Come liberare il proprio libro dal copyright, sostenere il software libero e guadagnarci anche

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Riprendo questo bell’articolo di Vincent Jousse sulla sua esperienza di autore, tra copyright e licenze libere.

Il testo originale si trova qui:
http://viserlalune.com/blog/pourquoi-jai-donne-2-ans-de-travail-et-combien-ca-ma-rapporte/
ed è distribuito con licenza Creative Commons BY

La responsabilità della traduzione è, come al solito, solo mia. Questo articolo si può leggere anche su Medium

Grazie a Vincent Jousse, per aver condiviso il suo libro e la sua esperienza :)

 

Ho scritto un libro. Due anni di lavoro e di riflessione per partorire un libro tecnico di 60 pagine su un editor di testo che porta il dolce nome di Vim .

Mi dirai che due anni per 60 pagine sono molti, e hai ragione. Dato che di fronte a questo tipo di impegni tendo a procrastinare, sono particolarmente orgoglioso di essere riuscito ad arrivare fino in fondo. Naturalmente, tutti questi sforzi dovevano essere ricompensati. Le persone che volevano imparare Vim leggendo la mia prosa avrebbero dovuto pagare 9,99 euro. Ogni lavoro merita un salario, non è vero?

Nell’aprile 2013 ho messo in vendita il mio libro, protetto come si deve dal copyright. Da aprile 2013 ad agosto 2014, ne ho vendute 90 copie, cioè 899,10 euro di “ricavi”. Come imprenditore di me stesso, tolgo circa il 26% di tasse/imposte e il 5% di costi per la piattaforma che ho usato per vendere il libro ( Payhip ), il che fa circa 620 euro nelle mie tasche. Non male per 90 copie vendute.

Sì, ma ecco che un problema ha cominciato ad emergere. Mi sono sforzato per due anni per scrivere qualcosa letto da 90 persone? Sul serio? Io, che scrivendo questo libro volevo rendere accessibile questo meraviglioso strumento chiamato Vim al maggior numero di persone, l’ho diffuso in 90 copie? In più, chi ne possiede una copia non ha il diritto di condividerla o di farne ciò che vuole, per paura di essere accusato di pirateria.

Allora mi sono posto questa domanda: “Chi sono io per decidere arbitrariamente di limitare l’accesso alla conoscenza contenuta nel libro solo a chi può pagare 9,99 euro? “ Dopo tutto, se ho potuto scrivere questo libro, è grazie a quelli prima di me che hanno deciso di donare il loro tempo. Si tratta di un libro basato su un software libero e sulle conoscenze che ho accumulato grazie alle persone che hanno scritto dei post sull’argomento.

Il fatto di aver assemblato tutto questo in un libro giustifica il fatto di limitare l’accesso, facendo pagare un prezzo fisso? Più ci pensavo e più mi rispondevo di no. Ho costruito le mie conoscenze su quelle degli altri e niente giustifica che io me ne appropri. Tutti devono essere in grado di godere di questo libro, che abbiano i soldi oppure no. Dovevo dunque renderlo disponibile anche senza soldi. Sì, ma avevo paura. Paura di che cosa? Paura che piratassero in massa il mio libro e che io non ci guadagnassi più niente! Se non avessi obbligato la gente a pagare, nessuno, avrebbe più pagato, no? Chi ha mai pagato uno shareware?

In realtà, non sapevo nulla e volevo sapere. Volevo sapere che cosa sarebbe successo se avessi chiesto alla gente di fissare loro il prezzo. A seconda della loro situazione e di ciò che il libro gli avrebbe dato, avrebbero deciso loro se pagare e con che cosa. Dalla semplice email di ringraziamento alla donazione di Bitcoin, passando per i classici euro, ognuno sarebbe stato libero di pagare come voleva. O anche di non pagare affatto. Stavo per vendere il mio libro a prezzo libero .

L’idea è quella di affermare che il libro non è gratuito, ma che si può pagare con qualcosa di diverso dagli euro. Per me, ognuno ha necessariamente qualcosa da offrire che non costa denaro: una e-mail, un sorriso, un grazie.

Nel farlo, ho anche deciso di distribuire il libro con licenza CC : ognuno può fare quello che vuole (per scopi commerciali e non) a patto che non si attribuisca la paternità del libro. E per questo, ho reso disponibile il codice sorgente su Github . Infine, ho deciso di ringraziare il mondo del software libero in generale, donando il 20% dei proventi del libro alla associazione di promozione del (software) libero Framasoft .

Quindi, riassumendo: rendo il mio libro scaricabile per tutti, lo distribuisco con una una licenza libera, rendo pubblico il suo codice sorgente e verso il 20% a un’associazione di pubblica utilità.

Mi ero abituato all’idea che potenzialmente avrei potuto anche non guadagnare più niente con il mio libro. Ma in primo luogo non l’avevo scritto per questo e in secondo luogo se questo era il prezzo da pagare per diffonderlo al maggior numero di persone, lo avrei pagato.

