Ottavio: una favola di campagna

Con le traduzioni estive, ritorna un’altra storia  di   Eric Querelle aka Odysseus.
Protagonisti di questa favola di campagna sono due spaventapasseri: Ottavio e Norberto.

Lo spaventapasseri Norberto

Testo e disegni sono realizzati utilizzando del software libero. L’impaginazione della storia è stata pensata per la stampa in fronte retro di un libretto in formato A5, ma può essere stampata normalmente anche in formato A4.

Il testo in lingua originale si trova nel sito di Odysseus ed è distribuito con licenza Arte Libera. Come al solito La responsabilità della traduzione è mia.
Un grand merci all’autore.

BUONA LETTURA 🙂

Ottavio di Odysseus

Clicca sull’immagine per scaricare la storia in formato .pdf

 

Di Odysseus si possono leggere in italiano anche due altre storie:

Il quadrato che voleva diventare rotondo è anche in versione multimediale con la voce di Rosi Tortorella.

 

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Framatube: aiutaci a rompere l’egemonia di YouTube

Da Framablog traduco  questo articolo che presenta una proposta per costruire un’alternativa, nel metodo e nella tecnologia, a YouTube. Se non è una rivoluzione, è un cammino verso il cambiamento.
Sono contento di accompagnare Framasoft in questo cammino, anche con il mio piccolo contributo finanziario.
La traduzione è un invito a tutti i sostenitori del software libero a camminare insieme verso quella che a Framasoft hanno chiamato Contributopia. Qualche informazione (in italiano) sulle attività di Framasoft.

Buon cammino e buona lettura 🙂

 

Questa è una rivoluzione. OK, l’espressione ci è stata confiscata da un famoso venditore di mele, ma in questo caso, è l’espressione adatta. E se insieme ci potessimo liberare dall’egemonia di YouTube trasformando il modo di vedere e diffondere i video?
A Framasoft, crediamo che sia possibile … ma non accadrà senza di voi.

YouTube è un orco che costa caro

YouTube è in primo luogo un simbolo. Quello delle piattaforme (Dailymotion, Vimeo, Facebook Film …) che centralizzano le nostre creazioni video per offrire i nostri dati e il tempo disponibile del nostro cervello alle multinazionali che hanno pagato questi siti di hosting.

Certo bisogna dire che attirare i nostri video e le nostre attenzioni costa terribilmente caro a questi orchi del web. I file video pesano molto e loro quindi hanno bisogno di finanziare continuamente l’aggiunta di hard disk neile loro server farm. Senza contare che, visto che questi video sono centralizzati e quindi inviati dalle stesse macchine , hanno bisogno di aumentare la dimensione e la velocità del canale che trasporta questo flusso di dati, il che, ancora una volta, si traduce in termini di denaro, o meglio di (spazio disco?).

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Tecnicamente e finanziariamente, centralizzare i video è probabilmente il metodo meno efficace, degno dell’epoca del Minitel. Se, invece, il tuo obiettivo è quello di diventare l’unico canale televisivo del Minitel 2.0 (quindi di un’Internet governata dalle piattaforme) … Se il tuo obiettivo è quello di avere il potere di influenzare i contenuti e le abitudini del mondo intero … e se il tuo obiettivo è quello di raccogliere informazioni preziose sui nostri interessi, le nostre creazioni e i nostri scambi … ecco allora diventa decisamente redditizio!

Nelle nostre vite, YouTube è salito al livello di Facebook: un male necessario, un sito che si ama odiare, un servizio ” di cui mi piacerebbe fare a meno, ma …”. Tanto che, se solo degli ” Unicorni ” (delle aziende miliardarie) possono permettersi il successo di tali piattaforme, molti altri cercano di imitare il loro funzionamento , perfino nel mondo del software libero. Come se noi non riuscissimo più nemmeno a immaginare come fare in modo diverso …

Non voglio che voi lo spingiate o lo scuotiate [il tiranno], ma solo che non lo sosteniate più e lo vedrete, come un grande colosso a cui hanno sottratto il suo piedistallo, affondare sotto il suo stesso peso e rompersi.
Etienne La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria, 1574

Riappropriamoci dei mezzi di diffusione

Avremmo potuto proporvi un Framatube che centralizza i video liberi e dei sostenitori del software libero sui nostri server, basati su dei software liberi come Mediadrop , Mediagoblin o MediaSPIP , che sono molto efficaci quando si tratta di ospitare la propria videoteca personale. Ma in caso di successo, e quindi di fronte a un gran numero di video e di visualizzazioni, noi avremmo dovuto pagarne il caro prezzo: ora (abbiamo fatto dei calcoli) siamo 350.000 volte più poveri di Google-Alphabet a cui appartiene YouTube. Noi non vogliamo usare i loro metodi, e questo è un bene: non ne abbiamo i mezzi.

Il software libero ha invece la capacità di pensare fuori da questo Google-way-of-life. L’interesse principale di Google, il suo capitale, sono i nostri dati. Questo è precisamente quello che gli impedisce di utilizzare soluzioni differenti e innovative. Una vera innovazione sarebbe quella di utilizzare, per esempio, tecniche di diffusione vecchie quasi quanto Internet e che sono state già sperimentate: la federazione deglii host e il peer-to-peer, per esempio.

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Con le federazioni, l’unione fa la forza, e la forza è con noi!

La federazione è nota grazie alle email (e ne abbiamo parlato presentando Mastodon l’alternativa libera a Twitter ). Il fatto che l’e-mail di Camille sia gestita dalla sua azienda e che la casella di posta di Dominique sia fornita dalla sua università non impedisce loro di comunicare, al contrario!

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La visualizzazione in peer to peer, per distribuire meglio i flussi nella rete
(promessa: non sporca.)

Il peer-to-peer, lo conosciamo attraverso eMule, i Torrent o più recentemente Pop-corn Time: è quando il computer di ogni persona che riceve un file (come ad esempio il video che viene visualizzato da un player sul tuo schermo) lo invia allo stesso tempo ad altre persone. Questo permette semplicemente di distribuire il flusso delle informazioni e di alleggerire il traffico in rete.

