanto attori impegnati nella questione dei beni comuni della conoscenza.

La riuscita (o il fallimento) di questo progetto si basa su diversi fattori su cui noi non abbiamo sempre presa. Per esempio se si installa una BiblioBox in un territorio in cui le persone sono poco equipaggiate di apparecchi elettronici (smartphone, tablet o computer portatili) questo costituisce un freno per la riuscita del progetto. Al contrario, per esperienza, so che le modalità con cui le risorse vengono proposte influisce sulla capacità e sulla voglia di appropriarsene da parte degli utenti. In effetti è sconsigliato basarsi unicamente sulla quantità e proporre il maggior numero possibile di risorse. La quantità danneggia la leggibilità e la pertinenza delle opere scelte. Se proponiamo il pacchetto Bibebook di 1400 titoli (in francese) rischiamo di far scappare i nostri utenti. La selezione è la chiave del successo. Tanto più che l’interfaccia della BiblioBox non è ancora l’ideale anche se ci sono dei miglioramenti in corso. Qual è il valore aggiunto del bibliotecario nel proporre un pacchetto senza nessuna contestualizzazione? E’ come lasciar fare tutto il lavoro alla serendipità.

Contestualizzare e tematizzare

L’obiettivo è arrivare a contestualizzare e a tematizzare i contenuti che proponiamo attraverso la BiblioBox. Per fare questo abbiamo diverse possibilità. Non dobbiamo esitare nell’utilizzare l’attualità culturale locale, nazionale o internazionale. Il Ministère de la Culture et de la Communication realizza ogni anno un documento che elenca i maggiori eventi culturali ( Giornate europee del patrimonio, Centenario della prima guerra mondiale, festival della musica…). Occorre approfittare di queste occasioni che concentrano l’attenzione delle persone su una tematica specifica. Al di fuori della Primavera dei poeti, forse gli utenti non si sarebbero interessati alla poesia, ma questo evento culturale potrebbe essere l’occasione per fargli venire voglia di provare. Perciò si approfitta di questa attenzione per proporre agli utenti dei contenuti specifici. In questo modo vengono messe in evidenza le competenze di mediazione del bibliotecario e la sua capacità di mettere in relazione i contenuti e le persone.

Al di là dell’economia dell’attenzione, esistono altri metodi per contestualizzare le risorse della BiblioBox. Uno di questi è stato utilizzato da Feedbooks (una libreria digitale che presenta ebook in diverse lingue). L’equipe di Feedbook ha valorizzato i libri di Zola attraverso una mappa di Parigi che presenta i quartieri citati nelle sue opere.

Mappa di Parigi nelle opere di Zola

Visualizza la mappa Le Paris de Zola

Inoltre ha creato attraverso TimeMapper, uno strumento sviluppato dall’ Open Knowledge Foundation, una linea del tempo che presenta i principali avvenimenti del ciclo di romanzi dei Rougon-Macquart

Io trovo questi due strumenti piuttosto interessanti e affascinanti. Grazie a questa valorizzazione gli utenti avranno sicuramente più voglia di interessarsi ai Rougon-Macquart o a qualsiasi altra opera. In ogni caso è questa la scommessa che faccio. Si potrebbero utilizzare e inserire in una BiblioBox (o sul sito principale della biblioteca) al’interno di una selezione tematica. Per il momento c’è ancora un problema: bisogna riuscire a inserire una mappa con i marcatori in modalità offline. Ma per superare questo limite possiamo contare sulla comunità che si è sviluppata attorno alla PirateBox/BiblioBox.

E’ arrivata la PirateBox 1.0

E dopo la LibraryBox 2.0 è arrivata anche la PirateBox 1.0. Non è arrivata da sola, ma accompagnata da un sito nuovo di zecca ( eh sì, in inglese) con tanto di forum  e di tutorial per le  versioni  per Android e per Raspberry Pi.