Eccoci alla fine di agosto 2014 e il libro è liberamente scaricabile da https://vimebook.com . L’accoglienza della comunità è stata molto positiva e il libro è stato scaricato molte volte da allora. Più precisamente, al momento in cui scrivo queste righe, è stato scaricato 1.619 volte contro le 90 volte prima di metterlo a prezzo libero. Circa 200 persone hanno fatto donazioni in euro, circa 30 persone in email e una in lolcat. Ho ricevuto 17 Flattr e qualche Bitcoin. Da un punto di vista puramente economico, ecco le cifre. Ho venduto per 1,829.69 euro in 9 mesi, per un donazione media di circa 9 euro (alcuni hanno donato 25 euro!), 366 euro vanno a Framasoft, circa 120 euro a Stripe (la piattaforma di pagamento online) e 475 euro in tasse. Alla fine, io guadagno circa 870 euro.

Prima del prezzo libero: 1 anno e mezzo, 90 download, € 9,99, donazioni all’associazione € 0, licenza non libera, denaro guadagnato: 621 €.

Dopo il prezzo libero: 8 mesi, 1619 download, prezzo medio € 9, donazioni all’ associazione € 366, licenza libera, denaro guadagnato: 870 €.

Distribuendo il mio libro a prezzo libero ho perciò: permesso a tutti di leggerlo, guadagnato più soldi, lavorato per una buona causa aiutando Framasoft. Alla fine, ho avuto tutto da guadagnare in questo modo, ma per questo, ho dovuto provare. Ho dovuto superare la paura di regalare il mio lavoro. Era necessario che io responsabilizzassi gli “acquirenti” e avessi fiducia in loro. E se alla fine tutto dipendesse dall’ arte di chiedere ?

E tu, cosa ne pensi del prezzo libero?

Moda e software libero: disegnare e creare i propri abiti

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Disegnare e creare i propri abiti col software libero? Adesso è possibile: nei makers lab c’è posto anche per cartamodelli, plotter e macchine da cucire :-)

Dal sito http://linuxfr.org ho tradotto l’articolo Mode et couture libre, di Thomas Debesse:  un’interessante panoramica sugli strumenti open source  per disegnare e creare capi di abbigliamento e sulle tematiche collegate al copyright e all’uso delle licenze Creative Commons nel campo della moda.

 

Framablog ha presentato il 7 gennaio 2014 il software libero Valentina, un programma per disegnare cartamodelli di abiti!

Questa è l’occasione per fare il punto sulle iniziative libere nel campo della moda, scoprire un’ offerta di software ancora agli inizi e riflettere sul concetto stesso di moda libera.

 

Il software Valentina

L’articolo di Framablog è principalmente una traduzione di quello di Alexandre Prokoudine sul sito Libre Graphics World (in inglese).

Valentina è un giovane progetto nato da due constatazioni: i software di design per la moda non sono liberi e sono per lo più molto costosi! Alexandre Prokoudine fa l’esempio di un programma la cui licenza costa 16.000 dollari. Se il costo del plotter è incomprimibile, il costo di una licenza software può sembrare rapidamente esorbitante. Così Alexandre spiega che gli stilisti all’inizio della loro carriera sono costretti a utilizzare delle applicazioni molto semplici o dei software CAD generici e poco adatti al mestiere.

Sulla base di questa constatazione, l’obiettivo del progetto Valentina è quello di realizzare un software che sia libero e anche gratuito. Queste due caratteristiche sono importanti per il progetto, la gratuità non è che una conseguenza della libertà.

Per chi fosse interessato, Roman Telezhinsky e Christine Neupert hanno scritto un tutorial per creare modelli (N.d.t: il link non è più attivo dobbiamo accontentarci del manuale in inglese) e Roman Telezhinsky ha pubblicato (in russo, ma con molte foto) un articolo che mostra passo passo il confezionamento di un abito utilizzando il software Valentina.

Valentina
Valentina in azione

Per chi volesse contribuire, Valentina è un software sviluppato in C ++ con QT5.

NDA: Grazie a Tanouky per il suo post su Valentina: Valentina – Outil libre de création de vêtements.

Inkscape, Blender, MakeClothes …

Anche se questo settore è poco sviluppato, non è però la prima volta che il software libero si interessa all’abbigliamento.

Ben prima dell’équipe di Valentina, Suzan Spencer aveva chiarito molte cose lavorando con il software di disegno vettoriale Inkscape , sul sito Tau Tau Meta Physica si possono trovare dei tutorial per la produzione di modelli di abiti.

Framablog fa riferimento, oltre ad Inkscape, a un altro strumento, MakeClothes per Blender.

MakeClothes non è un software per stilisti, è uno strumento per simulare degli abiti in scene e animazioni 3D, come MakeHuman che è uno strumento per la modellizzazione di personaggi umani.

Anche se questo non è un software per stilisti, l’idea di di modellizzare degli abiti su un manichino realizzata con MakeHuman è molto attraente perché questo permetterebbe di testare un’idea non solo su un manichino, ma su un manichino mobile con diverse libertà e di utilizzare il motore fisico di Blender!

Purtroppo, è probabile che questo tipo di soluzione non sia ottimale, e che si incontrino le stesse difficoltà incontrate da coloro che utilizzano Blender per la stampa 3D: Blender non è un programma CAD e ha la vocazione a produrre immagini che assomigliano alla realtà, non dei modelli applicabili nella realtà!

Tuttavia, è probabile che molte cose nel lavoro di Suzan Spencer potranno servire al progetto Valentina, e che le capacità di simulazione offerte dai software liberi come Blender apriranno delle porte molto interessanti. Il futuro è perciò incoraggiante.