Con PeerTube, liberiamoci dalle catene di YouTube

PeerTube è un software libero che rende più democratico l’hosting dei video con la creazione di una rete di host, in cui la visualizzazione dei video è condivisa in diretta tra gli utenti, in peer to peer. Il suo sviluppatore, Chocobozzz , ci lavora gratuitamente da due anni nel suo tempo libero.

A Framasoft durante la campagna Dégooglisons Internet, ci siamo spesso scervellati sul modo migliore per creare un’alternativa a YouTube, che liberasse allo stesso tempo gli internauti, i realizzatori di video e gli host, senza penalizzare il comfort di ciascuno. Quando abbiamo avuto notizia di PeerTube siamo rimasti stupiti: il suo progetto, anche se ancora in fase di sviluppo, lascia intravedere un software che potrebbe cambiare tutto.

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Noi, ad un certo punto, avremo bisogno di contributi per la progettazione di PeerTube.

Allo spettatore, andare su uno degli hosting di PeerTube  permetterà di vedere e interagire con i video di questo host, ma anche di tutti gli “host amici” (principio di federazione). Un realizzatore di video avrà la libertà di scegliere tra diversi tipi di hosting, ognuno con i suoi interessi, le sue condizioni generali,, le sue regole di moderazione o di monetizzazione. Una donna che gestisca un host (un giorno vicino si dirà forse una PeerTuber?) non avrà bisogno di ospitare tutti i video del mondo per attirare un vasto pubblico, e non avrà più paura che un video visto massicciamente possa far crollare il suo server.

Dal mese di ottobre 2017, abbiamo accolto Chocobozzz nella squadra dei nostri dipendenti per finanziare il suo tempo di lavoro sul software PeerTube e accelerare il suo sviluppo accompagnandolo come meglio possiamo . L’obiettivo? Rilasciare una versione beta di PeerTube (utilizzabile pubblicamente) nel marzo 2018, come parte della nostra campagna Contributopia .

I primi modi di contribuire a PeerTube

Chiaramente PeerTube non sarà (non subito) così bello, funzionale e fornito come YouTube del 2017 (che utilizza da 10 anni i mezzi di Google, una delle aziende più ricche del mondo). Ma le caratteristiche, presenti o già previste, fanno venire l’acquolina in bocca … e per saperne di più, si possono già fare tutte le domande su PeerTube nel nostro forum . Queste domande ci aiuteranno a capire meglio le tue aspettative su un progetto del genere, e di pubblicare prossimamente una FAQ su questo blog.

Un altro modo per contribuire da subito a questo progetto, è con il tuo denaro, attraverso una donazione a Framasoft che inoltre è sempre defiscalizzabile al 66% per i contribuenti francesi (così una donazione di 100 € costa, dopo le imposte 34 €). E inoltre, è un modo per devolvere una piccola parte dei tuoi contributi pubblici a questi beni comuni che sono i software liberi, di cui PeerTube è un esempio.

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Non è il software che è libero, sei tu, siamo noi!

Perché, anche se il software libero viene distribuito gratuitamente, non è gratuito: è generalmente finanziato alla fonte. Qui ti offriamo un’esperienza di crowdfunding molto interessante. Non si tratta di fare un crowdfunding in modalità “Se paghi a sufficienza, allora si fa”. “Abbiamo già assunto Chocobozzz, e porteremo PeerTube almeno fino alla sua versione beta.

Sapendo questo, e se credi veramente in questo progetto così come  ci crediamo noi, vuoi partecipare a questo sforzo, che è anche uno sforzo finanziario?

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Lo stato delle donazioni al momento in cui pubblichiamo questo articolo.

Cerchiamo di essere trasparenti: Framasoft vive solo per mezzo delle vostre donazioni, e attualmente ci mancano 90.000 euro per far quadrare il nostro bilancio per il 2018. Noi lo esporremo sul sito presentando il progetto PeerTube: di questa somma, circa 30.000 € saranno utilizzati per coprire i costi relativi allo sviluppo di PeerTube , 30.000 € per mantenere e migliorare i 32 servizi di Dégooglisons Internet e 30.000 € per realizzare gli impegni del primo anno di Contributopia .

Naturalmente, tutto questo non è così netto e definito: se non riusciamo a raggiungere questo obiettivo, ci limiteremo a rivedere al ribasso tutte le nostre attività (e a preoccuparci seriamente nel 2018). Tuttavia, non vogliamo essere allarmisti, perché abbiamo fiducia in voi. Sappiamo che è possibile contribuire, insieme, a realizzare i mondi e i progetti di Contributopia .

 

Per approfondire

Il mondo di Framasoft

Ho tradotto da Framablog questo articolo che fa un bilancio dei progetti e dei servizi di Framasoft dopo i tre anni della campagna “Dégooglisons Internet”. L’infografica è in francese,  se avete bisogno di tradurla ho aggiunto un link ad un’immagine interattiva creata con XiaEdu: https://frama.link/framamondo,
cliccando sulle espressioni in francese compare il testo con la traduzione italiana.

Buona lettura 🙂

Qualche volta  ci stupiamo anche noi. L’immagine di Framasoft è a volte ben lontana dalla nostra realtà quotidiana. Partendo dal detto che un’immagine vale più di mille parole, siamo andati a chiedere aiuto a un certo Geoffrey Dorne.

Framasoft: un’immagine sproporzionata

Anche se cerchiamo di presentarci in modo trasparente,  numerose  persone che utilizzano i nostri progetti e servizi non sanno davvero chi siamo.

Lo vediamo soprattutto dalle domande, suggerimenti o richieste  che vengono espresse attraverso il servizio di supporto , negli stand o sui social network: a volte abbiamo l’immagine di una grande azienda di software, con centinaia di dipendenti e con un budget ministeriale ^^. Questo deriva forse da un nome creato in risposta a Microsoft, all’epoca in cui l’azienda di Redmond regnava sul mondo dei computer.