Ma la notizia migliore è che, insieme alla PirateBox 1.0, sono arrivati anche  i primi utenti italiani, grazie all’infaticabile Andreas Formiconi e ai partecipanti al suo  LOPTIS ( Laboratorio Online Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola), una delle esperienze più interessanti che ho trovato in rete negli ultimi anni.

Per festeggiare tutte queste novità, niente di meglio che la traduzione italiana di PirateBox 1.0 DIY: la guida per installare la PirateBox 1.0 su un router TP-Link.

Buon divertimento🙂

PirateBox 1.0

Al centro nella foto Matthias Strubel, il principale sviluppatore della PirateBox.

 

Installazione PirateBox 1.0

Queste istruzioni sono per l’installazione di una PirateBox 1.0 su un router TP-Link  nuovo (MR3020, WR703N o MR3040) che è dotato del  firmware TP-Link. Nota: Se hai già installato   OpenWrt sul tuo router o se stai già usando una vecchia versione della PirateBox sul tuo router, passa alla sezione Aggiornamento PirateBox più sotto.

Se hai bisogno di aiuto, vai alla pagine PirateBox OpenWrt  e OpenWrt discussion board nel nostro PirateBox Forum.

Materiale necessario

1.  Router wireless (uno dei seguenti):

2.* Chiavetta USB  (formattata FAT32 con un’unica  partizione) La Kingston DT 16GB funziona bene (Amazon)

3. Cavo ethernet 

4. Computer con  porta ethernet

5. Batteria USB 5V (opzionale)

Auto-Installazione

Installare la PirateBox non è mai stato così facile grazie al box-installer.

1. Prima scarica sul tuo computer una copia di install_piratebox.zip e una copia di OpenWrt  personalizzata per MR3020, WR703N o MR3040 da qui: http://stable.openwrt.piratebox.de/auto (fai attenzione a scaricare il file “*squashfs-factory.bin” che corrisponde al tuo specifico dispositivo).

2. Estrai il file install_piratebox.zip e trascina la cartella “install” sulla tua chiavetta USB.

3. Ora TOGLI IN SICUREZZA la tua  chiavetta USB  dal tuo computer e inserisci  la  USB nel tuo  router OpenWrt .

4. Sposta il selettore (the toggle) switch che si trova  di fianco alla porta LAN/WAN del router sulla posizione 3G mode.

5. Collega il router al tuo computer attraverso il cavo ethernet e accendi il router. Quando il  router si è avviato, apri il browser a questo indirizzo http://192.168.0.254 (http://192.168.1.1 per il WR703N) per accedere alla pagina admin del router.

6. Inserisci lo username e la password di  default (admin & admin).

7. Naviga fino a  System Tools > Firmware Upgrade e seleziona il firmware OpenWRT  che hai scaricato sul tuo computer nel primo passaggio ( vedi sopra).

Nota: Il testo del firmware del  WR703N  è in cinese. Per flashare OpenWrt dall’interfaccia web, seleziona l’ultima voce del menu sulla sinistra e poi la terza voce del sottomenu . Per maggiori informazioni vedi  questo post di Village Telco.

8. Dopo che l’aggiornamento è stato completato, il router si riavvierà. Nota: Dovresti aspettare  15-20 minuti  prima che l’installazione sia completata  (dipende dalla tua chiavetta USB,potrebbe impiegerci fino a 45 minuti – abbi pazienza!). Il tuo dispositivo si riavvierà un paio di volte durante l’installazione.

9. Quando l’installazione è completata, apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegati via telnet al dispositivo:

telnet 192.168.1.1

10. Usa il comando passwd per configurare la password del tuo login – questa operazione attiverà SSH:

passwd

11. Adesso sei pronto per attivare il Forum Kareha  e il  server UPnP . Per i dettagli, vedi le istruzioni di Post-Installazione più sotto.


Aggiornamento PirateBox

Se sul tuo router hai già installato una vecchia versione della PirateBox, queste istruzioni dovrebbero andar bene e funzionare in un lampo (letteralmente!).  Nota bene: le istruzioni qui sotto sono specifiche per i router TP-Link MR3020, WR703N e MR3040.