Moda, copyright, pubblico dominio e cultura libera

Framasoft aveva anche tradotto un interessantissima conferenza TED di Johanna Blakley sulla moda e sul diritto d’autore: Lessons from fashion’s free culture.

La conferenza risale già al 2010 ! Abbiamo imparato che negli Stati Uniti il copyright ha ben poca presa sulla moda. In effetti l’abbigliamento è considerato troppo utile per poter essere protetto.

Johanna Bakley arriva perfino ad affermare:

L’unica cosa che non può essere copiata è l’etichetta della marca commerciale attaccata all’abito.

Purtroppo, questo non è del tutto vero in Francia , dove non c’è distinzione tra opere di pubblica utilità e opere artistiche.

Johanna Blakley mostra come questa assenza di limiti non costituisca un freno allo sviluppo del settore della moda! Il copyright viene spesso invocato con il pretesto di proteggere l’industria e la creatività, la moda dimostra che possiamo farne a meno e che il settore funziona benissimo senza!

Un fine gastronomo potrebbe fare un parallelo con la cucina dove non si possono proteggere le ricette. Con una cucina sottoposta al copyright, la Francia non avrebbe avuto la stessa reputazione.

Ma possiamo generalizzare la constatazione del successo della moda e della cucina, in assenza di vincoli giuridici basati sul principio del copyright?

Il blog “Roman lubrique” dimostra che, al contrario, in un settore molto segnato dal diritto d’autore, quello dell’editoria, su Amazon si trovano più libri del 1880 che libri del 1980 e che questo delinea la “cultura perduta della generazione copyright.” Non è chiaro se il pubblico dominio sia un buon alleato commerciale, ma culturalmente, la sua assenza è un disastro.

Cartamodelli con licenza Creative Commons?

Allora, esistono dei cartamodelli liberi in Francia?

Una giovane azienda francese, 1083 borne in France vende jeans con i cartamodelli per farseli da soli, con licenza Creative Commons BY (Attribuzione). Il numero 1083 corrisponde alla distanza più lunga tra due città della Francia metropolitana: 1083 km tra Mentone e Porspoder . Pubblicando il suo cartamodello, l’azienda ha in mente l’idea di un kit a chilometro zero, i jeans da fare in casa propria!

cartamodello
Anteprima di un cartamodello 1083

 

Bibliobox: valorizzare i materiali di Pubblico Dominio in biblioteca

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Riprendo e traduco un recente post di Thomas Fourmeux pubblicato sul blog Biblio Numericus.

Le riflessioni dell’autore si basano sull’esperienza reale delle biblioteche di Aulnay-sous-Bois che da quasi due anni utilizzano le PirateBox/BiblioBox  come strumenti di mediazione digitale.

 

Due avvenimenti organizzati nel mese di luglio mi danno lo spunto per scrivere questo post: il PirateBoxCamp e il PublicDomainMonth.

Ho scritto a più riprese sulla Bibliobox sia su questo blog che sul sito BiblioBox.net.

Io sono convinto dei vantaggi che questo tipo di dispositivo di mediazione digitale offre a una biblioteca, ma ecco un altro post per chi ancora ne dubitasse.

Qual è il vantaggio di proporre agli utenti quello che già possono trovare su Internet?”

L’installazione di una BiblioBox da sola non basta. Ha bisogno di un importante lavoro di mediazione perché gli utenti delle biblioteche si impadroniscano delle risorse messe a loro disposizione. Ho avuto più volte occasione d’intervenire per presentare la BiblioBox e il suo utilizzo in biblioteca, spesso mi sono stati sottolineati i limiti di questo dispositivo, in particolare per quello che riguarda i contenuti. Gli utenti della biblioteca possono trovare su Internet i contenuti che gli vengono proposti. Si pone dunque il problema dei vantaggi di avere una BiblioBox in biblioteca. Capisco questa osservazione a cui si può rispondere in tre tempi. Da una parte questo ragionamento si applica anche ai beni fisici. Noi offriamo dei documenti che gli utenti del resto possono acquistare andando ad esempio in libreria o in qualsiasi negozio della grande distribuzione culturale. L’obiettivo della BiblioBox non è quello di proporre dei contenuti esclusivi, ma di valorizzare quelli che esistono! D’altra parte non è scontato che i nostri utenti conoscano l’esistenza di queste risorse. E anche se le conoscessero, non è detto che sappiano dove trovarle. Noi svolgiamo il nostro ruolo di facilitatori nell’accesso a queste risorse. Infine, per i bibliotecari si tratta di un mezzo per prendere posizione in quanto attori impegnati nella questione dei beni comuni della conoscenza.

La riuscita (o il fallimento) di questo progetto si basa su diversi fattori su cui noi non abbiamo sempre presa. Per esempio se si installa una BiblioBox in un territorio in cui le persone sono poco equipaggiate di apparecchi elettronici (smartphone, tablet o computer portatili) questo costituisce un freno per la riuscita del progetto. Al contrario, per esperienza, so che le modalità con cui le risorse vengono proposte influisce sulla capacità e sulla voglia di appropriarsene da parte degli utenti. In effetti è sconsigliato basarsi unicamente sulla quantità e proporre il maggior numero possibile di risorse. La quantità danneggia la leggibilità e la pertinenza delle opere scelte. Se proponiamo il pacchetto Bibebook di 1400 titoli (in francese) rischiamo di far scappare i nostri utenti. La selezione è la chiave del successo. Tanto più che l’interfaccia della BiblioBox non è ancora l’ideale anche se ci sono dei miglioramenti in corso. Qual è il valore aggiunto del bibliotecario nel proporre un pacchetto senza nessuna contestualizzazione? E’ come lasciar fare tutto il lavoro alla serendipità.