Insomma, ristabiliamo un po’ di realtà. 35 membri (di cui 7 dipendenti) gestiscono un’associazione che anima e mantiene una cinquantina di progetti a cui contribuiscono più di 700 persone . Questi progetti sono finanziati da più di 2.000 donatori, con un budget di circa € 250.000 all’anno (che varia a seconda degli anni ^^) …

Queste donazioni, che rappresentano il 90% delle nostre entrate, sono ciò che ci permette di accogliere ogni mese sui nostri siti web tra 200.000 e 400.000 persone, di partecipare a un centinaio di eventi all’anno, dove distribuiamo migliaia di volantini e adesivi … Una cosa enorme per un gruppo di amici, ma siamo ben lontani da una multinazionale!

Così, invece di mettere in fila delle cifre, in modalità impresa, che è una cosa troppo seriosa, la cosa migliore è di mostrarvele.

L’infografica “Il mondo di Framasoft”

Geoffrey Dorne è un designer etico, autore del blog Graphism.fr e fondatore dell’agenzia Design & Human. È un po’ che ci seguiamo reciprocamente sui social network e nelle nostre rispettive azioni, con una complicità crescente. Perciò gli abbiamo chiesto di aiutarci a presentare Framasoft e la sua evoluzione dopo questi tre anni di campagna Dégooglisons Internet, che ha portato molti cambiamenti nella nostra organizzazione e nella rete di progetti.

Ci teniamo a ringraziarlo per l’attenzione, il talento e l’umanità che ha messo nella realizzazione di questa infografica, che ha rilasciato con licenza libera CC-BY-SA.

E poi, siamo sinceri,  non è stato semplice! Era complicato mettere tutto il nostro bazar in una sola immagine che si adattasse alle diverse sensibilità delle nostre persone, non meno varie. Il risultato? Sta a voi dirlo e soprattutto farlo vostro.

Il mondo di Framasoft

Infografica realizzata da Geoffrey Dorne , CC-BY-SA Per la traduzione italiana clicca qui: https://frama.link/framamondo

Per approfondire

 

Il quadrato che voleva diventare rotondo

Per concludere in bellezza un altro anno scolastico, ecco la traduzione italiana di un racconto scritto e illustrato da Eric Querelle aka Odysseus.

Ho ritrovato dopo un po’ di tempo il bel sito con le storie e i disegni di OdysseusIl piccolo mondo libero di Odysseus Banner

e mi sono subito innamorato dei disegni del racconto Le carré qui voulait devenir ronde ,  così ho deciso di tradurlo. Copertina di Hervé le carré

All’inizio pensavo a una traduzione collaborativa sul modello di quelle realizzate da Framalang,  la comunità di  traduttori che opera all’interno  di Framasoft. 

Questa volta però non è stato possibile, ma ho potuto contare sulla preziosa collaborazione della mia collega Jacqueline Maillard che ha rivisto e corretto la  traduzione.

La caratteristica particolare del racconto è l’utilizzo di termini ed espressioni del linguaggio matematico, non tutti  hanno un  esatto corrispettivo in italiano. Dal punto di vista del traduttore la sfida era proprio quella di rendere nel modo più completo possibile  le espressioni idiomatiche usate da Odysseus. Il risultato finale mi sembra abbastanza soddisfacente (grazie Jacqueline!),  naturalmente si accettano volentieri suggerimenti e proposte di modifica della traduzione.  🙂

Copertina Il quadrato che voleva diventare rotondo

Clicca sull’immagine per scaricare la storia

Il quadrato che voleva diventare rotondo, è una storia di amore matematico per bambini di tutte le età.

È  realizzata usando software libero (Gimp,  Inkscape, LibreOffice Draw) ed è distribuita con la licenza Art Libre.

Potete scaricarla da qui ( formato .pdf 12,6 MB).

Odysseus ha messo liberamente a disposizione  anche tutti i file sorgente (immagini, file .odg realizzato con LibreOffice Draw), li trovate qui.

Il file sorgente in formato .odg della traduzione italiana si può scaricare da qui (nella pagina di FramaDrive cliccate su Télécharger Quadrato_rotondo-Odysseus.odg).

Per esagerare un pochino, ho messo online anche una versione multimediale, la voce narrante è di Rosi Tortorella, che ringrazio moltissimo: http://frama.link/Odysseus_cerchio_quadrato

Questa versione è stata realizzata utilizzando Canoprof,  un programma open source e multipiattaforma  per creare risorse didattiche, promosso e finanziato dall’Éducation Nationale, il ministero della pubblica istruzione francese. Ve la immaginate un’iniziativa del genere in Italia?

L'interfaccia di Canoprof

 

 

 

 

 

Qualche anno fa avevo tradotto  un’altra storia di Odysseus, potete scaricarla cliccando sul titolo o sull’immagine: Non piangere signor Lupo  

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Buona lettura e buone vacanze a tutt*

10 cose che non sapevo su Internet e sul mio computer

PouhiouDa Framablog ho tradotto l’articolo “10 trucs que j’ignorais sur Internet et mon ordi“.   L’autore, Pouhiou,  è uno scrittore, attore e molto altro ancora che lavora per Framasoft.
Pouhiou ha deciso di distribuire  le sue opere con licenza CC-0 (no copyright)  che le colloca direttamente nel Pubblico Dominio.
Il francese di Pouhiou  è pieno di espressioni idiomatiche e mi ha dato un bel da fare nella traduzione, come al solito sono ben accetti suggerimenti e correzioni.

Buona lettura 🙂

Disclaimer: Questo articolo è distribuito con licenza CC-0, perché i piccoli pezzi di conoscenza che contiene sono armi di autodifesa digitale che bisogna diffondere. Insomma, spero davvero che qualcuno di voi lo trasformi in un top YouTube, un articolo di BuzzFeed, un fumetto, qualcosa che non ho ancora nemmeno immaginato, quello che volete … Ma che comunque si diffonda il messaggio.

1) Non consulti una pagina Internet, la copi.

Pratchett procesor

Qualsiasi somiglianza con le metafore di Terry Pratchett è solo pura ammirazione da parte mia

Un sito web non è una specie di giornale, messo nel magico paese di Internet perché il tuo browser vada a consultarlo come tu consulteresti il quotidiano del tuo giorno di nascita alla mediateca dell’angolo.
Per visualizzare una pagina Web, il browser la copia sul tuo computer. I testi, le immagini, i suoni:
tutto ciò che si vede o si sente sul tuo schermo è stato copiato sul tuo computer (brutto pirata!)
Un computer è una fotocopiatrice che seleziona i dati come un gigantesco formicaio che può fare un sacco di cose. La buona notizia è che copiare permette di moltiplicare e che questo non ruba niente a nessuno, perché se ti copio un file, tu continui ad averlo.