1. Prima scarica sul tuo computer una copia di install_piratebox.zip e una copia di OpenWrt  personalizzata per MR3020, WR703N o MR3040 da qui: http://stable.openwrt.piratebox.de/auto (fai attenzione a scaricare il file “*squashfs-factory.bin” che corrisponde al tuo specifico dispositivo).

2. Estrai il file install_piratebox.zip e trascina la cartella “install” sulla tua chiavetta USB.

3. Trascina il file “*squashfs-factory.bin”  chiavetta USB (non c’è bisogno di estrarre prima il file!).

4. Adesso TOGLI IN SICUREZZA la tua  chiavetta USB  dal tuo computer e inserisci  la  USB nel tuo  router OpenWrt .

5.  Sposta il selettore (the toggle) switch che si trova  di fianco alla porta LAN/WAN del router sulla posizione 3G mode.

6. Collega il router al tuo computer attraverso il cavo ethernet e accendi il router. Quando il  router si è avviato apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegati via ssh:

ssh root@192.168.1.1

Nota: Se non hai ancora configurarato la password, usa il comando telnet invece di quello  ssh:

telnet 192.168.1.1

7. Naviga fino alla cartella  /mnt/usb :

cd /mnt/usb

8. Installa   la versione personalizzata di OpenWrt e la PirateBox 1.0 con il comando:

mtd write -r openwrt<TAB> firmware

Nota: Usa il tuo tasto “tab” alla fine di “openwrt” per autocompletare il nome del file del firmware.

9. Dopo che l’aggiornamento è stato completato, il router si riavvierà. Nota: Dovresti aspettare  15-20 minuti  prima che l’installazione sia completata  (dipende dalla tua chiavetta USB,potrebbe impiegerci fino a 45 minuti – abbi pazienza!). Il tuo dispositivo si riavvierà un paio di volte durante l’installazione.

10. Quando l’installazione è completata,collegati via telnet al dispositivo:

telnet 192.168.1.1

11. Usa il comando passwd per configurare la password del tuo login – questa operazione attiverà SSH:

passwd

12. Adesso sei pronto per attivare il Forum Kareha  e il  server UPnP . Per i dettagli, vedi le istruzioni di Post-Installazione più sotto.


Post-Installazione

Quando hai installato o aggiornato la PirateBox 1.0, segui questi passaggi conclusivi per attivare il Forum Kareha  econfigurare e far partireil media server UPnP.

1. Accendi la PirateBox e collegati alla rete  “PirateBox: Share freely” . apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegativia ssh alla tua PirateBox:

ssh root@192.168.1.1

2. Attiva il Forum Kareha utilizzando l’editor di testo vi  (vi elenco comandi) per cambiare lo  username e la password (ADMIN_PASS e SECRET) dell’admin. Non dimenticare di rimuovere, se c’è, il simbolo  #  all’inizio di entrambe le righe:

vi /opt/piratebox/www/board/config.pl

3. Attiva una volta la “timesave functionality”:

/etc/init.d/piratebox timesave

4. Vai col  browser a questo indirizzo http://piratebox.lan/board/kareha.pl per la prima inizializzazione.

5. Attiva il Media Server  UPnP  sovrascrivendo il  file di configurazione (minidlna):

cp /opt/piratebox/src/openwrt.example.minidlna /mnt/ext/etc/config/minidlna

Nota: Se vuoi, puoi modificare il file  di  configurazione  (cambia il nome visualizzato ecc.) con il comando:

vi /etc/config/minidlna

6. Per concludere, fai partire  il Media Server  UPnP con il comando:

/etc/init.d/minidlna start

7. La tua PirateBox 1.0 dovrebbe essere pronta all’uso! Per maggiori informazioni e per aiuto, ricordati di andarea alle pagine PirateBox OpenWrt  e OpenWrt discussion board sul nostro PirateBox Forum .