Contestualizzare e tematizzare

L’obiettivo è arrivare a contestualizzare e a tematizzare i contenuti che proponiamo attraverso la BiblioBox. Per fare questo abbiamo diverse possibilità. Non dobbiamo esitare nell’utilizzare l’attualità culturale locale, nazionale o internazionale. Il Ministère de la Culture et de la Communication realizza ogni anno un documento che elenca i maggiori eventi culturali ( Giornate europee del patrimonio, Centenario della prima guerra mondiale, festival della musica…). Occorre approfittare di queste occasioni che concentrano l’attenzione delle persone su una tematica specifica. Al di fuori della Primavera dei poeti, forse gli utenti non si sarebbero interessati alla poesia, ma questo evento culturale potrebbe essere l’occasione per fargli venire voglia di provare. Perciò si approfitta di questa attenzione per proporre agli utenti dei contenuti specifici. In questo modo vengono messe in evidenza le competenze di mediazione del bibliotecario e la sua capacità di mettere in relazione i contenuti e le persone.

Al di là dell’economia dell’attenzione, esistono altri metodi per contestualizzare le risorse della BiblioBox. Uno di questi è stato utilizzato da Feedbooks (una libreria digitale che presenta ebook in diverse lingue). L’equipe di Feedbook ha valorizzato i libri di Zola attraverso una mappa di Parigi che presenta i quartieri citati nelle sue opere.

Mappa di Parigi nelle opere di Zola

Visualizza la mappa Le Paris de Zola

Inoltre ha creato attraverso TimeMapper, uno strumento sviluppato dall’ Open Knowledge Foundation, una linea del tempo che presenta i principali avvenimenti del ciclo di romanzi dei Rougon-Macquart

Io trovo questi due strumenti piuttosto interessanti e affascinanti. Grazie a questa valorizzazione gli utenti avranno sicuramente più voglia di interessarsi ai Rougon-Macquart o a qualsiasi altra opera. In ogni caso è questa la scommessa che faccio. Si potrebbero utilizzare e inserire in una BiblioBox (o sul sito principale della biblioteca) al’interno di una selezione tematica. Per il momento c’è ancora un problema: bisogna riuscire a inserire una mappa con i marcatori in modalità offline. Ma per superare questo limite possiamo contare sulla comunità che si è sviluppata attorno alla PirateBox/BiblioBox.

E’ arrivata la PirateBox 1.0

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E dopo la LibraryBox 2.0 è arrivata anche la PirateBox 1.0. Non è arrivata da sola, ma accompagnata da un sito nuovo di zecca ( eh sì, in inglese) con tanto di forum  e di tutorial per le  versioni  per Android e per Raspberry Pi.

Ma la notizia migliore è che, insieme alla PirateBox 1.0, sono arrivati anche  i primi utenti italiani, grazie all’infaticabile Andreas Formiconi e ai partecipanti al suo  LOPTIS ( Laboratorio Online Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola), una delle esperienze più interessanti che ho trovato in rete negli ultimi anni.

Per festeggiare tutte queste novità, niente di meglio che la traduzione italiana di PirateBox 1.0 DIY: la guida per installare la PirateBox 1.0 su un router TP-Link.

Buon divertimento :)

PirateBox 1.0

Al centro nella foto Matthias Strubel, il principale sviluppatore della PirateBox.

 

Installazione PirateBox 1.0

Queste istruzioni sono per l’installazione di una PirateBox 1.0 su un router TP-Link  nuovo (MR3020, WR703N o MR3040) che è dotato del  firmware TP-Link. Nota: Se hai già installato   OpenWrt sul tuo router o se stai già usando una vecchia versione della PirateBox sul tuo router, passa alla sezione Aggiornamento PirateBox più sotto.

Se hai bisogno di aiuto, vai alla pagine PirateBox OpenWrt  e OpenWrt discussion board nel nostro PirateBox Forum.

Materiale necessario

1.  Router wireless (uno dei seguenti):

2.* Chiavetta USB  (formattata FAT32 con un’unica  partizione) La Kingston DT 16GB funziona bene (Amazon)

3. Cavo ethernet 

4. Computer con  porta ethernet

5. Batteria USB 5V (opzionale)

Auto-Installazione

Installare la PirateBox non è mai stato così facile grazie al box-installer.

1. Prima scarica sul tuo computer una copia di install_piratebox.zip e una copia di OpenWrt  personalizzata per MR3020, WR703N o MR3040 da qui: http://stable.openwrt.piratebox.de/auto (fai attenzione a scaricare il file “*squashfs-factory.bin” che corrisponde al tuo specifico dispositivo).

2. Estrai il file install_piratebox.zip e trascina la cartella “install” sulla tua chiavetta USB.

3. Ora TOGLI IN SICUREZZA la tua  chiavetta USB  dal tuo computer e inserisci  la  USB nel tuo  router OpenWrt .

4. Sposta il selettore (the toggle) switch che si trova  di fianco alla porta LAN/WAN del router sulla posizione 3G mode.