2) Il mio browser non cucina la stessa pagina web del tuo.

Scherzi a parte, immaginate che una pagina web, sia una ricetta di cucina:

Mettete un titolo in grande, in grigio e in grassetto.
Riducete l’immagine in modo che copra un quarto della colonna di visualizzazione, mettete da parte.
Posizionate il testo, decorato con un bel carattere, allineato a sinistra e poi l’immagine a destra.
Servite caldo.

Il browser web (Firefox, Chrome, Safari, Internet Explorer …)  è il cuoco. Scaricherà gli ingredienti e seguirà la ricetta. Hai già visto quando si dà la stessa ricetta con gli stessi ingredienti a 4 diversi chef? Sì, insomma è come a Top Chef, vengono fuori 4 piatti che non sono proprio identici.

Soprattutto quando i piatti non sono della stessa dimensione (come lo schermo del telefono e quello del tuo computer …) e che per cucinare uno utilizza il forno e l’altro un forno a microonde (lascio a te trovare nella tua mente una corrispondenza metaforica, ce la puoi fare, credo in te :p !) .

In breve: l’articolo che leggi ha poche probabilità di avere lo stesso aspetto per te e per la persona a cui lo passerai 😉

  • Scegli Firefox se non hai voglia di rifilare i tuoi dati a Google- Chrome, Apple Safari, o Microsoft-Edge

  • O altrimenti Chromium,  è Google Chrome senza Google dentro 😉

3) Lo streaming non esiste

No. Lo streaming è un download che man mano si cancella. Perché un computer è una macchina per copiare.

Lo streaming è un download che non puoi (o non sai) recuperare, quindi tu scarichi un video o un file audio, ma solo per una volta, e se vuoi usarlo di nuovo,devi ancora scaricarli e così intasi i le tubature di Internet.

Vedi i preziosi megabyte del tuo abbonamento dati per il telefono che ti rovinano ogni mese? Si tratta di testi, immagini suoni, video e informazioni che arrivano fino al tuo computer (PC o smartphone, eh, è la stessa cosa). La quantità di questi mega, sono un po’ i litri di acqua che recuperi dai rubinetti di Internet.

Guardare o ascoltare la stessa cosa due volte in streaming, su YouTube o Soundcloud, per esempio, è come se prendessi due volte lo stesso bicchiere d’acqua dal rubinetto.

4) Quando guardi una pagina web, anche lei ti guarda.

Il mio libro non mi dice di tirarlo fuori dal cassetto del comodino. Non sa dove sono quando lo leggo, quando mi fermo, quando salto delle pagine, nè sa a quale capitolo passo o quando lo lascio e se è per andare a leggere un altro libro.

Su Internet le tubature vanno in entrambe le direzioni. Una pagina web sa già molto su di te anche appena ci clicchi sopra e la vedi apparire. Sa dove ti trovi, perché conosce l’indirizzo del nodo internet a cui sei connesso. Sa quanto tempo ci resti. Quando clicchi su un’altra pagina dello stesso sito. Quando e dove te ne vai via.

Netflix, per esempio, è un’ applicazione web, cioè un sito web iper complesso, del tipo IQ di intellettuale più più più. Netflix sa che tipo di film preferisci vedere nelle notti insonni. A partire da quale episodio ti appassioni veramente alla stagione di una serie. Devono anche essere in grado di determinare quando fai la tua pausa pipì!

Sì: Internet ti guarda solo per poter funzionare, e spesso anche di più. Non ti sbagliare: prende appunti su di te.

5) Non c’è bisogno di un account Facebook / Google / ecc. perché abbiano un dossier su di te.

Se Internet può guardarti, quelli che guadagnano più soldi hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti).

Google

Quando ti parlano di “servizi personalizzati” vogliono venderti questo…hanno i mezzi per approfittarne (logico: possono permettersi i migliori specialisti)

Vede il piccolo pulsante “Mi piace” (o “Tweet” o “+1” o …) su tutti gli articoli web che leggi? Questi piccoli pulsanti sono spie, buchi della serratura. Danno a Facebook (o Twitter o Google o …) tutte le informazioni su di te di cui parlavamo poco sopra. Se tu non hai un account e non hanno il tuo nome, le metteranno sull’indirizzo dell tuo computer. Il peggio è che funziona anche con le cose che si vedono di meno (i font forniti da Google e ampiamente utilizzati dai siti, i framework javascript, i video di YouTube incorporati su un blog …)

La stragrande maggioranza dei siti usa anche “Google Analytics” per analizzare i tuoi comportamenti e conoscere meglio quali pagine web funzionano meglio e come. Di conseguenza, queste informazioni non sono solo fornite alla persona che ha fatto il sito: Google le recupera di passaggio. Dove la cosa si fa divertente è quando ci si chiede chi decide che un sito funziona “bene”? Che cos’è questo “bene”? E per chi è bene …?

Sì: con il ranking dei blog, come con YouTube money Google decide spesso come dobbiamo creare i nostri contenuti.

6) Una email è una cartolina.

Tendiamo a paragonare le email (e gli SMS) a delle lettere, il contenuto dentro la busta. Ma non è così: è invece una cartolina. Tutti (la posta, il centro di smistamento, chi gestisce il treno o l’aereo, l’altro centro di smistamento, il postino …), tutte queste persone possono leggere il tuo messaggio. Alcuni professionisti mi dicono perfino che è chiaramente un poster affisso sulle pareti di questi intermediari, perché per transitare attraverso i loro computer, la tua email si … copia. Sì, anche se si tratta di una foto delle tue parti intime …

Se vuoi una busta, deve cifrare le tue email (o i tuoi sms).

Da ragazzo, adoravo decifrare i messaggi in codice nella pagina dei giochi di Topolino. C’era una frase fatta di stelle, quadrati e altri simboli e dovevi indovinare che la stella è la lettera A, il cuore la lettera B, ecc. Quando avevo trovato tutte le corrispondenze Apriti sesamo: avevo trovato la chiave per decifrare la misteriosa frase nel fumetto di Topolino.