5. Collega il router al tuo computer attraverso il cavo ethernet e accendi il router. Quando il  router si è avviato, apri il browser a questo indirizzo http://192.168.0.254 (http://192.168.1.1 per il WR703N) per accedere alla pagina admin del router.

6. Inserisci lo username e la password di  default (admin & admin).

7. Naviga fino a  System Tools > Firmware Upgrade e seleziona il firmware OpenWRT  che hai scaricato sul tuo computer nel primo passaggio ( vedi sopra).

Nota: Il testo del firmware del  WR703N  è in cinese. Per flashare OpenWrt dall’interfaccia web, seleziona l’ultima voce del menu sulla sinistra e poi la terza voce del sottomenu . Per maggiori informazioni vedi  questo post di Village Telco.

8. Dopo che l’aggiornamento è stato completato, il router si riavvierà. Nota: Dovresti aspettare  15-20 minuti  prima che l’installazione sia completata  (dipende dalla tua chiavetta USB,potrebbe impiegerci fino a 45 minuti – abbi pazienza!). Il tuo dispositivo si riavvierà un paio di volte durante l’installazione.

9. Quando l’installazione è completata, apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegati via telnet al dispositivo:

telnet 192.168.1.1

10. Usa il comando passwd per configurare la password del tuo login – questa operazione attiverà SSH:

passwd

11. Adesso sei pronto per attivare il Forum Kareha  e il  server UPnP . Per i dettagli, vedi le istruzioni di Post-Installazione più sotto.


Aggiornamento PirateBox

Se sul tuo router hai già installato una vecchia versione della PirateBox, queste istruzioni dovrebbero andar bene e funzionare in un lampo (letteralmente!).  Nota bene: le istruzioni qui sotto sono specifiche per i router TP-Link MR3020, WR703N e MR3040.

1. Prima scarica sul tuo computer una copia di install_piratebox.zip e una copia di OpenWrt  personalizzata per MR3020, WR703N o MR3040 da qui: http://stable.openwrt.piratebox.de/auto (fai attenzione a scaricare il file “*squashfs-factory.bin” che corrisponde al tuo specifico dispositivo).

2. Estrai il file install_piratebox.zip e trascina la cartella “install” sulla tua chiavetta USB.

3. Trascina il file “*squashfs-factory.bin”  chiavetta USB (non c’è bisogno di estrarre prima il file!).

4. Adesso TOGLI IN SICUREZZA la tua  chiavetta USB  dal tuo computer e inserisci  la  USB nel tuo  router OpenWrt .

5.  Sposta il selettore (the toggle) switch che si trova  di fianco alla porta LAN/WAN del router sulla posizione 3G mode.

6. Collega il router al tuo computer attraverso il cavo ethernet e accendi il router. Quando il  router si è avviato apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegati via ssh:

ssh root@192.168.1.1

Nota: Se non hai ancora configurarato la password, usa il comando telnet invece di quello  ssh:

telnet 192.168.1.1

7. Naviga fino alla cartella  /mnt/usb :

cd /mnt/usb

8. Installa   la versione personalizzata di OpenWrt e la PirateBox 1.0 con il comando:

mtd write -r openwrt<TAB> firmware

Nota: Usa il tuo tasto “tab” alla fine di “openwrt” per autocompletare il nome del file del firmware.

9. Dopo che l’aggiornamento è stato completato, il router si riavvierà. Nota: Dovresti aspettare  15-20 minuti  prima che l’installazione sia completata  (dipende dalla tua chiavetta USB,potrebbe impiegerci fino a 45 minuti – abbi pazienza!). Il tuo dispositivo si riavvierà un paio di volte durante l’installazione.

10. Quando l’installazione è completata,collegati via telnet al dispositivo:

telnet 192.168.1.1

11. Usa il comando passwd per configurare la password del tuo login – questa operazione attiverà SSH:

passwd

12. Adesso sei pronto per attivare il Forum Kareha  e il  server UPnP . Per i dettagli, vedi le istruzioni di Post-Installazione più sotto.


Post-Installazione

Quando hai installato o aggiornato la PirateBox 1.0, segui questi passaggi conclusivi per attivare il Forum Kareha  econfigurare e far partireil media server UPnP.

1. Accendi la PirateBox e collegati alla rete  “PirateBox: Share freely” . apri una finestra del terminale  (per OS X, vai ad Applicazioni > Utilità > Terminale; per Windows, installa e apri PuTTY) e collegativia ssh alla tua PirateBox:

ssh root@192.168.1.1

2. Attiva il Forum Kareha utilizzando l’editor di testo vi  (vi elenco comandi) per cambiare lo  username e la password (ADMIN_PASS e SECRET) dell’admin. Non dimenticare di rimuovere, se c’è, il simbolo  #  all’inizio di entrambe le righe:

vi /opt/piratebox/www/board/config.pl

3. Attiva una volta la “timesave functionality”:

/etc/init.d/piratebox timesave

4. Vai col  browser a questo indirizzo http://piratebox.lan/board/kareha.pl per la prima inizializzazione.

5. Attiva il Media Server  UPnP  sovrascrivendo il  file di configurazione (minidlna):

cp /opt/piratebox/src/openwrt.example.minidlna /mnt/ext/etc/config/minidlna

Nota: Se vuoi, puoi modificare il file  di  configurazione  (cambia il nome visualizzato ecc.) con il comando:

vi /etc/config/minidlna

6. Per concludere, fai partire  il Media Server  UPnP con il comando:

/etc/init.d/minidlna start

7. La tua PirateBox 1.0 dovrebbe essere pronta all’uso! Per maggiori informazioni e per aiuto, ricordati di andarea alle pagine PirateBox OpenWrt  e OpenWrt discussion board sul nostro PirateBox Forum .