Immagina la stessa cosa in versione computer, potenziata alle anfetamine. E’ questa la crittografia. Un piccolo software prende la tua email/SMS, applica la chiave delle corrispondenze strane per crittografarla in una nebbia di simboli e l’ invia al tuo amico. Dato che i vostri software si sono già scambiati le chiavi, il tuo amico può decifrarla. Ma dato che è l’unico ad avere la chiave, solo lui può farlo.

Ecco, questo ti crea una busta di piombo che anche lo sguardo laser di Superman non può attraversare per leggere la tua lettera.

7) Il cloud è il computer di un altro.

There is no cloud, just other people's computers

Questa è un’immagine dei nostri amici della FSFe

Mettere sul cloud i propri file (iCloud), i messaggi di posta elettronica (Gmail), i propri strumenti (Office365) … è metterli sul computer di Apple, di Google, di Microsoft.

Allora d’accordo, non si parla di un piccolo PC che prende la polvere. Si parla di una grande server farm, migliaia di computer che scaldano così tanto che dei condizionatori d’aria devono funzionare a pieno regime.

Ma è lo stesso principio: un server è un computer-servitore in modalità Igor, che resta sempre acceso, che è collegato alla più grossa tubatura internet possibile. Quando gli si chiede una pagina web, un file, una email, un’applicazione … lo si frusta e deve rispondere in fretta “Siii, padrone!”

Tutta la questione è di sapere se ti fidi degli Igor degli scienziati pazzi il cui scopo è di diventare sempre più ricchi e  padroni del mondo o del piccolo Igor del gentile nerd che sta vicino a casa tua … O anche se ti puoi permettere il lusso di avere il tuo Igor, un server a casa tua.

8) Facebook è più forte della mia volontà.

Sì, io sono debole. Ancora oggi penso “Clicco su Facebook tra due faccende da sbrigare.” O Twitter. O Tumblr.

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

Io, dopo qualche minuto di Facebook (allegoria)

O un’altra applicazione qualsiasi, è lo stesso

Cinque minuti più tardi, mi riduco in uno stato di quasi zombie facendo scorrere con la rotella del mouse, davanti ai miei occhi ipnotizzati,  le informazioni del mio muro di Facebook. Finisco per fare quello che ci si aspetta da me: cliccare su un titolo puttanata, mettere like, ritwittare una notifica e rispondere su degli argomenti di cui non mi importerebbe nulla se un conoscente me ne parlasse al bar.

Non è che mi manchi la volontà: è solo che Facebook (e i suoi colleghi di ufficio) mi hanno studiato bene. Insomma, hanno studiato più il genere umano che me, ma che sfortuna:   io ne faccio parte. Così hanno costruito i loro siti, le loro applicazioni ecc. in modo da intrappolarmi, perché io ci resti (per divorare la loro pubblicità) e ci ritorni.

Queste tecniche di design per piratare le nostre menti (come ad esempio lo “scroll infinito”, le “notifiche slot machine” e “i titoli che attirano i click (clickbait)” di cui parlo qui sopra sono intenzionali, studiate e documentate. Utilizzano semplicemente dei difetti della nostra mente (subconscio, inconscio, bias cognitivi … lascio agli scienziati le definizioni di tutto questo) che provocano un corto circuito nella nostra volontà. Non basta credere di essere padroni di se stessi per esserlo veramente. Spesso avviene il contrario: è il codice che detta legge nelle nostre menti.

Insomma, sono debole, perché sono un essere umano, quindi non sono il solo. E questo i giganti del web lo hanno capito bene.

9) Internet è quello che io ne farò.

Just do it!

Fallo e basta!

Se voglio vedere altre cose nella mia vita digitale, posso scegliere: aspettare che gli altri lo facciano fino a quando delle ragnatele incolleranno le mie dita ai tasti della tastiera, come uno scheletro … oppure posso muovere le mie dita.

Beh sì, non ho imparato a guidare la macchina in venti ore di scuola guida, un sacco di dolci non mi sono riusciti prima di comprare gli utensili giusti e la prima sciarpa che ho fatto era piena di buchi. Ma adesso so guidare, so cucinare dei dolci niente male e anche farmi un golf con i ferri da maglia.

Beh, creare e distribuire contenuti su Internet, è la stessa cosa, si impara. Si trovano facilmente delle informazioni e degli strumenti su Internet (e anche dei corsi per lavorare a maglia!).

Una volta che lo sappiamo, possiamo proporre qualcosa di diverso: c’è la moda degli articoli brevi, vuoti e con i titoli puttanata? E se invece resistessi alla tentazione del titolo per fare invece una cosa super, scrivendo un articolo per il blog lungo, denso e che raccolga un sacco di argomenti sparsi …?

Oh, aspetta.

10) Questa non è la fine del mondo, ma solo l’inizio.

Quando vediamo a qual punto abbiamo perso il controllo dell’informatica, delle nostre vite digitali, della nostra capacità di immaginare semplicemente come si potrebbe fare in modo diverso … c’è di che deprimersi.

Ma prima di chiedere che ti portino una corda, una pietra e un fiume, considera solo una cosa: quella digitale è una rivoluzione ancora giovane nella nostra storia. È come quando scopri il cioccolato, il trucco (maquillage), o una fottuta nuova serie che spacca: ne fai una scorpacciata.

Socialmente, ci rimpinziamo di computer (fino a metterli nelle nostre tasche sì, dei veri computer con opzione telefono!) e di digitale, e qui i più grandi commercianti di cioccolato / trucco / serie si sono rimpinzati alle nostre spalle rifilandoci della roba dolce, grassa e che qualche volta ci fa venir voglia di vomitare.

Ma siamo solo all’inizio, e c’è ancora tempo per imparare a diventare buongustai, e imparare a truccarsi con eleganza e anche a scrivere una fan fiction su questa nuova serie.

È tempo di tornare a un’informatica amica, a misura d’uomo, verso uno strumento che noi controlliamo! (E non il contrario, perché non mi piace che la mia lavatrice mi dia degli ordini, ma siamo impazziti!)

Le persone più intelligenti di me e gli specialisti mi hanno detto che con il trio “free software + crittografia + servizi decentrati” abbiamo trovato una buona pista. Io tendo a credere loro, e se ti va bene, puoi venire a esplorare questa via con noi. Questo non ci impedirà di percorrerne altre, insieme e allo stesso tempo, perché abbiamo un vasto territorio da scoprire.

Allora, sei pronto per la terra incognita?

Quando il gioco si fa duro… Framasoft offre una versione “educational” di Minetest

In polemica con la politica di Microsoft nei confronti della scuola e con gli accordi che il ministero dell’istruzione francese (l’Éducation Nationale) ha fatto con l’azienda americana, Framasoft apre un server dove giocare con una versione “educational” di Minetest, il serious game libero, clone di Minecraft della Microsoft. Gli argomenti della polemica sono, a mio parere, tutti condivisibili e si applicano benissimo anche alla situazione italiana. La  traduzione dell’articolo è un piccolo contributo alla diffusione di Minetest e del software libero in generale anche in italia.

L’articolo originale è pubblicato su Framablog con licenza Creative Commons by-sa.

Buona lettura 🙂

Il barbatrucco di Framasoft per il rientro a scuola è …  un serious game.

Un serious game con un sacco di applicazioni didattiche  che ti offriamo prima che l’orco Microsoft si presenti all’uscita delle scuole per rientrarci e divorare meglio i dati dei nostri cari studenti.

Tutto è partito da una battuta. Dopo la pubblicazione di una traduzione di Framalang su Minetest, l’alternativa libera a Minecraft, un certo SVTux ha condiviso con noi quello che faceva in classe con questo gioco. Tanto che un certo Powi ci ha chiesto: “A quando un Minetest di Framasoft?” Noi abbiamo replicato con: “Chi lo dice, lo fa!” A cui lui e SVTux hanno risposto: “Ci stiamo!”

Questo non era previsto. Il gioco Minecraft (acquistato da Microsoft nel 2014 per 2,5 milliardi di dollari) non faceva parte del nostro piano per degooglizzare internet. Poi abbiamo visto che il 9 giugno scorso Microsoft ha lanciato la versione beta di Minecraft : Education Edition

Cara Éducation Nationale… Tu giochi con i nostri ragazzi.

E questo, davvero, non è divertente.

Ma tu lo sai che ti vogliamo bene. Molti tra i nostri membri (e tra il nostro pubblico)  lavorano al tuo interno e le lettere “Fra” e “ma” di Framasoft vengono dalle parole “Français” e “Mathématiques” (le materie insegnate  dai due docenti che sono all’origine del primissimo progetto di Framasoft)… insomma noi abbiamo una lunga storia comune.

Ci siamo allontanati da te (rivolgendoci verso l’istruzione popolare) un po’ per dispetto: perché tu non vuoi ascoltare. Ti lasci corteggiare dalle GAFAM (Google Apple Facebook Amazon Microsoft), gli spalanchi le porte delle nostre scuole senza considerare che questo fatto è grave quanto quello di aprire le porte delle mense a McDonald’s.

Quando scambi i dati dei nostri studenti delle medie (colleges) con 13 milioni di ’euro di Microsoft, quando lasci che quest’ultima ti strumentalizzi per farsi della pubblicità, al punto che qualcuno pensa di portare questi accordi in tribunale … Tu non ascolti i nostri avvertimenti.

Vuoi soltanto « mettere a confronto » le proposte del Software Libero con quelle delle GAFAM. Come se si trattasse di due concorrenti sul mercato.

Come se proteggere le vite digitali dei nostri studenti non fosse una scelta politica.

Questa scelta, molti insegnanti l’hanno fatta, spesso tuo malgrado.È pensando a queste e a questi insegnanti che apriamo questo nuovo servizio, prima che Microsoft riesca questa volta ad affermare presso di te il suo business model trasformando le nostre scuole primarie in un mercato per Minecraft : Education Edition.

Framinetest Édu: adesso tocca a te giocare!

E adesso, diventa tutto più divertente.

Minetest è un clone libero di Minecraft, un gioco del tipo chiamato “sandbox”. Immagina un mondo fatto di cubi: terra, acqua, tronchi, foglie, minerali, sabbia, ghiaccio … ma anche piante, galline, mucche e maiali (e perfino degli zombie). Questo mondo è governato da regole simili alle nostre: il giorno segue la notte, col  tempo l’erosione svolge il suo compito, le galline si riproducono solo se si mette un gallo nel pollaio, cadere da troppo in alto danneggia la tua salute.

Tu sei un piccolo personaggio il cui obiettivo è quello di “cercare/scavare” (to mine), cioè  rompere i blocchi di materie prime per metterli nella sua borsa e farci altre cose. Nel tuo inventario, “lavorare”(to craft), un blocco di legno consente di ottenere delle assi. Mettere insieme assi e bastoni ti permette di fabbricare un piccone … e di andare a scavare per ottenere dell’arenaria, del granito… E quindi cominciare a costruire!

Paesaggio visto dall'alto

Beh, puoi anche volare… per vedere dall’alto il tuo lavoro

Abbiamo aperto un mondo in cui le risorse sono già nel tuo inventario, che può supportare fino a 400 connessioni simultanee (questa è la teoria, eh, non è una sfida: andateci piano con i nostri server ^^), un mondo in cui i mods (le opzioni modulari) sono stati selezionati e pensati per delle applicazioni didattiche

Insomma: un mondo che non aspetta che te per costruire collaborativamente delle città e delle attività didattiche!

Microsoft rinchiude Minecraft … allora cambiamo gioco!

Connettersi a Framinetest Édu, è facile! Trovi tutto sulla home page:

  1. Scarica il software “client” (quello che permette di collegarsi)
  2. Accedi al server di framinetest.org (scheda “client”)
  3. E poi … gioca. Sì,  gioca!

Il vantaggio di un gioco open source (sviluppato in C / C ++ e sotto CC-BY-SA) è che si adatta a tutte le piattaforme, Windows, Mac, una delle tante distribuzioni libere di GNU / Linux, Android o anche Raspberry Pi: giocherai lo stesso gioco dappertutto.