Metti un catalogo di ebook nella tua Piratebox

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Devo ringraziare Thomas Fourmeaux che ha pubblicato sul blog Biblio Numericus un altro interessante articolo su come inserire un catalogo di ebook nella nostra PirateBox. Qui sotto trovate la traduzione.

calibre2opdsErano mesi che volevo inserire un catalogo nella PirateBox.  Avevo visto questa funzione nella PirateBox dell’amico @ruralsmart.
A furia di cercare, si finisce per trovare! Vi propongo un piccolo tutorial che spero possa rendervi più facile la vita !

Il grande vantaggio di inserire un catalogo nella PirateBox sta nel rendere più facile la ricerca dei libri, ma soprattutto di renderla esteticamente più gradevole.  Si può sempre dire che il lungo elenco di file presenti nella PirateBox favorisca la serendipità , ma in ogni caso è ancora abbastanza brutto …

Ma passiamo alle cose serie

Prima di tutto, cominciamo a scaricare Calibre e Calibre2opds. Una volta installati entrambi i programmi, apriamo Calibre . La prima cosa da fare è creare una biblioteca di libri digitali che alimenterà la chiavetta usb della PirateBox.

opds1

Dopo aver cliccato su Cambia/crea biblioteca , compare una nuova finestra. Scegli la cartella che costituirà la tua biblioteca digitale PirateBox.  Hai tre opzioni, seleziona “Crea una biblioteca vuota alla nuova posizione “.

opds2

Ora dovrai solo importare i tuoi  ebook nella biblioteca digitale:

opds3

E otterrai questo:

opds4

La biblioteca digitale è stata creata. È stato facile, vero? Possiamo cominciare a divertirci. Prima di procedere alla fase calibre2opds , assicurati che i metadati dei tuoi libri siano i più completi possibile. In effetti, più l’indicizzazione è precisa, più sarà facile per gli utenti accedere ai libri attraverso la loro ricerca. Se incontri delle difficoltà per i metadati , esistono dei tutorial sul web.

Calibre2opds

Promemoria: devi aver scaricato e installato calibre2opds Per avviare il programma  non cercare un file .exe. Non c’è, devi lanciare il file ” Rungi “. Calibre2opds si apre ed è pronto a costruire il tuo catalogo. Ma attenzione! Devi selezionare il tipo giusto di pubblicazione! Il programma offre 3 modalità di pubblicazione che a mio parere non sono particolarmente facili da distinguere. Hai tre icone: Calibre, una sorta di scatola nera e un ereader (un Nook ).  Queste tre icone sono cliccabili, clicca sulla scatola nera , che si trova nel mezzo . Questa scelta è molto importante perché è questo tipo di pubblicazione che ci permetterà di generare e utilizzare il catalogo sulla PirateBox.  (Questa è la scoperta che ho fatto ieri e che ha cambiato la mia vita, spero che sarà lo stesso anche per te!).

opds6

Poi dovrai indicare a calibre2opds dove andare a cercare la tua biblioteca digitale. Si tratta del campo “Cartella della banca dati”.

È inoltre necessario completare il campo “Cartella di destinazione ” . Questa è la cartella in cui il catalogo verrà generato con tutti i file ( ebook , copertine …) . È necessario selezionare la chiavetta USB.  Ma attenzione, è necessario creare una cartella dedicata sulla chiavetta,  altrimenti il programma cancellerà tutto ciò che vi si trova! Per capire meglio, guarda l’immagine qui sotto :

opds13

Una volta completato questo passaggio bisogna cliccare su “Opzioni di creazione del catalogo” . Ci sono alcuni settaggi da definire. Occorre assicurarsi che la casella “Non generare un catalogo HTML” sia deselezionata, altrimenti non si avrà il catalogo necessario per la PirateBox. Ci sono altre opzioni più o meno utili , ma non le ho ancora testate. Ogni cosa a suo tempo ;-)

opds7

Adesso sei pronto a creare il tuo catalogo. Clicca su “Genera i cataloghi”, viene visualizzata una nuova finestra con un messaggio inquietante . Niente panico, se hai creato la cartella sulla tua chiavetta usb, non c’è problema! Se questo non è il caso, hai sempre la possibilità di tornare indietro. Clicca su sì. Il catalogo ci mette più o meno tempo a crearsi a seconda della quantità di libri e al peso dei file che hai nella tua biblioteca digitale.

opds8

Bravo, il tuo catalogo è stato creato! Ancora uno sforzo, abbiamo quasi finito.

WinSCP

Che bello abbiamo il nostro catalogo sulla nostra chiavetta usb, ma ora dobbiamo implementarlo nella nostra CommonsBox ( non male il nome, vero? ). Per raggiungere questo obiettivo, useremo di nuovo WinSCP, lo avevamo già usato per personalizzare la PirateBox. Perché il tuo catalogo possa essere interrogato quando gli utenti si connettono alla PirateBox  deve essere messo nella cartella “Shared”. In questo modo avrai i tuoi ebook e il tuo catalogo come nell’immagine qui sotto :

opds9

Stiamo facendo progressi, ma non è ancora finita.  Allo stato attuale, l’utente non trova subito il catalogo. Ci sono diversi modi per portare l’utente al catalogo. Il modo più semplice è quello di richiamare la pagina del catalogo dalla home page della PirateBox. Per questo è necessario modificare il file index.html che si trova in /opt/PirateBox/www /

puoi aggiungere, per esempio, la riga seguente : ” <p> Per consultare <a href = ” /Shared /Ebook / _catalog / index.html ” > il catalogo degli ebook clicca qui < / a> < / p > ” .  Salva le modifiche al file e avrai il piacere di vedere questo :

Questo slideshow richiede JavaScript.