Questo sembra ovvio, ma le persone che hanno testato Minecraft Windows 10 Edition (che è un po’ lo stesso che la Pocket Edition per smartphone, dunque incompatibile con la versione PC del gioco, per cui questa frase fa venire il mal di testa, grazie Microsoft e Mojang !) sanno di cosa stiamo parlando.

Screenshot: allevamento di polli

Cot-cot commons: progetto di allevamento di polli liberi

Altro vantaggio Minetest raggruppa attorno a sè anche una gioiosa comunità di sostenitori del software libero che saranno felici di aiutare e consigliare.  Inoltre, Powi ha contribuito ad aggiornare il wiki francofono per cui siamo certi che ci troverete tutte le informazioni che vi mancano! Se avete ancora delle  domande, fatele sul forum …

Ultimo vantaggio per finire: le regole del gioco sono le vostre! Impossibile per Microsoft proibire questo, limitare quest’altro, far pagare per l’accesso a una funzionalità: il software libero ti offre il controllo gratuito del tuo mondo. Inoltre, prima di accedere al nostro server, ricordati di leggere le nostre condizioni di utilizzo! (Ci vogliono meno di 5 minuti e si applicano a tutti i nostri servizi ^^)

Se queste per te non vanno bene  o se vuoi un server e un mondo riservato alla tua classe / scuola / università / famiglia / gruppo di amici / ecc, ti diamo tutti i nostri consigli per installare facilmente Minetest su un tuo server e guadagnarci in indipendenza.

Cambiare la scuola nonostante il ministero della pubblica istruzione (francese)

Le possibilità didattiche di Framinetest Framinetest Édu (e Minetest più in generale) sono così numerose che abbiamo deciso di dedicare loro un intero articolo. Si tratta di un articolo scritto da Frederic Veron, il famoso SVTux, professore di Scienze della Vita e della Terra che utilizza Minetest nella sua scuola e che ci ha trasmesso le sue conoscenze.

Il suo approccio dimostra che è possibile offrire attività digitali divertenti, educative e innovative rispettando i dati degli studenti e senza abituare ai prodotti commerciali di GAFAM (Google Apple Facebook Amazon Microsoft). È solo un percorso didattico tra le centinaia di altri che abbiamo visto qui a Framasoft.

Noi non speriamo davvero più in un cambiamento, come si dice,  “dall’alto” . Ma conosciamo la forza e l’impegno delle persone che lavorano con i nostri studenti … È per questo che ci rivolgiamo a voi, e speriamo che possiate impadronirvi di questo nuovo strumento.

Insomma: tocca a voi scavare!

Screenshot: il parcheggio

Gli studenti di SVTux hanno ricostruito in scala la loro scuola usando Minetest

Per approfondire

 

Le potenzialità didattiche di Minetest

Framasoft ha aperto di recente, nell’ambito della sua iniziativa “Degooglisons internet”   un server (Framinetest Edu) per giocare online con il serious game libero Minetest, in una versione personalizzata per un uso educativo. Qui sotto trovate la traduzione di un articolo del professore di scienze SVTux che ci spiega i vantaggi e le potenzialità didattiche di Minetest. L’articolo originale si trova su Framablog  ed è distribuito con licenza Creative Commons by-sa.
Un grosso grazie a SVTux e a tutta Framasoft 🙂

In “Framinetest Edu” c’è la parola “Edu”. Non è (solo) per avere la meglio su Microsoft. I giochi di “mining” sono strumenti interessanti e innovativi per sperimentare altre forme di didattica.

Ecco un articolo di SVTux, un professore di Scienze della vita e della terra convinto dei vantaggi dei serious games … per averli provati lui stesso.

Tra serious games e serious gaming

Coming out un serious game di educazione alla tolleranza

Coming out simulator un serious game di educazione popolare alla tolleramzaa
CC-0 Nicky Case

Un serious game è un videogioco progettato per essere educativo. Al contrario, il serious gaming è l’utilizzo di un gioco classico in un contesto educativo.

Con Minetest, siamo al confine tra questi due mondi. in effetti se in fondo il suo utilizzo didattico lo colloca principalmente nel serious gaming, le possibilità di personalizzazione, modifica, trasformazione, … lo possono collocare molto facilmente tra i serious games

Alcuni aneddoti per capirne il valore didattico

Se non hai familiarità con questo tipo di gioco, credo che tu stia dicendo a te stesso “, Ma allora che cos’è questa roba? “” Non ha senso! ” Che rapporto ha con i programmi (scolastici)?” “…

Vorrei iniziare raccontando tre piccoli aneddoti:

  • Nella prima versione della scuola costruita dai miei studenti nel mese di gennaio 2015, sono rimasto sorpreso dal fatto che avevano scelto i cubi in funzione del loro colore per farli corrispondere meglio alla realtà “visuale”. Di conseguenza, il suolo (e i soffitti) erano stati costruiti in pietra arenaria. Grave errore! Perché il gioco tiene conto del processo di erosione! In altre parole, dopo qualche giorno nel gioco, ci siamo trovati con un gigantesco mucchio di sabbia in mezzo alla scuola! ! ! (In effetti, l’arenaria si trasforma in granelli di sabbia per il processo di erosione)
  • Durante uno dei miei ultimi incontri, ” Prof non capisco : ho costruito il pollaio come mi ha chiesto! Ma penso che ci sia un bug nel gioco, perché quando ho messo le galline, ci sono le uova, ma i pulcini non nascono! “. Gli rispondo proponendogli di aggiungere un gallo nel pollaio, “Geniale prof, ha corretto il bug, adesso ci sono anche dei pulcini che nascono, crescono e diventano galline o galli! 

Ma andiamo avanti con questo terzo aneddoto (avvenuto il primo aprile 2016, e non è un pesce!):

  • Come al solito, il venerdì a mezzogiorno per il “club Minetest” incontro gli studenti più motivati e uno di loro mi chiede se mi può mostrare quello che ha fatto durante il fine settimana di Pasqua (beh, finora, nulla di strano, mi aspetto di vedere una casa in più! Lol). Lo studente avvia il gioco in “locale” e mi spiega come ha costruito delle auto nel gioco. Solo che le sue macchine, si spostano, si muovono … Cioè, delle vere automobili ! E soprattutto, per impostazione predefinita, il gioco che gli avevo dato, non lo permetteva. Gli ho chiesto come ha fatto: “È molto semplice, ho creato un mod (una modifica), se vuole, glielo do! “(e lì, il mio cervello si mette in modalità seria). Guardo, mi spiega più dettagliatamente … e ho capito che ha veramente creato del codice … da solo,ispirandosi ad altri mod del gioco. Questo studente, non trovando l’opzione nel gioco, ha deciso di crearla da solo. Da ieri, il suo mod è inserito nel server del prof. Tanto di cappello, questo studente ha 11 anni.

Questi aneddoti fanno già intravedere un paio di percorsi didattici … Ma andiamo avanti!

Il parcheggio era lì, mancavano solo le auto ... uno studente ha creato il codice.

Il parcheggio era lì, mancavano solo le auto … uno studente ha creato il codice

Percorsi didattici:

Minetest rende divertente lavorare in quasi tutte le discipline: dal francese a scienze , passando per filosofia, storia o lingue straniere e tecnologia. Solo questo!

Come minimo permette di affrontare questi punti dei programmi:

  • Imparare a localizzarsi su una carta, una mappa.
  • Comprendere e saper applicare il concetto di scala .
  • Scoprire i concetti di ciclo della vita, catene alimentari e reti alimentari, l’agricoltura umana, i biomi …
  • Scoprire i principali concetti della geologia (erosione, vulcanismo …).
  • Comprendere l’influenza delle condizioni meteorologiche, dell’uomo … sull’ambiente.
  • Scoprire il concetto di modellazione.
  • Imparare a cooperare e collaborare.
  • Scoprire i materiali, le loro proprietà, il concetto di materiali composti, ecc

E che dire dal punto di vista filosofico, quando si vieta l’uso delle armi nel gioco, degli studenti che accumulano delle scorte d’armi nei loro forzieri con l’argomento: “Non si preoccupi, prof, non le useremo … solo nel caso… “…In prospettiva  nasceranno delle discussioni appassionanti! Come volevasi dimostrare.

Esempio n ° 1 in scienze della vita e della terra: ” L’influence de l’Homme sur les peuplements ” (L’influenza dell’uomo sul popolamento)

Esempio n ° 2, Progetto EPI: Geografia / Tecnologie / Matematica ” Construisons notre collège, notre ville… ” (Costruiamo la nostra scuola, la nostra città)

Esempio n ° 3, Minetest, un outil pédagogique modulaire (uno strumento didattico modulare)

Costruire la nostra scuola

Costruire la nostra scuola

Ma, naturalmente, bisogna ricordare che le possibilità didattiche di Minetest sono limitate solo dalla nostra immaginazione!

Altre risorse didattiche (in francese):

Dalla cooperazione alla collaborazione!

Minetest, come Framapad , può essere definito uno strumento collaborativo.

Ricordo che uno strumento viene chiamato cooperativo quando permette a più utenti di raggiungere insieme lo stesso obiettivo, consentendo a tutti di dare il proprio contributo(letteralmente: portare la propria pietra) alla costruzione finale (senza toccare / modificare il mattone del vicino).

Al contrario, uno strumento si dice collaborativo quando permette a più utenti di raggiungere lo stesso obiettivo, consentendo a tutti di portare il proprio contributo ( la propria pietra) alla costruzione finale e di modificare, eliminare quella del vicino.

In classe, durante i primi incontri, si osserva più spesso della cooperazione, ma con l’esercizio, e con l’accettare di considerare i pareri dei compagni, si stabilisce progressivamente anche la collaborazione. Una volta che questa competenza viene acquisita dagli studenti, i gruppi di lavoro diventano più efficaci e autonomi.

È quindi necessario prendersi il tempo e ripetere gli incontri per consentire agli studenti di imparare a collaborare. Vale la pena di fare questo investimento di tempo!

Dove trovare aiuto?

Come ogni software libero che si rispetti, c’è una comunità con molti membri disposti ad aiutarvi nei vostri progetti. Per ulteriori informazioni, ecco due link indispensabili:

  • Il sito ufficiale (in inglese)
  • Il forum ufficiale ( in diverse linguee tra cui inglese, francese, tedesco …)Aggiornamento del 20 settembre 2016: inseguito alle vostre richieste, abbiamo aperto una sezione “Minetest” nel nostro forum (in francese).

Perché usare Minetest invece di Minecraft a scuola?

Ecco una domanda frequente a cui è abbastanza semplice rispondere quando si sono provati entrambi gli strumenti in ambiente scolastico:

  • Minetest è scritto in C ++ (Minecraft Java): è quindi molto più leggero e gira facilmente su macchine meno potenti.
  • I file di configurazione sono in formato txt, il che facilita la personalizzazione.
  • Il gioco occupa poca banda, aspetto che è molto utile quando la scuola non dispone di una connessione eccellente.
  • Visto che è libero, il gioco lascia mano libera all’amministratore e agli utenti (configurazione, personalizzazione …).
  • Il gioco è completamente gratuito. La scuola non deve affrontare nessuna spesa.
  • Il gioco è veramente multi-piattaforma, e questo ne permette il funzionamento in tutti gli ambienti scolastici.
  • Infine, sottolineo che non richiede installazione per gli studenti: un semplice copia e incolla basta, e questo è molto pratico sui computer delle scuole!

Minetest su Android, giocato direttamente su uno smartphone
Minetest su Android, giocato direttamente su uno smartphone

Per andare oltre, può essere utile  per l’insegnante interrogarsi sull’interesse di promuovere a scuola solo degli strumenti proprietari (come Minecraft) tra i bambini piccoli, quando conosciamo l’impatto che la pubblicità ha su di loro. È un’ovvietà che a volte bisogna ricordare: la diversità digitale nelle scuole è indispensabile e dovrebbe essere la regola. Altrimenti, non sarà solo  una forma di pubblicità forzata e/o di imposizione di modelli?  Che cosa diremmo se una nota azienda di bibite producesse tutti i libri di testo, senza che ci fossero delle alternative?