Adesso il tuo catalogo è inserito nella PirateBox e in più col responsive design! Naturalmente, è possibile modificare alcuni aspetti del catalogo, in base alle proprie esigenze/gusti. In teoria , un catalogo calibre2opds genera link per ogni ebook verso Wikipedia, Google, Amazon … Ma poiché la PirateBox è scollegata da internet, è inutile mantenere questa caratteristica.

Per finire, il mio modo di procedere forse non è il più ortodosso, sono consapevole dei miei limiti . Se qualcuno ha un metodo più appropriato , non esiti a condividerlo! Tuttavia, questo ha il vantaggio di permettermi di superare uno dei limiti che ho riscontrato nella PirateBox e di rispondere a un mio bisogno . C’è sicuramente un modo per integrare meglio il catalogo, ma lo vedremo in un secondo momento :)

Perché aprire dei fablab in biblioteca

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Un altro articolo tratto dal blog francese Biblio Numericus:  questa volta  Thomas Fourmeux ci parla di fablab in biblioteca.

Vista la situazione di gran parte delle biblioteche in Italia può sembrare un argomento di scarsa attualità, l’autore dell’articolo ci presenta alcune ragioni per cui vale la pena occuparsene.

La responsabilità della traduzione è come al solito mia; i link presenti nel testo rimandano tutti a pagine in francese e  in inglese.

fablab

CC BY NC SA di iMAL.org Flickr

La questione della biblioteca di domani viene spesso affrontata nelle giornate di studio o nell’ambito di eventi come BiblioRemix.
Se chiedersi come sarà la biblioteca di domani è ormai all’ordine del giorno, perché non interessarsi alla questione dei fablab in biblioteca?

Il fablab rappresenta una delle vie che le biblioteche possono imboccare. Certo, non tutte le biblioteche sono interessate ai laboratori di creazione digitale, ma una parte lo sono sicuramente! L’idea del fablab diventa più convincente se consideriamo la biblioteca come uno spazio di pratiche condivise. I fablab sono l’occasione di ripensare le biblioteche proponendo al pubblico nuovi spazi e nuovi servizi. Il regno delle collezioni a poco a poco lascia spazio all’utente e ai servizi che la biblioteca può offrire. Senza contare che l’utente è una figura dalle molteplici caratteristiche, dai gusti diversi e dalle attese differenziate.

Viene in biblioteca per leggere, lavorare, navigare in rete, ( preferibilmente non controllata), ascoltare musica, giocare con i videogiochi, partecipare a dei laboratori di robotica, migliorare la propria cultura appropriandosi dei documenti messi a disposizione (Copy Party), informarsi (periodici)…

E’ ormai necessario constatare che l’attività delle biblioteche non si fonda più unicamente sui libri. E ancora di più, il libro non è più l’unica forma di accesso al sapere. Si va in biblioteca per leggere in modi diversi. I differenti servizi offerti fanno ricorso a varie tecnologie più o meno recenti: i cd e la musica dematerializzata, i tablet, la robotica/informatica ecc…

Nessuno (o quasi) osa mettere in discussione queste attività che sono largamente accettate, a volte dopo lunghe ore di discussione.
Sono accettate perché le biblioteche devono essere in grado di accompagnare gli utenti verso queste tecnologie adattandosi all’evoluzione della società.

Consideriamo la biblioteca di domani come uno spazio condiviso dove si incontrano pratiche differenti. Una pratica non deve escludere l’altra, è l’incrociarsi delle pratiche che fa delle biblioteche un luogo aperto alla città, rispondente ai comportamenti culturali degli individui. Oltre alle attività sopra citate, perché le istituzioni di lettura pubblica non potrebbero accompagnare e favorire lo sviluppo dei fablab?

Le biblioteche devono essere all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e devono diffondere queste pratiche nella la società come hanno fatto con l’informatica:

Le biblioteche sono state all’avanguardia nell’utilizzo dell’informatica. L’introduzione dei computer nelle biblioteche ha permesso d’informatizzare il catalogo delle collezioni (negli anni settanta) e poi di proporne la consultazione diretta al pubblico

Possono diventare un luogo nevralgico della comunità accogliendo dei fablab. Il ventunesimo secolo è profondamente ancorato alla condivisione e allo scambio grazie allo sviluppo delle tecnologie di produzione e di diffusione dell’informazione. I fablab rendono possibile la condivisione del saper fare e l’autonomia degli utenti allo stesso modo delle biblioteche. Le biblioteche che accetteranno la scommessa dei laboratori di fabbricazione digitale potranno aprire i loro spazi a delle associazioni di maker che animeranno questi spazi in fasce orarie dedicate.

Infatti si vedono comparire delle comunità d’interesse attorno alla pratica di riparare e costruire oggetti che si organizzano soprattutto attraverso i Repair Café.

Visto che il prezzo degli spazi al metro quadro sale regolarmente, è talvolta difficile per delle associazioni ottenere dei locali. Di conseguenza potranno prendere in prestito gli spazi della biblioteca. L’appropriazione delle biblioteche da parte dei cittadini passa anche attraverso il mettere a disposizione i locali. Il tema dell’ultimo congresso dell’ABF ( associazione bibliotecari francesi) non era forse “ La biblioteca, fabbrica del cittadino?” Qui il termine “fabbrica” può intendersi in due modi.

I fablab in biblioteca, un’opportunità per coinvolgere un nuovo pubblico

  • Coinvolgere degli studenti degli istituti professionali: costruire dei parternariati con degli istituti professionali destinati in particolare a utilizzare delle macchine utensili (manutenzione di macchine industriali, fabbri-ferrai, sistemi elettronici digitali).
  • Rendere accessibili le tecnologie al maggior numero di persone.
  • Le missioni sono molto vicine: i fablab sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e spesso gratuiti. Le biblioteche sono dei luoghi aperti accessibili a tutti e sono per la maggior parte del tempo gratuite (per gratuite intendo il fatto di entrare nei locali per utilizzarne gli spazi). Infine le biblioteche devono permettere un accesso libero e gratuito all’informazione, alle idee e alle tecnologie.
  • I fablab permettono agli utenti di passare dalla condizione di consumatori a quella di produttori. Gli strumenti dei fablab favoriscono la creazione ( digitale e fisica) di oggetti o opere finora riservati all’industria.
  • Servire e aiutare le comunità di interesse (lettori, giocatori, maker ecc.) attraverso incontri, dibattiti, laboratori…

Le biblioteche non devono più essere considerate unicamente come uno spazio del libro. Ma come uno spazio di apprendimento in tutte le forme. I fablab in biblioteca sono ancora da costruire. Non aspettare che sia troppo tardi, pensiamoci da ora per preparare il loro sviluppo.
Ripensiamo le biblioteche e costruiamo con i cittadini la fabbrica dei saperi di domani!

10000 dvd di software libero nelle coop trentine

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copertina dvd WiildOs 4.0

La copertina del dvd di WildOs 4.0 distribuito dalle coop trentine

Buonissime notizie dal Trentino: la Federazione Trentina della Cooperazione in collaborazione con l’amministrazione provinciale distribuisce gratuitamente 10000 copie di un dvd che contiene WiildOs 4.0 un sistema operativo libero ( open source) e gratuito che oltre a permettere la gestione della Wiild, la lavagna digitale a basso costo che utilizza  il controller della Wii, offre una vasta gamma di software libero, in particolare programmi educativi rivolti soprattutto a studenti e insegnanti.

Wiildos viene sviluppato in modo cooperativo, il gruppo originario era formato dai trentini Massimo Bosetti, Pietro Pilloli e Matteo Ruffoni, attualmente lo sviluppo avviene in collaborazione con il LITSA  (laboratorio tecnologico a supporto dell’apprendimento) dell’università di Trento e con il supporto di circa 500 insegnanti riuniti nella mailing list Wii libera la lavagna.

Ma veniamo all’iniziativa delle coop trentine. Nel numero di settembre del loro notiziario, Cooperazione trentina, è pubblicato un  dossier sul software libero. La distribuzione delle copie di WiildOs  viene presentata come un’azione  inserita nel quadro di PASSO il Patto per lo  Sviluppo Sostenibile del Trentino “2020 e oltre” e come la concreta attuazione della legge provinciale 16 del 2012 che impegna la provincia all’utilizzo e alla promozione del software libero open source ( FLOSS ).

notiziario coop

Matteo Ruffoni mostra, giustamente soddisfatto, il notiziario coop con il buono per ritirare WiildOs 4.0

Nel notiziario troviamo anche un buono da ritagliare e da consegnare nei vari negozi delle coop trentineper ritirare gratuitamente la propria copia del dvd di  WiildOs, nel testo del buono viene menzionato esplicitamente l’uso del software libero a scuola.

Che le coop trentine si facciano promotrici della diffusione del software open source è davvero una gran notizia: è un esempio di buone pratiche da segnalare con forza alle grandi corazzate della cooperazione ( ad es. Coop Adriatica o Coop Lombardia) e da seguire. Se è vero che le dimensioni e il contesto economico-sociale sono diversi, è anche vero che valori come la sostenibilità e la condivisione delle conoscenze sono oggi parte integrante, almeno sulla carta, del patrimonio ideale di tutto il mondo cooperativo.

Da socio coop penso che questo primo successo dell’open source ci aiuterà a bussare a diverse porte, non tutte si apriranno, ma come si diceva una volta, non è che l’inizio…

Complimenti vivissimi e un grazie di cuore a tutto il gruppo di WiildOs per  l’impegno che ha messo nel raggiungere questo importante obiettivo.

Per tutti i non trentini che ancora non l’avessero fatto, WildOs 4.0 si può scaricare  tramite torrent o in download diretto da questa pagina:

http://wiildos.wikispaces.com/Scarica

.

PER SAPERNE DI PIU’ SU WIILDOS

http://wiildos.it/

http://wiildos.wikispaces.com/Pagina+iniziale

https://sites.google.com/site/wiilavagnadigitale/

E per finire, un volantino di presentazione di WiildOs

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